Scaccabarozzi (Farmindustria): «Le imprese del farmaco prime in ricerca e sostenibilità. Italia quarto esportatore di vaccino Covid»
Il presidente dell'Associazione delle imprese del farmaco parla anche delle sfide del caro energia e dei colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento. Ma, assicura, non ci saranno aumenti per il consumatore finale
di Alessandra Capozzi
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Le imprese italiane del farmaco sono all'avanguardia nella sostenibilità, con risultati importanti di efficienza, e nella ricerca. Tanto da aver portato il Paese ad essere il quarto Paese in Europa per l'esportazione del prodotto finito del vaccino Covid. Come annuncia Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, l'associazione delle imprese del farmaco a SustainEconomy.24, il report de Il Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School Dopo lo sforzo per mantenere la produzione negli anni della pandemia, le aziende del settore devono fronteggiare le sfide del caro energia e dei colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento. Ma, assicura il presidente, non ci saranno aumenti per il consumatore finale.
Il settore si sta confrontando ancora con l’emergenza Covid e la ripartenza post pandemia. Quali sono le prospettive?
«In questi due anni il settore ha fatto uno sforzo enorme non solo per mantenere adeguata la produzione per tutte le patologie ma anche per incrementare l'occupazione senza, peraltro, perdere di vista la sostenibilità ambientale ed energetica. Credo, quindi, che sia apparso sempre più chiaro il valore della presenza dell'industria farmaceutica non solo per la tutela della salute ma anche come fattore di sviluppo economico. Siamo tra i primi Paesi produttori in Europa, insieme alla Francia e alla Germania che ci hanno raggiunto, con un valore totale della produzione pari a 34,4 miliardi, e di questi esportiamo l'80%. Ovviamente ci siamo dovuti riorganizzare in modo differente, perché, oltre a fare ricerca e produrre vaccini contro il Covid, dovevamo preoccuparci anche di assicurare i farmaci per le altre patologie. Tutto questo ha comportato un rallentamento della crescita che il settore aveva registrato negli anni precedenti perché ovviamente, il Covid ha fatto sì che ci fosse un minor ricorso alle terapie, un minor numero di screening e di interventi rimandati perché i pazienti non potevano o non volevano andare in ospedale. Oggi, poi, le imprese si trovano di fronte ad uno scenario complesso e difficile: i colli di bottiglia nelle catene di forniture e l'aumento dei costi dell'energia».
Quindi il caro prezzi pone nuove sfide al settore?


