«Serve un accordo diplomatico con gli Usa per tutelare i dati europei»
Parla il giurista Innocenzo Genna, specializzato nella normativa europea del digitale
di Simona Rossitto
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Sicurezza dei dati e difesa della sovranità italiana ed europea: sono tra i problemi che si porranno nella discussione per la creazione di un polo strategico nazionale per il cloud. «Ci sono svariate esigenze che vanno studiate assieme, e serve, quindi, una mediazione. Da un lato – spiega a DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore e della Luiss Business School) Innocenzo Genna, giurista specializzato nella normativa europea del digitale – c'è l'esigenza della sicurezza, cioè di trovare provider che consentano ai dati strategici della pubblica amministrazione di essere sicuri da attacchi informatici o spionaggio». Dall'altro, serve «sicurezza non solo in termini di cybersecurity ma anche in termini giuridici».
Occorre fare i conti con la normativa Usa del Cloud Act e il Fisa 702
In particolare, bisogna fare i conti con il Cloud Act, una legge americana che consente ai tribunali statunitensi di avere accesso ai dati custoditi dai provider Usa anche fuori dal loro Paese, persino in server europei. C'è inoltre il Fisa 702, la normativa dell'intelligence americana che consente ai servizi di sicurezza Usa di accedere a dati stranieri senza nemmeno passare da un giudice.
«È evidente – aggiunge Genna – che il Governo italiano dovrebbe selezionare solo cloud provider chiaramente esenti da questi pericoli. La strategia cloud Italia, appena annunciata, menziona tutte queste criticità, ma non spiega ancora come risolverle. Si tratta di dettagli, ma sono importanti. Il Governo pone una forte enfasi sullo strumento della cifratura dei dati che, però, è pienamente efficace solo per le fasi di deposito, ma non di elaborazione che normalmente avviene in chiaro. È probabile che si sia ancora alla ricerca di una soluzione definitiva».
La Francia consente l'uso delle tecnologie Usa a patto che non si inneschi il Cloud Act
Il tema è rilevante, tanto che i francesi lo hanno già affrontato. Oltralpe, spiega Genna, non hanno «completamente escluso l'utilizzo di tecnologie straniere, ma sostengono che il cloud provider debba avere una casa madre europea, con server situati in Europa. Poste queste garanzie, non è escluso l'utilizzo delle tecnologie americane nella misura in cui non si inneschi il Cloud Act americano, mentre ancora non si capisce come i francesi pensino di contrastare il Fisa 702».
Il modello francese, «che sembra buono dal punto di vista teorico e come punto di partenza, dovrà però essere testato in pratica. Italia e Francia si parleranno sicuramente perché i rispettivi modelli appaiono simili». Tutto ruota attorno al rischio di interferenze Usa, ma non bisogna dimenticare che «la normativa americana è soggetta a una procedura simile alla nostra, i giudici americani sono indipendenti, hanno un sistema giudiziario separato dagli altri poteri, sono soggetti a norme di legge che conosciamo; è quindi un sistema, differente da altri come quello cinese, con cui possiamo dialogare ma del quale ancora non ci possiamo fidare.


