Shadow banking, il mercato ombra sale a 45 mila miliardi (+8%)
di Laura Serafini
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Se la regolazione bancaria e il rispetto dei requisiti patrimoniali, con la relativa richiesta di smaltire i crediti deteriorati, imbrigliano la crescita del sistema bancario, a livello globale continuano ad aumentare le dimensioni dello shadow banking. Questo sistema bancario ombra nel 2016 ha raggiunto la dimensione record di 45 mila miliardi di dollari con un incremento del 7,6 per cento (un tasso di crescita leggermente inferiore al 9% registrato tra il 2011 e il 2015). Lo spaccato emerge da rapporto annuale predisposto dal Financial stability board, che dagli anni della crisi partita con i mutui subprime ha cominciato a monitorare quell'immenso mondo che include «l’intermediazione del credito che coinvolge entità ed attività esterne al sistema bancario».
Il fenomeno del sistema bancario ombra attira sempre più l'attenzione in questa fase perché fa da corollario a una sempre maggiore preponderanza della finanza a livello globale rispetto all'economia reale. E perché conferma la progressiva disintermediazione del finanziamento dal sistema bancario verso altre realtà.
Non a caso quest'anno ci sono due novità che interessano il rapporto: l’inclusione tra i paesi (29 in tutto, compresa dal 2015 anche la Cina) che forniscono i dati per la costruzione dell'indagine anche del Lussemburgo, che ha contribuito all'aumento dei dati dello shadow banking per 3,2 mila miliardi, contribuendo a portare la soglia da 34 mila miliardi del 2015 a 45 mila del 2016, anno al quale si riferisce l'ultimo (il settimo) rapporto del Fsb. Altro aspetto interessante è il fatto che per la prima volta viene incluso nell'indagine anche il mondo del Fintech: l'attenzione delle autorità internazionali è legata ai rischi potenziali che la crescita della tecnologia applicata alla finanza può portare con sé in termini di facilità di contagio di una crisi al sistema bancario. Le dimensione del totale di degli asset non intermediati dal sistema bancario sale a 160 mila miliardi di dollari, contro i 137 mila miliardi riconducibili alle banche.
Attività finanziarie mondiali per 340 mila miliardi di dollari
Per valutare le dimensione del fenomeno che le autorità hanno deciso di tenere sotto controllo dopo la grande crisi sistemica (innescata, va ricordato, nel 2008 dal sistema bancario Usa) rileva evidenziare che l'entità degli asset finanziari globali (che includono dunque banche, banche centrali, fondi di investimento e fondi pensione, i cosiddetti Other financial intermediaries (Ofi) - ovvero fondi di investimento ed hedge funds) è giunta alla soglia monstre di 340 mila miliardi di dollari, con un’incidenza di queste attività sul Pil mondiale che passa dal 523 al 540 per cento.
Altro aspetto indicativo: i volumi delle attività delle masse riconducibili a questi fondi di investimento ed hedge ha raggiunto 99 mila miliardi di dollari, contro 137 mila miliardi di masse riconducibili al sistema bancario. La loro crescita è trainata soprattutto in paesi come Cina e Stati Uniti, mentre in Europa si registra un lieve declino. Nel Lussemburgo ha sede il 10% di questi intermediari finanziari alternativi alle banche: impressionante è l'incidenza della loro attività rispetto al Pil del piccolo Stato, pari al 246 per cento.

