Sarri, l’Europa League e ora la Juve: pensavo fosse il Che, invece era Richard Branson
di Francesco Prisco
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E adesso vi piace? Adesso che ha finalmente vinto qualcosa d’importante, regalato un pezzettino d’Europa a un’Italia a secco dal Triplete interista, ora che, come direbbe il poeta, vi ha stracciato con la fantasia? Maurizio Sarri, napoletano di Figline Valdarno, ha guidato il Chelsea alla vittoria della finale di Europa League con un sonoro 4-1 sull’Arsenal. Ritira di diritto una tessera del club dei vincenti, lui che fino all’altro ieri era presidente onorario dell’associazione belli e perdenti. Ricordate? «Lo spettacolo si fa al circo, conta il risultato», lo punzecchiò due anni fa Massimiliano Allegri.
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L’uomo del nuovo corso juventino
Chissà se sarebbe disposto a ripeterlo oggi, dopo il benservito pieno di commozione a coronamento del record di cinque scudetti consecutivi offertogli dalla Juventus di Andrea Agnelli. Che a quanto pare avrebbe scelto proprio Sarri per il nuovo corso juventino, per costruire un gioco intorno al genio di Cristiano Ronaldo e riportare a Torino una Champions League che manca dai tempi di Ravanelli. D’accordo, ci penseremo domani che dopo tutto, come direbbe signorina Rossella, è un altro giorno. Per ora il subcomandante Sarri, il self made man del pallone, quello degli endorsement politici al Maurizio Landini del referendum a Pomigliano, dei romanzi di John Fante e delle sigarette fumate di nascosto a bordo campo, si gode la notte di Baku. Che, per inciso, fu capitale sovietica gemellata con Napoli.
La dedica ai napoletani
Vuoi che, in una circostanza del genere, l’allenatore partito dalla seconda categoria non ricordi proprio la città in cui è nato e il popolo che l’ha idolatrato? Puntuale arriva allora la dedica ai «tifosi napoletani, perché non sono riuscito a dare loro questa soddisfazione. I napoletani sanno benissimo l’amore che provo per loro», ha aggiunto. «L’anno scorso ho scelto l’estero per non andare direttamente in un’altra squadra italiana. Il tifo è una cosa, la professione è un’altra». Parole tra le quali uno potrebbe leggerci un messaggio: preparatevi all’idea di vedermi sulla panchina dell’Allianz Stadium. Se ne facciano una ragione quanti, a Figline, hanno esposto lo striscione: «Comandante, non tradire il popolo: Napoli ti ama».
La rivoluzione in giacca e cravatta
Secondo messaggio tra le righe, per qualche altro, potrebbe stare nella mise giacca e cravatta che l’inventore del «Sarri-Ball» indossava nel pre-partita. Della serie: porto sempre la tuta perché la rivoluzione non è un pranzo di gala ma, se proprio c’è un pranzo di gala cui partecipare, posso passare pure dal sarto. Il Mister ha comunque ragione quando dice che il tifo è una cosa, la professione un’altra. Ma, proprio perché conosce bene la città nella quale suo padre faceva il gruista all’Ilva, si immaginerà altrettanto bene che un suo eventuale passaggio alla Juve verrebbe percepito ai piedi del Vesuvio come uno sgarbo secondo solo a quello del figlioccio Higuain.

