Scenari globali

Se l’America tassa con i dazi, l’Europa tassi l’economia digitale

(Adobe Stock)

3' min read

3' min read

La storia ci insegna che i dazi possono avere tante ragioni. Da ultimo, dal lato dell’America una ragione per i dazi sarebbe quella di contrastare la perdita di competitività del mercato interno, perdita causata dalla globalizzazione come si è sviluppata a danno della manifattura industriale americana.

La posizione americana si basa sul rilievo, non infondato, secondo cui l’Iva all’importazione è un dazio (in effetti nel codice doganale europeo l’Iva è classificata come voce doganale!). E’ in questi termini che emerge lo squilibrio: in Europa l’Iva all’importazione è in media pari al 21%, diversamente gli Stati americani applicano prelievi più o meno pari all’8%. Dal punto di vista americano si tratta di uno squilibrio che deve essere superato.

Loading...

Insomma, gli Stati Uniti farebbero bene a introdurre i dazi perché hanno imposte al consumo più basse rispetto alla media delle aliquote Iva dei Paesi europei.

Eppure l’Iva è un’imposta che trova applicazione in relazione a tutti i beni e servizi, indipendentemente dalla loro origine (europea o extraeuropea), e quindi non è discriminatoria in relazione al luogo di provenienza.

In più, vanno calcolati gli effetti indotti sui tassi di cambio e di interesse e non solo. Qualora per effetto dell’introduzione dei dazi intervenissero meno importazioni da parte degli Stati Uniti, la valuta americana si apprezzerebbe, con impatto immediato sui tassi di cambio, ma anche sui tassi di interesse.

Passando al punto di vista dell’Europa, l’argomento da considerare è quello dell’acquisto dei servizi digitali dagli Stati Uniti.

Infatti, ciò che i dati faticano a catturare è per l’appunto la magnitudine degli acquisti di questa tipologia di servizi; quelli ricevuti via e-mail, in download da internet, i servizi di trasmissione in streaming, il software, ma anche i servizi online di prenotazione di alberghi e case vacanza, in relazione ai quali è più articolato avere una casistica definita e numeri precisi.

In specie ci si dovrebbe domandare a quanto ammonterebbe il “surplus” commerciale europeo al netto degli acquisti di servizi digitali dagli Stati Uniti. E solo all’esito di un simile conteggio si dovrebbe verificare se la conclusione sia ancora quella di una situazione di disequilibrio del saldo commerciale.

In effetti il sistema dei dazi è pensato su un modello dell’economia degli scambi che risale a decenni addietro, che faceva perno sul passaggio delle merci in dogana.

Oggigiorno, tra le prime dieci imprese americane per fatturato figurano una piattaforma globale di e-commerce, un produttore di dispositivi elettronici e provider di software, e il leader mondiale dei servizi digitali con core business nella pubblicità on-line. E se si guarda alla capitalizzazione di mercato, la classifica è decisamente densa di operatori del digitale.

E’ la nuova economia, caratterizzata da una marcata componente di dematerializzazione.

Volendo compiere una digressione, per la mancanza di un common political consensus è in stallo l’ambizioso progetto dell’Ocse di stabilire regole sovranazionali per la tassazione dell’impresa digitale anche nei mercati in cui si collocano gli utilizzatori dei servizi (e a dire il vero questo accadeva già prima dell’insediamento dell’attuale amministrazione Usa). Con la conseguenza che simili operatori si muovono all’interno di una cornice di regole obsoleta, e che può non permettere la corretta ripartizione della fiscalità tra le diverse giurisdizioni attraversate dall’impresa digitale (che nella maggior parte dei casi ha la testa negli Stati Uniti).

Per concludere, se l’America tassa con i dazi la vecchia economia proveniente dall’Europa, chissà se l’Europa - piuttosto che reagire ai dazi - non introduca misure adeguate per la tassazione dell’economia digitale, evitando il proliferare delle poco efficaci iniziative unilaterali dei singoli Paesi.

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti