La mobilitazione

«Senza le assegnazioni danni agli impianti e alle popolazioni alpine»

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di Filomena Greco

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La risorsa idrica resta un tema assai sensibile come ha dimostrato la mobilitazione per il referendum sull’acqua pubblica. E sulla questione delle gare per il rinnovo della concessione per l’idroelettrico è sceso in campo il Coordinamento per il grande Idroelettrico dell’arco Alpino e Appenninico che ha indirizzato una lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al presidente del Consiglio Giorgia Meloni e a mezzo Governo, oltre che all’Europa in difesa della liberalizzazione. Vedono nelle gare di rinnovo delle grandi concessioni idroelettriche scadute un’occasione irripetibile per «mettere a confronto progetti diversi e selezionare quelli migliori sia dal punto di vista dell’ecosostenibilità che da quello dell’incremento di produzione elettrica da fonte rinnovabile».

I meccanismi di gara secondo il comitato potrebbero aprire a diverse opzioni da inserire in gara: «Prevedere nei bandi di gara rigorose misure a favore della sicurezza degli ormai obsoleti impianti, le cui concessioni sono scadute - scrivono - o prevedere nei bandi di gara misure e vincoli a favore dell’ambiente, del paesaggio, dell’irrigazione, della laminazione delle piene, del servizio anti-siccitoso, della pesca e del turismo». Una delle opzioni auspicabili, aggiungono nella lettera, sarebbe quella di inserire nei bandi di gara «che i nuovi concessionari finanzino con risorse certe e significative misure di risanamento ambientale e compensazione territoriale a favore dei territori montani che ospitano gli impianti». O ancora, permettere alle comunità locali di partecipare alle concessioni secondo la formula della società mista pubblico-privato espressamente prevista dalla legge in caso di gara.

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L’ultimo esposto, in autunno, è stato promosso a fronte del rischio che venisse inserita, all’interno della legge di conversione del decreto legge 181 sulle disposizioni urgenti per la sicurezza energetica del Paese e la promozione del ricorso alle fonti rinnovabili di energia, una proroga delle concessioni in essere.

«La proroga delle concessioni idroelettriche - scrivono - è contraria al diritto nazionale e comunitario, dannosa per la sicurezza degli impianti, per l’ambiente, per la transizione ecologica e soprattutto gravemente lesiva degli interessi del territorio e delle comunità montane interessate dalla presenza degli impianti, che da sempre subiscono decisioni prese nell’interesse di grandi gruppi industriali senza alcuna voce in capitolo».

Di fronte all’argomento che lungaggini e ricorsi stanno bloccando gli investimenti, il Coordinamento si dice invece convinto che la proroga «non avrà alcun effetto positivo sull’ammodernamento e messa in sicurezza degli impianti perché genererà un contenzioso destinato a durare per anni a tutto vantaggio degli attuali concessionari che continueranno a far produrre le vecchie turbine lucrando la rendita idroelettrica».

«Le gare - spiega Ezio Roppolo, tra i firmatari del documento - vanno gestite facendo i bandi in difesa dei territori e non degli operatori. Inoltre in riferimento agli investimenti bloccati, in realtà le aziende hanno avuto 20-30 anni per di proroghe senza farli, perché si dovrebbe credere che li faranno in futuro?».

In particolare prorogare le concessioni sostiene il documento messo a punto dal Coordinamento, «impedirà un importante flusso di risorse verso le nostre provincie e comuni per misure di miglioramento ambientale e compensazione territoriale, come previsto dalla legge al momento delle gare di rinnovo». Il comitato ricorda infine i 40 anni di proroghe e aggiunge che «esse non hanno portato alcun risultato migliorativo della sicurezza e dell’ecosostenibilità né alcuna ricaduta economica e sociale a favore del territorio montano. Al contrario, hanno certamente portato grandi utili a quei concessionari che gestiscono impianti più che ammortizzati e che sistematicamente ricorrono contro ogni provvedimento». Da un lato dunque quelli che vengono considerati «privilegi dei concessionari uscenti», dall’altro l’interesse delle piccole comunità e dell’intero il territorio montano».

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