Semine in ritardo per cereali e grano duro: a rischio la qualità
Dopo la raccolta 2023 fortemente ridimensionata rispetto alle attese iniziali (da 4,8 a 4,1 milioni di tonnellate) per l’anno prossimo stime pessimistiche e aumento previsto dell’ import
di Alessio Romeo
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A pochi giorni dalle celebrazioni della giornata mondiale della pasta con nuovi record di fatturato, l’autosufficienza degli approvvigionamenti di frumento duro alla base della sua produzione resta per l’Italia sempre più un miraggio. Crisi climatica e caro costi rischiano di ipotecare gli investimenti alla vigilia delle semine invernali, dopo una campagna 2023 fortemente ridimensionata rispetto alle attese iniziali per quantità (riviste al ribasso da 4,8 a 4,1 milioni di tonnellate) e qualità.
A guidare le intenzioni di semina sono sempre i prezzi: nonostante un livello ancora superiore alla media sono crollati del 30% dal picco raggiunto lo scorso anno al culmine di un’annata eccezionale, mentre i costi di produzione negli ultimi 12 mesi sono scesi solo del 3% secondo le rilevazioni Ismea.
In prospettiva, pesa sulle scelte di investimento degli agricoltori anche la confusione generata dalla nuova Politica agricola comune che impone, per ottenere il 100% dei premi Ue, il divieto della monosuccessione colturale a partire dal 2024. Con il paradosso (che in parte si sta già verificando) che molti produttori potrebbero rinunciare a una parte di aiuto.
I ribassi del grano duro
Nelle ultime settimane il grano duro ha scontato ribassi legati ai problemi qualitativi dell’ultimo raccolto (e agli arrivi dalla Turchia), ma le scorte ai minimi storici potrebbero contribuire a mantenere le quotazioni relativamente elevate rispetto a grano tenero e mais.
Intanto però le nuove semine sono in ritardo. Il grande caldo soprattutto al Sud, nelle aree storicamente più vocate, sta portando a uno slittamento di almeno 20 giorni rispetto ai tradizionali programmi degli agricoltori; al Nord, emerge un calo degli investimenti a favore del grano tenero. «Il problema – spiega Enzo Martinelli, presidente della sezione molini a grano duro di Italmopa, l’associazione dell’industria molitoria nazionale, titolare di un molino a San Nicola di Melfi e anche cerealicoltore – è che al Sud ci sono ancora 30 gradi, anche se le ultime piogge sono positive. Le semine potrebbero attestarsi sul livello dello scorso anno ma la qualità dipenderà dal clima: quest’anno abbiamo un grano italiano di qualità pessima; grazie al know how dei molini riusciamo a lavorarlo, e a sopperire con le scorte di ottima qualità dello scorso anno. Il differenziale elevato dei prezzi con gli altri cereali salverà le semine»

