Scampìa cerca il riscatto, ma la rigenerazione è incompiuta
Il piano di abbattimento delle Vele e di costruzione di nuovi alloggi parte nel ’97: 1.800 case assegnate, ora ne servono altre 450
di Vera Viola
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Le periferie tornano alla ribalta. La coincidenza della scoperta di gravi atti di delinquenza (lo stupro di gruppo ai danni delle cuginette di Caivano) con il taglio dei fondi del Pnrr per le periferie italiane proposto dal Governo italiano alla Ue (si veda l’articolo qui sotto) ; e l’altra coincidenza, quella delle proteste dei comitati di Scampia per la riqualificazione (il 14 settembre al Pantheon a Roma) che chiedono interventi celeri dello Stato, con le stese con i mitra nelle strade di Caivano contro il decreto del Governo, riaccendono i riflettori sulle aree degradate della città.
Il tema riguarda in modo particolare il Sud. Dove le aree povere e degradate, in cui la criminalità trova terreno fertile per tutti i suoi affari, sono più numerose. Periferia simbolo è quella di Scampia, a Napoli, tra le più note, con programmi di riqualificazione partiti da decenni ma rimasti incompleti. Per svariati motivi Scampia è luogo da osservare; è periferia degradata e centro di lotte sociali, è la municipalità in cui si è sviluppata una rete di associazioni che difendono i diritti dei cittadini, è il quartiere in cui un anno fa circa è arrivata l'Università Federico II con i corsi per le professioni sanitarie, ma la contaminazione non è ancora avvenuta.
La storia - Le vele di Scampia sono un complesso residenziale costruito tra il 1962 e il 1975. Sono solo uno dei grandi insediamenti dell’area: poco distante la 167 ospita oltre 2mila famiglie. Palazzoni creati nel nulla: intorno non c’erano negozi neanche di alimentari, nè scuole, nè occasioni di lavoro. Dopo il terremoto dell’80 la camorra si impadronisce di quei territori, mette le mani sui fondi per la ricoscruzione e il “Sistema” occupa tutti gli spazi lasciati vuoti dallo Stato. I ragazzi non vanno a scuola, le loro famiglie si dedicano a commercio senza averne la licenza. La droga dilaga: Scampia diventa una grande piazza di spaccio.
Arriva una prima risposta dello Stato quando nel ’97 viene demolita la prima Vela. Dei sette edifici ne cadono in frantumi alti tre nel 2000, 2003 e nel 2020; dei tre rimasti, due saranno demoliti mentre l’ultimo verrà riqualificato, la vela “Celeste”, testimonianza di un passato negativo che si spera di archiviare. Ma i lavori di riqualificazione dell’area liberata con l’ultima demolizione, attesi quest’estate, non sono partiti.
«Il Comune di Napoli ha dato priorità agli interventi di riqualificazione delle periferie – spiega l’assessore all’Urbanistica Laura Lieto – con un piano da 350 milioni in parti coperti dal Pnrr». Di cui 100 (compreso il Fondo complementare e fondo per le opere indifferibili) destinati a Scampia. Oggi però la quota Pnrr è incerta. «Da parte nostra acceleriamo. L’attuale incertezza suscita preoccupazione nei cittadini che da troppi anni attendono la casa». È in allarme infatti il Comitato Vele di Scampia che da anni si batte per la demolizione dei ghetti e la costruzione di nuovi alloggi. «Sono stati costruiti 1.800 alloggi e assegnati a legittimi aventi diritto. Restano da realizzare altre 450 case», sollecita Omero Benfenati, leader del movimento. È di poche settimane fa l'ultima protesta a Roma nel Pantheon. Protesta indirizzata al Governo Meloni e in particolare al ministro Fitto per i tagli proposti al Pnrr.



