Seveso, cantiere infinito Costi elevati e bonifiche rallentano le opere
Delle quattro vasche contenitive l’acqua solo Bresso è al traguardo. Ancora ritardi per i laminatoi di Lentate sul Seveso, Paderno Dugnano e Senago
di Sara Monaci
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Se ne parla dalla fine degli anni Novanta, ma il problema è sempre lì: la città di Milano dovrebbe avere 4 vasche di laminazione nella zona periferica del suo hinterland settentrionale, uno spazio a cavallo tra il capoluogo lombardo e altre amministrazioni locali: Senago, Paderno-Dugnano, Lentate sul Seveso e Bresso. Per 25 anni tuttavia non solo i Comuni non si sono trovati d’accordo, ma nel mezzo ci si sono messi anche i comitati cittadini che hanno contrastato i progetti.
Il paradosso quindi è che ad oggi le risorse finanziarie ci sono, ma ancora dovremo aspettare qualche anno prima di mettere la parola fine ai cantieri. Guardando i progetti, finanziati in parte dal Comune di Milano e in gran parte dalla Regione Lombardia, si dovrà aspettare la fine del 2024, a essere ottimisti. O del 2025, a essere realisti.
Il costo complessivo era di circa 100 milioni secondo una stima precedente al 2020. Le risorse erano state in parte messe a disposizione nel 2014 dal governo Renzi, con il programma “Italia Sicura”, poi smantellato. Adesso i costi sono praticamente raddoppiati, tra incremento dell’energia e quello delle materie prime.
L’antico problema del Seveso
Il problema del Seveso è antico. Il fiume nasce in provincia di Como nelle vicinanze del confine con il Canton Ticino, a circa 490 metri sul livello del mare, tocca vari centri abitati della Brianza e entra in Milano sfociando nel Naviglio della Martesana. È questo punto d’incontro tra i due corsi d’acqua l’origine di tutti i problemi per Milano: per via della conformazione della parte tombinata della città, se le piogge sono intense, dal Naviglio della Martesana l’acqua si dirige verso il centro e poi procede verso il punto a quota più bassa, sotto il quartiere Prato Centenaro, da dove comincia ad uscire per raggiungere Viale Suzzani e quindi Piazzale Istria. Queste sono le zone tipicamente allagate, ma in caso di grandi piogge l’acqua si estende al quartiere del Niguarda, e, più raramente, al quartiere Isola. Come è avvenuto già nel 2014 e nuovamente poche settimane fa, tra il 30 e il 31 ottobre.
Qualcosa si muove
La vasca di Bresso è quasi pronta: adesso siamo in fase di collaudo, a dicembre sarà operativa. Per ora l’unica opera in funzione è il canale scolmatore di Nord Ovest, che riesce a fermare in caso di forti piogge circa 40 metri cubi al secondo d’acqua, facendoli defluire altrove. Ma considerando i numeri è facile capire che non può essere sufficiente: la pioggia intensa a Milano ha una capacità di 140 metri cubi al secondo, il canale scolmatore ne ferma 40, il resto si riversa su Milano. Con la vasca di Bresso saremo in grado di fermarne una parte, non tutta. Potremo dire che la città sarà al sicuro quando tutte le vasche verranno realizzate.


