Tlc ed energia

«Serve un piano condiviso di switch off della rete in rame, la fibra fa risparmiare l’85% dei consumi di energia»

La posizione di Mario Rossetti, direttore generale e ad di Open Fiber. Nel 2022 triplicata la spesa per il funzionamento della rete

di Simona Rossitto

Mario Rossetti, ad di Open Fiber

4' min read

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Andare verso l’adozione di reti ad alta capacità (Vchn) e passare dal concetto di infrastrutturazione a quello di utilizzo delle reti, con un piano ordinato e condiviso di switch off della rete in rame che agevoli la piena adozione di connessioni Gigabit. L’adozione della fibra, peraltro, farebbe risparmiare l’85%, come rilevano da recenti studi, dei costi dell’energia rispetto alla rete in rame. E' la posizione di Mario Rossetti, direttore generale e ad di Open Fiber, intervistato da DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e di Digit’Ed, gruppo attivo nella formazione e nel digital learning) sul tema dei costi energetici per il settore delle telco. Numeri alla mano, nel corso degli anni Open Fiber ha registrato un naturale aumento delle sue bollette energetiche. A fine 2022 aveva connesso circa 13 milioni di unità immobiliare in Ftth (fibra fino alla casa), e speso circa 16 milioni di euro per l’acquisto di energia elettrica a fronte di una crescita di consumi del 35 per cento. Nonostante l’aumento dei consumi su anno sia stato pari a poco più del 30%, la crisi energetica e il conseguente aumento dei costi, Open Fiber ha triplicato la spesa che ha dovuto sostenere per il funzionamento della propria rete (nel 2021 la spesa in acquisto di energia elettrica era di circa 5,35 milioni euro). Per il 2023, con l’ulteriore sviluppo dell’infrastruttura, si prevede un'ulteriore crescita dei consumi pari a circa il 25% rispetto all’anno precedente (pari a circa 39 GWh), con una spesa in acquisto di energia elettrica che dovrebbe essere di circa 22 milioni di euro (ipotizzando che il trend dei costi dell’energia non subisca ulteriori variazioni non programmate).

L’uso della fibra invece del rame aiuta a risparmiare sui costi energetici, di quanto?

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Una delle caratteristiche più interessanti della fibra ottica è la sua natura di tecnologia sostenibile, sia da un punto di vista ambientale che energetico. Essa, infatti, produce minime quantità di CO2, e dato che gli elementi di rete sono “passivi” (non richiedono erogazione continua di energia elettrica) riduce al minimo i consumi energetici. Vari studi internazionali riportano riduzioni di consumo di energia di circa l’85% per le reti di accesso in fibra rispetto a quelle in rame. Considerato l’impatto dei processi di digitalizzazione - che corrono sulla fibra ottica – nella transizione energetica, l’utilizzo della fibra al posto del rame segnerebbe un passo in avanti anche nell’altra grande sfida dell’Unione Europea: la decarbonizzazione entro il 2050.

Quali sono gli altri elementi di sostenibilità della fibra e gli effetti, a livello di numeri, sul fronte della sostenibilità?

Oltre all’intrinseca sostenibilità ambientale della rete in fibra ottica (rafforzata anche dall’utilizzo di tecniche di posa a basso impatto ambientale, che vanno dal riutilizzo di infrastrutture esistenti fino all’implementazione di tecniche di scavo quali mini e micro trincea), l’infrastruttura di Open Fiber ha anche un valore di sostenibilità sociale: garantisce parità di condizioni nella fruizione di servizi digitali a tutti i cittadini, sia nelle città che nei piccoli comuni, favorisce il ripopolamento e aumenta l’attrattività dei nostri borghi, permette il lavoro da remoto e sostiene l’economia dei territori attraverso il miglioramento dei servizi turistici e l’ingaggio di imprese locali. La fibra ottica di Open Fiber punta a essere il sistema nervoso del Paese: una piattaforma neutrale che consente lo sviluppo di servizi digitali di ultima generazione, nelle nostre case e nelle nostre città, che stanno già evolvendo in smart city, ma non solo: autostrade, ponti, ferrovie, porti. Ogni processo che va digitalizzato ha bisogno di viaggiare su una rete in fibra ottica ultraveloce e performante. Smart working, telemedicina, monitoraggio del territorio, fiber sensing, Pa digitale, mobilità elettrica sono solo alcune delle immense possibilità offerte dalla connettività Gigabit, che sarà una realtà in tutta Italia entro il 2026 grazie al Piano Italia 1 Giga.

C he cosa chiedete al governo, anche in vista dei provvedimenti sulle tlc attesi prossimamente e che dovrebbero contenere interventi anche sul fronte dei costi dell’energia?

Il settore delle telco sta vivendo un delicato momento di transizione, in Italia ed in Europa. In queste fasi è molto importante contare, da parte del policy maker, su una visione di politica industriale che fornisca un quadro di riferimento chiaro e stabile. Con riferimento al decreto Tlc, mi sembra importante la direttrice verso l’adozione delle reti Vhcn, che sono sempre più diffuse ma ancora sottoutilizzate.Bisogna, quindi, passare dal concetto di infrastrutturazione a quello di utilizzo che è l’unico modo per garantire la digitalizzazione vera del Paese. Occorre, quindi, un piano ordinato e condiviso di switch off della rete in rame che agevoli la piena adozione di connessioni Gigabit. È anche decisivo uno sforzo di sistema per la realizzazione degli sfidanti obiettivi del Pnrr, per i quali auspico - ciascuno nei suoi ruoli e nelle sue responsabilità - il superamento di un approccio a volte troppo burocratico. Servono coraggio e visione.

Digit Economy 24 - 6 Luglio 2023

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