«Scuole-atenei per formazione hi-tech e subito il Passante»
Per il Presidente di Confindustria Emilia Romagna cruciale il ruolo delle competenze
di Ilaria Vesentini
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Il Patto per il lavoro e per il clima, firmato un mese fa, è l’impegnativa cornice dentro cui gli animal spirits della via Emilia sono pronti a ripartire, complici sia la struttura manifatturiera a filiera specializzata in nicchie, che rende le imprese più flessibili e reattive, sia il record nazionale di internazionalizzazione. Eppure non basta per prevedere un 2021 di riscossa. «Sono ottimista sulla capacità di ripresa produttiva del territorio, già ora intravedo i segnali di un recupero a V (+5% la stima di crescita per il 2021 dopo il -9% del 2020, ndr), ma se anche le istituzioni non faranno la loro parte rischiamo che i segnali non si traducano in crescita reale e benessere condiviso» afferma Pietro Ferrari, presidente di Confindustria Emilia-Romagna, che dà voce a 6.500 industrie per 350mila dipendenti.
Le priorità su cui il presidente torna a sollecitare l’impegno pubblico non sono nuove: coesione tra sistema scolastico e universitario per accelerare la formazione di competenze al passo con la rivoluzione tecnologica in atto nelle imprese e investimenti in infrastrutture per alimentare l’economia interna e l’attrattività dell’ecosistema regionale, a partire dal sistema logistico sempre più cruciale per accompagnare in modo sostenibile l’era dello sviluppo “glocal”. «Attenzione, però, alla parola “sostenibilità” - avverte Ferrari - perché non esiste tema ambientale o climatico se non c’è lavoro, non c’è spazio per discutere di ecologia se non c’è equivalenza con l’occupazione e noi rischiamo che il prossimo autunno, finito il blocco dei licenziamenti e risolta l’emergenza sanitaria grazie alla campagna vaccinale, scoppi in tutta la sua portata il problema dei posti di lavoro persi», in una regione che pre-Covid sfiorava la piena occupazione e ora tornerà vicino al 7% di quota di disoccupati.
Il presidente dosa fiducia e preoccupazione. Fiducia nella forza della via Emilia di riportare le fabbriche a pieno regime già nei primi mesi del 2021, anche se fino ad aprile ci aspetta un periodo ancora complicato nella gestione del Covid, e nella capacità di tornare a trainare il Paese, grazie a nicchie come meccanica e packaging in cui le industrie emiliane sono leader mondiali. Preoccupazione per i campanilismi e che impediscono le riforme «della scuola, del fisco, della sanità, della giustizia, della Pa, di cui da decenni si sente la mancanza. La pandemia finirà e se non cominciamo subito a costruire il nostro futuro, ci ritroveremo ancora una volta a guardare le nostre debolezze, con il senso di un’irripetibile occasione persa e un Paese più povero e più indebitato», rimarca il presidente.
Il Patto per il lavoro e per il clima, firmato da Confindustria Emilia-Romagna con tutte le forze sociali della regione è proprio il tentativo di rispondere in modo compatto e corale alla sfida di costruire una società più prospera, giusta e sostenibile. «Ma non sarà facile per un’industria come la nostra – fa notare Ferrari – che a parte la ceramica non è particolarmente energivora o inquinante, raggiungere il traguardo ambizioso del 2035 con il 100% dell’energia da fonti pulite e rinnovabili. E lo spostamento della politica regionale verso temi ambientali e di sinistra non deve distogliere l’attenzione da questioni che da vent’anni definiamo indifferibili e resteranno tali anche se si viaggerà su mezzi elettrici: mi riferiscono alle infrastrutture. L’Emilia-Romagna che ci piaccia o no è il crocevia logistico d’Europa e il nodo di Bologna si chiama nodo non a caso: il Passante non è un’opera su cui si può continuare a discutere altri vent’anni».
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