Scoprire Venezia d’inverno passeggiando tra le fondamenta degli Ormesini
Giardini, mostre, palazzi storici, calli. Per Toto Bergamo Rossi, direttore dell’organizzazione che preserva il patrimonio artistico locale, questo è il momento per scoprire il volto migliore della città.
di Fabrizia Villa
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Venezia è un’ex bellissima donna, e come tutte le ex bellissime è una signora capricciosa che ha bisogno di attenzioni puntuali. Proprio per questo con Venetian Heritage, l’organizzazione no profit che dirigo dal 2010, non ci limitiamo solo al restauro, ma promuoviamo borse di studio, pubblicazioni e mostre e appoggiamo iniziative come quella contro le grandi navi e, più di recente, contro i bed & breakfast, consapevoli che ciò di cui ha bisogno questa vecchia signora è di essere gestita. Venezia è un museo che va valorizzato, magari ispirandosi alla concezione anglosassone di museo: non un luogo polveroso, ma inclusivo, dove è un piacere trascorrere l’intera giornata.
Sono nato e cresciuto qui e ricordo quando questa era una città stagionale, che apriva a maggio per svuotarsi a fine settembre. Quella pace ora la ritrovo d’inverno, soprattutto a gennaio, quando fa freddo, ma i tramonti sono strepitosi. Per ritagliarsi spazi di tranquillità consiglio una passeggiata verso la parte Nord di Cannaregio, tra le fondamenta degli Ormesini, della Misericordia, della Sensa, con quei palazzetti minori, ma bellissimi, e chiese meravigliose come la Madonna dell’Orto, tutta un Tintoretto, o Sant’Alvise, spesso deserta malgrado vi siano conservati tre Tiepolo.
Io da tempo vivo a Santa Croce, dove ho da poco lasciato il mio appartamento di Palazzo Gradenigo per dedicarmi alla ristrutturazione di una nuova casa, nella stessa fondamenta. Anche qui c’è un giardino che non vedo l’ora di risistemare, soprattutto dopo aver ripassato i più interessanti spazi verdi veneziani per il libro sui giardini che ho curato di recente. Tra i tanti, mi ha particolarmente colpito l’intervento di recupero e progettazione paesaggistica del Giardino delle Vergini in fondo all’Arsenale, fino al Duemila in concessione alla Marina Militare, che la Biennale di Venezia ha affidato al paesaggista olandese Piet Oudolf. Mi piace proprio perché è poco veneziano. Consiglio anche il piccolissimo giardino delle sculture ai Giardini della Biennale, progettato da un Carlo Scarpa che guarda al Giappone.
In questo periodo amo portare i miei ospiti al cantiere della Ca’ d’Oro: aperto due anni fa, si chiuderà fra un altro paio d’anni. Si possono vedere tutte le tipologie di restauro, un lavoro incredibile da 9 milioni di euro. Sono un appassionato di scultura e qui c’è quello che per me è un capolavoro, il Doppio Ritratto di Tullio Lombardo.
Seconda tappa non può che essere Palazzo Grimani, di cui dal 2019 curiamo la valorizzazione e la promozione. Dopo quattro secoli, abbiamo riportato qui la collezione di sculture classiche, e i progetti proseguono: è diventato un modello virtuoso di utilizzo di uno spazio museale. Da poco è stata inaugurata A Cabinet of Wonders, mostra della George Loudon Collection a cura del mio amico Thierry Morel (fino al 11/5). È una grande soddisfazione il successo del Grimani, come la ricomposizione integrale del soffitto ligneo dipinto da Vasari per Palazzo Corner Spinelli che dallo scorso agosto si può ammirare in una sala dedicata alle Gallerie dell’Accademia.








