Osservatorio Domina

Sempre più italiani e uomini, ecco come sta cambiando il lavoro domestico in Italia

Nel 2022 la spesa delle famiglie per il lavoro domestico ha incontrato per la prima volta un calo, dopo l’aumento progressivo registrato dal 2017

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I lavoratori domestici in Italia sono sempre più italiani e sempre più uomini. La tendenza emerge tra le righe del quinto rapporto annuale sul lavoro domestico, promosso dall’Osservatorio Domina, presentato presso la Sala Nassirya del Senato della Repubblica.

Se infatti è vero che a livello nazionale si registra una prevalenza di lavoratori domestici stranieri (69,5%) dall’altra parte - rileva l’indagine - cresce il trend dei lavoratori domestici italiani che raggiungono il 30,5% del totale. Tra le nazionalità straniere la componente più significativa è quella rappresentata dell’Est Europa pari al 35,4% dei lavoratori domestici totali. I lavoratori domestici asiatici rappresentano invece il 17% dei lavoratori a livello nazionale e superano il 20% nelle regioni in cui è forte la presenza di colf, come il Lazio (27,7%), Sicilia (24,7%), Campania (23,8%) e Lombardia (22,5%).

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Per quanto riguarda la cittadinanza, si registra una maggiore presenza italiana nei livelli più qualificati (D e DS), con oltre il 40%. Nei livelli con qualifica inferiore, invece, la presenza straniera supera il 75%, indipendentemente che si tratti di cura della casa o della persona. L’unica eccezione riguarda il livello C, in cui la presenza italiana raggiunge
il 36%.

Non solo: sebbene il lavoro domestico sia storicamente identificato con il genere femminile, nel 2022 sono stati registrati oltre 121 mila lavoratori domestici di genere maschile (13,6% dei lavoratori totali). In alcune regioni il fenomeno è maggiormente presente: in Sicilia il 23% dei lavoratori domestici è di genere maschile e in Campania la percentuale arriva al 17%.

Il settore rimane caratterizzato da un alto tasso di irregolarità (51,8%, contro una media nazionale dell’11,3% per tutti i settori), da cui si può stimare in circa 4 milioni di soggetti il numero complessivo di persone coinvolte, tra lavoratori e datori di lavoro.Tra le modalità di pagamento dello stipendio dei lavoratori domestici, le famiglie italiane continuano ad usare poco gli strumenti tracciabili: il 27% utilizza bonifici bancari e il 3% assegni o vaglia. La forma più comune rimane il pagamento in contanti (38%), mentre quasi un terzo delle famiglie non ha un metodo fisso (32%).

In calo i lavoratori regolari

Partiamo dai numeri. Nel 2022 i lavoratori domestici regolari in Italia sono poco meno di 900mila (894.299) con una riduzione rispetto al 2021 nell’ordine del -7,9% (-76.548 lavoratori). Un decremento, spiega l’Osservatorio Domina, che è la conseguenza dell’esaurimento degli effetti della “sanatoria”, la norma che ha consentito la regolarizzazione di molti lavoratori domestici stranieri, e che ha riportato gli assunti regolari ai livelli del 2016. A livello regionale il decremento dei lavoratori non è omogeneo: in Campania (-13,5%), in Basilicata (-13,3%), e Calabria (-13,1%) è stato più marcato, mentre in alcune regioni come la Sardegna è stato meno importante (-1,9%). Rispetto alla popolazione residente i lavoratori domestici sono maggiormente presenti in Sardegna, Lazio e Toscana e, considerando la distribuzione sul territorio, un terzo di tutti i lavoratori domestici si concentra in due sole regioni: Lombardia (19,5%) e Lazio (13,8%). Prendendo in esame anche la componente irregolare (stimata da INPS nell’ordine del 51,8% contro una media nazionale dell’11,3% per gli altri settori economici), il numero complessivo dei lavoratori domestici raggiunge gli 1,86 milioni.

Il lavoro domestico vale l’1% del Pil

Le famiglie italiane sono un fondamentale attore di welfare. Secondo Domina nel 2022 la spesa delle famiglie per il lavoro domestico ha incontrato per la prima volta un calo, dopo l’aumento progressivo registrato dal 2017. Nello specifico, considerando gli 1,86 milioni di lavoratori complessivi, la spesa delle famiglie raggiunge i 14,3 miliardi, di cui 7,7 per le badanti e 6,6 per le colf. Pur avendo una produttività piuttosto bassa rispetto ad altri settori economici, il lavoro domestico offre comunque un contributo positivo al prodotto interno lordo italiano, pari all’1%. A livello territoriale un quinto del pil del lavoro domestico italiano è prodotto in Lombardia (21,5%).

Senza la spesa delle famiglie , che garantisce la possibilità dell’assistenza a domicilio, lo Stato dovrebbe spendere circa 19,8 miliardi in più per la gestione in struttura di quasi 1 milione di anziani. Azzerando completamente l’indennità di accompagnamento, che oggi va a sostegno, dell’assistenza a domicilio, la spesa pubblica salirebbe a 33,3 miliardi.


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