Traffico illecito

Seicento opere sequestrate sul mercato nero americano tornano in Italia

Sequestrate in musei, gallerie, case d’asta e privati, l’operazione possibile grazie alla collaborazione tra Comando Carabinieri TPC, diverse Procure della Repubblica, il New York District Attorney’s Office e l’Homeland Security Investigations

di Marilena Pirrelli

Foto di Emanuele Antonio Minerva © Ministero della Cultura

6' min read

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Seicento opere d’arte del valore di circa 60 milioni di euro sono tornate in Italia dagli Stati Uniti, presentate a Roma all’Istituto Centrale per il Restauro. Si tratta in prevalenza di opere di antiquariato, beni archivistici, numismatici e, soprattutto, archeologici del periodo che va dal IX secolo a.C. al II secolo d.C., oggetto di scavi clandestini nel centro-sud d’Italia e furti a danno di chiese, musei e privati rintracciati e sequestrati presso musei, gallerie, case d’asta e private collezioni americane. Un mercato evidentemente fino a poco tempo fa poco incline alla verifica della provenance dei beni culturali e ben disposto ad accogliere opere e oggetti d’antiquariato senza particolari verifiche. Le opere vanno dal grande calderone bronzeo di epoca orientalizzante decorato con teste di grifo alle lastre etrusche dipinte, dalla ceramica figurata di produzione ateniese ad oggetti preziosi, quali la corona in oro e le coppe cesellate in argento, la straordinaria statua in bronzo di principe ellenistico e il mosaico romano, di epoca imperiale, con Orfeo e gli animali. Un intreccio di passaggi spesso poi celava l’origine furtiva di questi beni e l’azione di ricettazione dei commerci illeciti partiti dall’Italia. L’allert su questi traffici è scattata grazie alle numerose indagini, avviate diversi anni fa, condotte dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale con diverse Procure della Repubblica nazionali, coadiuvate dal New York District Attorney’s Office e dall’Homeland Security Investigations statunitense.

Beni archeologici sequestrati negli Stati Uniti. Foto di Emanuele Antonio Minerva © Ministero della Cultura

La banca dati e le forze in campo

Per le attività di indagine il TPC si è avvalso della “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti”, che costituisce il più grande archivio al mondo di beni d’arte rubati, con informazioni su oltre 7 milioni di oggetti censiti, di cui 1.315.00 da recuperare. Oggi poi è anche attivo un innovativo strumento che sfrutta l’Intelligenza Artificiale, denominato “Stolen Works Of Art Detection System” (S.W.O.A.D.S.) che elabora la ricerca nel web e social networks, senza soluzione di continuità, di opere d’arte trafugate. E i risultati sono nell’ultimo rapporto sull’attività TPC s volta nel 2023 che rivela il recupero di 105.474 beni d’arte dal valore stimato di oltre 264 milioni di euro.

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Alla restituzione degli oggetti sequestrati al di là dell’oceano sono intervenuti il Sottosegretario alla Cultura, Gianmarco Mazzi; il Comandante dei Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale, Gen. D. Francesco Gargaro; il capo della Procura di Manhattan, Col. Matthew Bogdanos; il Comandante delle Unità Mobili e Specializzate dell’Arma dei Carabinieri, il Gen. C.A. Massimo Mennitti; l’Ambasciatore degli Stati Uniti a Roma, Jack Markell. Presenti, tra gli altri, il Direttore generale Musei del MiC, Massimo Osanna, e il Direttore generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del MiC, Luigi La Rocca.

Ora le opere saranno allestite temporaneamente presso l’Istituto Centrale per il Restauro a cura della Direzione generale Musei, insieme ai Carabinieri TPC. “Riportare in Italia questi beni permetterà anche di sanare tante ferite che si sono aperte negli anni nei territori dove sono stati trafugati, privando le comunità di pezzi importanti della loro identità” ha dichiarato il Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Il rientro in Italia di beni culturali di tale importanza – ha affermato il Sottosegretario alla Cultura, Gianmarco Mazzi - è una testimonianza concreta della forza della cooperazione internazionale con gli Stati Uniti d’America”. La Direzione generale Musei accompagnerà insieme alla Direzione generale archeologia, belle arti e paesaggio, il viaggio di queste opere straordinarie fino agli istituti museali che ne saranno la nuova casa. “L’importante recupero di arte antica dopo la consegna alla Direzione Generale Abap e al Ministero della Cultura saranno assegnate agli istituti museali dei luoghi di provenienza e restituiti alla fruizione pubblica” ha sottolineato Luigi La Rocca, Direttore generale Archeologia, belle arti e paesaggio.

Statua in bronzo di principe ellenistico. Foto di Emanuele Antonio Minerva © Ministero della Cultura

Il traffico clandestino

L’operazione “Symes”, grazie alla serrata attività in stretta sinergia dal Comando Carabinieri TPC e la Direzione generale ABAP, con il supporto giuridico dell’Avvocatura dello Stato fin dal 2007, ha consentito il recupero e il rimpatrio di una moltitudine di reperti archeologici provento di attività illecita di scavo clandestino. Il tesoro di circa 900 pezzi tra i quali sculture, gioielli, bronzetti, ceramiche a figure rosse e nere, riconducibile alla figura di Robin Symes, noto trafficante internazionale di reperti antichi, di cui una parte considerevole recuperata negli Stati Uniti grazie alla collaborazione con la Procura di New York. Nonostante la distruzione della documentazione commerciale relativa alla attività di commercio internazionale di materiale archeologico, le Autorità coinvolte hanno ricostruito la mappa del traffico clandestino del materiale scavato ed esportato dal territorio italiano.
“Dal 2001, gli Stati Uniti adempiono ad un accordo bilaterale con l’Italia per combattere il traffico di antichità, e insieme continuiamo a lavorare per proteggere, preservare e promuovere la cultura e le arti” ha dichiarato l’Ambasciatore americano Jack Markell.

