Elezioni

Sardegna, nel centrodestra sospetti sul voto disgiunto della Lega

Sull’isola Forza Italia riesce quasi a doppiare la Lega

Sardegna, Salvini: "Ogni tanto è utile che le opposizioni vincano qualcosa"

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La sconfitta in Sardegna alimenta nel centrodestra i timori di un effetto domino e fa salire immediatamente il livello di tensione in una coalizione che si trova di fronte alla prima battuta d’arresto da quando è arrivata al governo nel settembre 2022.

A risultati definitivi quando la vittoria della candidata di centrosinistra Alessandra Todde è certa si prova a tenere a freno sospetti e recriminazioni. Arriva così dopo la nota congiunta dei tre leader che vuole dare una lettura il più possibile positiva di una sconfitta: «Siamo rammaricati per il fatto che l’ottimo risultato delle liste della coalizione di centrodestra, che sfiorano il 50% dei voti, non si sia tramutato anche in una vittoria per il candidato presidente» scrivono Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini. «Da queste elezioni, dunque - sottolineano - non emergerebbe in Sardegna un calo di consenso per il centrodestra». In ogno caso si tratta di «una sconfitta sulla quale ragioneremo insieme per valutare i possibili errori commessi. Continueremo a lavorare imparando dalle nostre sconfitte come dalle nostre vittorie».

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Salvini: complicato quando si cambia un candidato in corsa

Paolo Truzzu è stato il candidato voluto da Giorgia Meloni a tutti i costi, ufficializzato poco più di un mese fa dopo un braccio di ferro con Matteo Salvini, che puntava alla conferma di Christian Solinas. «Quando cambi un candidato in corsa è più complicato. Vale anche per un sindaco. Ma non sarò mai quello che, quando le cose vanno bene, è merito mio e quando le cose vanno male è colpa degli altri» aveva detto poco prima il leader della Lega.

Truzzu è riuscito vincere nelle roccaforti del centrodestra (Olbia con la Gallura, Oristano ma anche Alghero) ma è pesantemente sconfitto nella sua città, Cagliari, dove è sindaco dal luglio del 2019. I leghisti su questo si mordono la lingua. Si sapeva che nella sua città non è amatissimo, ha ammesso qualche meloniano, ma la sua campagna elettorale è stata brevissima.

Da parte sua Forza Italia prende atto con soddisfazione di aver quasi doppiato la Lega nell’isola: 6,3% contro 3,7 secondo dati non definitivi (mancano ancora 19 sezioni da scrutinare), anche se fonti leghiste suggeriscono di sommare i voti della Lega a quelli del Partito sardo d’azione (oltre il 5,4%), nato come lista per sostenere Solinas. Non è assurdo pensare che ora il partito di Tajani tenti di capitalizzare al massimo la spaccatura fra FdI e Lega.

Nel centrodestra, dopo Fdi, il secondo partito sono i Riformatori Sardi, con il 7,1% (48.423 voti), che si piazzano proprio davanti a Forza Italia (6,3%, 43.171 voti), a Sardegna al Centro 20-Venti (5,5%, 37.513 voti) e al Psd’Az (5,4%, 36.997). La Lega che incassa solo il 3,7% dei voti alle regionali 2019 aveva preso l’11,8%. Il Carroccio viene superato anche da Alleanza Sardegna-Pli al 4,1% con quasi 28mila voti.

I sospetti sul voto disgiunto

Sin dalle prime analisi nel partito di Meloni si sono fatti largo i sospetti sull’effetto del voto disgiunto di chi ha lasciato il segno sul simbolo della Lega ma non su Truzzu: la somma dei consensi al candidato è di quasi quattro punti percentuali inferiore alla somma delle liste che lo sostenevano. In termini assoluti: 328.494 voti contro 333.873.

Guardando alle europee

Chiari sono però i timori per le prossime prove elettorali. Il 10 marzo in Abruzzo (dove cerca il bis il meloniano Marco Marsilio e dove i tre leader sono attesi il 5), e il 21-22 aprile in Basilicata, dove FI conta sulla conferma di Vito Bardi («Il candidato sarà lui, sono assolutamente convinto», dice Tajani) ma la partita non è del tutto chiusa. Ma soprattutto le Europee di giugno, un potenziale spartiacque.

La questione terzo mandato

Uno scenario su cui pesa il rischio di altre fibrillazioni nel centrodestra, a cominciare dal terzo mandato per i governatori, su cui la Lega insisterà nonostante il disaccordo degli alleati. «A me non risulta sia chiusa la questione del terzo mandato» ha detto il presidente del Veneto Luca Zaia. «Da quel che ho capito la norma sarà ripresentata in parlamento, il dibattito è aperto e lo è nella Lega ma anche nelle altre forze politiche da destra a sinistra».

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