Aziende ed Istituzioni

«Servono regole più flessibili nel passaggio dal rame alla fibra, sulla rete fissa i vincoli impediscono le modifiche»

Il punto di Nicola Ussia, responsabile Real estate & energy del gruppo Tim

di Simona Rossitto

Nicola Ussia, responsabile Real Estate & Energy di Tim e ad di Telenergia.

4' min read

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(l Sole 24 Ore Radiocor) - Tim è «la seconda azienda energivora del Paese» e, in vista dei provvedimenti sulle tlc che dovrebbero arrivare a breve, l’azienda auspica l’inclusione tra le imprese energivore. E’ quanto spiega Nicola Ussia, responsabile Real estate & energy del gruppo Tim e amministratore delegato di Telenergia. L’azienda, spiega a DigitEconomy.24, report del Sole 24 Ore Radiocor e di Digit’ed (gruppo attivo nella formazione e nel digital learning) chiede, inoltre, «maggior flessibilità e politiche che accompagnino l’evoluzione tecnologica delle reti, sia fissa sia mobile».

A differenza della rete mobile, infatti, per la rete fissa, nel passaggio dal rame alla fibra, «Tim è sottoposta a vincoli da parte del regolatore che impediscono la modifica del servizio, anche nel caso in cui questo sia migliorato in termini assoluti. In sostanza, pur potendo offrire servizi più performanti ed efficienti, secondo la normativa attuale, dobbiamo mantenere attivi servizi obsoleti». Più flessibilità è richiesta da Tim anche per la normazione delle comunità energetiche: «poiché non è sempre possibile realizzare gli impianti nelle vicinanze dei luoghi dove questa energia verrà utilizzata, sarebbe opportuno poter immettere nella rete la produzione energetica in un punto e, in cambio, prelevare altrove l’equivalente quantità di energia».

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Quanto pesa la spesa energetica sul bilancio di Tim?

La spesa energetica è una delle principali voci di spesa: nell’ambito dei costi operativi, viene subito dopo quello per il personale. D’altra parte, siamo la seconda azienda energivora del Paese, con un consumo di 2,3 TWh: questo per noi significa anche avere consapevolezza del ruolo del gruppo nella transizione ecologica e nella tutela dell’ambiente e di conseguenza dell’impegno necessario per compiere questo percorso.

Che cosa chiedete al governo in vista dei provvedimenti sulle tlc che dovrebbero agire anche sul tema dei costi energetici?

Dal nostro punto di vista sarebbe importante mantenere ancora gli aiuti, sia in termini di credito d’imposta sia di riduzione degli oneri di sistema. Nello specifico per Tim e per le grandi aziende del comparto tlc auspichiamo l’inclusione fra le aziende energivore. Nonostante i nostri consumi, che sono legati all’alimentazione delle reti, fissa e mobile, dei data center e degli uffici, non siamo considerati tali, anche a causa di una estrema polverizzazione di punti di prelievo. La problematica del costo della bolletta riguarda anche i vostri competitor, occorre un intervento dell’Europa su questo tema? Le aziende europee di telecomunicazioni, specialmente quelle di dimensioni paragonabili a quelle di Tim, hanno problematiche del tutto analoghe, in massima parte legate alla crescita esponenziale e imprevista del costo dell’energia, dal momento che tutte dipendono dal prezzo del gas fissato in Olanda (TTF). Ovviamente ci sono differenze, legate sia alla copertura del fabbisogno di ciascuna azienda con acquisti a termine realizzati prima dell’aumento del prezzo del gas sia alle politiche di acquisto adottate durante la crisi. Per quanto riguarda Tim su entrambi i fronti le strategie adottate si sono dimostrate efficaci e, anche grazie agli aiuti governativi, l’impatto dell’aumento del prezzo è stato contenuto.

In questo contesto, come assicurare un futuro ecosostenibile per le infrastrutture di tlc?

Con maggior flessibilità e politiche che accompagnino l’evoluzione tecnologica delle reti, sia fissa che mobile. Abbiamo infatti necessità di soddisfare una crescente richiesta di trasmissione di dati e l’obbligo di mantenere attive tecnologie obsolete non ci consente di realizzare importanti livelli di efficienza. Mi spiego meglio: Tim ha potuto compensare la crescita sul 4G e 5G della rete mobile dismettendo tutta la tecnologia del 3G, con un risparmio di circa il 25% dei consumi del mobile. Una cosa analoga non può essere fatta sulla rete fissa, dove il livello di risparmio sarebbe ben più significativo, poiché Tim è sottoposta a vincoli da parte del regolatore che impediscono la modifica del servizio, anche nel caso in cui questo sia migliorato in termini assoluti. In sostanza, pur potendo offrire servizi più performanti ed efficienti, secondo la normativa attuale, dobbiamo mantenere attivi servizi obsoleti. Per il sistema Italia ciò determina una inefficienza incomprensibile.

Le nuove tecnologie aiutano a risparmiare sulla bolletta ? Quali effetti sul fronte della sostenibilità?

Dalla ricerca arrivano e arriveranno prodotti sempre più efficienti dal punto di vista energetico e il loro impiego avrà ricadute significative sui costi. D’altra parte, credo che il loro utilizzo debba essere affiancato da strategie mirate, come una maggiore flessibilità nella normativa relativa all’utilizzo dell’energia distribuita. Un esempio è quello delle comunità energetiche, nella cui normazione sarebbe auspicabile una maggior flessibilità. Poiché non è sempre possibile realizzare gli impianti nelle vicinanze dei luoghi dove questa energia verrà utilizzata, sarebbe opportuno poter immettere nella rete la produzione energetica in un punto e, in cambio, prelevare altrove l’equivalente quantità di energia. Questo approccio permetterebbe un utilizzo virtuoso della produzione delle rinnovabili e consentirebbe anche di ottimizzare, in un’ottica di condivisone, una potenziale capacità produttiva che attualmente rischia di non venir sfruttata.

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