I beni recuperati

• 600 reperti archeologici risultati essere provento di furto ai danni di enti statali italiani o di scavi illeciti, esportazioni clandestine e ricettazione. I beni sono stati localizzati negli Usa sia d’iniziativa del Comando TPC, ma anche a seguito d’indagini proprie, svolte dal District Attorney’s Office e dall’HSI, uffici che hanno poi sequestrato i reperti finiti in possesso di note istituzioni museali statunitensi, galleristi, collezionisti e intermediari del settore, nonché noti trafficanti internazionali. I beni, che si riferiscono all’arco temporale dal IX secolo a.C. al II secolo d.C., sono testimonianze storico-scientifiche riconducibili alle culture villanoviana, etrusca, magno-greca, sannita, apula e romano-imperiale, provenienti dalle regioni Lazio, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.
• Un tetradramma da Naxos in argento, IV secolo a.C., raffigurante gli dei del vino Dioniso sul dritto e Sileno sul rovescio, provento di scavi illeciti avvenuti prima del 2013 in Sicilia e successivamente esportato clandestinamente nel Regno Unito. Il bene è stato localizzato e sequestrato a New York nel 2023 dove si trovava in vendita a 500.000 dollari;
• Una moneta in argento, un contornato dell’imperatore Traiano, provento del furto avvenuto nel 1978 ai danni del Museo Archeologico Oliveriano di Pesaro. Individuata dal Comando TPC in una casa d’aste di Lancaster (Philadelphia, USA);
• Monete archeologiche in oro, riconducibili a varie zecche, provento del furto avvenuto il 3 luglio 2009 ai danni del Medagliere del Museo Archeologico Nazionale di Parma. Individuate in case d’asta di New York, Dallas, Los Angeles, Chicago e Puerto Rico, le monete sono state sequestrate dai rispettivi uffici HSI, per poi essere definitivamente restituite;
• Una corazza e due teste in bronzo risalenti al IV-III secolo a.C., localizzate dal District Attorney’s Office nella disponibilità di un noto gallerista di New York, quindi sequestrate poiché risultate essere provento di scavi clandestini avvenuti in Italia centro-meridionale;
• Un bronzetto umbro raffigurante un guerriero, trovato in un noto museo statunitense, provento del furto avvenuto nel 1962 ai danni di un museo italiano. Le evidenze fornite da questo Comando al New York District Attorney’s Office hanno permesso il recupero del bronzetto e di ulteriori 39 pregevoli reperti archeologici, risultati essere provento di scavi clandestini avvenuti negli anni ’90 nel sud Italia;
• Una scultura bronzea raffigurante un principe ellenistico a grandezza naturale, del I sec. a.C., provento di scavi clandestini avvenuti negli anni ’70 nel Sud Italia, localizzato nel New Jersey (Stati Uniti). L’opera è stata recuperata da Comando TPC unitamente ad altri 144 oggetti, grazie alla collaborazione del New York District Attorney’s Office e l’HSI;
• Un mosaico (pavimento musivo) raffigurante il mito di Orfeo che incanta gli animali selvaggi con il suono della lira, metà III - metà IV secolo d.C., localizzato dal District Attorney’s Office nella collezione privata di un noto collezionista di New York, risultato essere provento di scavi illeciti avvenuti in Sicilia prima del 1991;
• Centinaia di capolavori, di elevato valore economico, depredati dai “tombaroli” in tutta la penisola: vasi villanoviani, buccheri e lastre dipinte etruschi, anfore e crateri apuli, coppe in argento, teste in marmo e bronzo, interi corredi funerari sradicati dal loro originario contesto;
• Un dipinto olio su tela raffigurante “Madonna Assunta” attribuito al pittore Giuseppe Pappini e risalente al 1851, provento del furto avvenuto il 2 maggio 2002 nell’Abbazia Benedettina in provincia di Pordenone, che era nella disponibilità di un gallerista di Dallas, dove è stato sequestrato da HSI e restituito al Comando TPC;
• Una coppia di dipinti del Seicento, olio su tela di forma ovale, raffiguranti natura morta (fiori), asportati il 25 febbraio 1997 da un’abitazione privata di Cucciago (Como), localizzati in una nota casa d’aste di Los Angeles, sequestrati da HSI e poi restituiti al Comando TPC;
• Un dipinto olio su tela raffigurante “A mediterranean harbor scene” di 82 x 119 cm, attribuito all’artista olandese Hendrik Van Minderhout (1632-1696), provento del furto avvenuto nel 2004 in provincia di Salerno ai danni di un privato. Localizzato dal Comando TPC in una galleria di New Orleans;
• Una pergamena manoscritta nota come “Waldipertus Land Grant Document,” Benevento, Italia, 821, (Inventario Arca I 13);
• Una pergamena manoscritta nota come “Martinus Land Sale Document,” epoca 823, Benevento, Italia (Inventario Arca I 37);
• Materiale archivistico e bibliografico di epoca compresa tra il 1800 e il 1979, asportato nel 2004 dall’archivio storico in provincia di Pescara, poi individuato nella collezione di un gallerista di Binghamton (New York), sequestrato da HSI e restituito al Comando TPC.

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