Moneta Digitale

Si gioca la Yalta delle criptovalute: il futuro è la «moneta Starbucks»

Brunello Rosa (LSE): le grandi aziende si preparano a lanciare le proprie monete digitali, creando un nuovo sistema finanziario parallelo e sfidando le banche centrali

di Simone Filippetti

A bitcoin enthusiast poses for pictures during the kick-off of the Plan B Forum El Salvador, in San Salvador, El Salvador, January 30, 2025. REUTERS/Jose Cabezas

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Quando, nel 2009, il misterioso Satoshi Nakamoto, lo sconosciuto inventore (o inventori) del bitcoin, lanciò la prima criptovaluta il prezzo era di meno di un Cent, un centesimo di Dollaro. Praticamente niente. Dopo 15 anni il Bitcoin tocca 100mila Dollari di valore: nel frattempo molti si sono arricchiti a dismisura, altri si sono mangiati le mani per aver venduto troppo presto, e altri si sono bruciati per aver comprato al momento sbagliato.

Tra picchi di volatilità, una grossa dose di speculazione, e tante polemiche, l’entusiasmo per criptovalute è andato esplodendo: tutti ne parlano, bene o male. Tutti, però, sono fuori fuoco, avvisa l’economista toscano Brunello Rosa, professore della Lse (London School of Economics) di Londra e socio di Nouriel Roubini, il “Doctor Doom” dei mercati.

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La vera scossa sulla finanza e sull’assetto politico deve ancora arrivare: l’ottovolante delle cripotavlute visto finora, nonostante i brividi, sono solo i “preparativi”: siamo ancora alla scrittura delle regole della partita, partita che non è ancora iniziata. Ma quando partità sarà davvero un terremoto. Nel mentre, il braccio di ferro tra Usa e Cina, le due superpotenze forse destinate una guerra inevitabile, si sposta anche al mondo dell criptovalute, per imporre lo standard globale

E’ l’intrigante analisi del professor Rosa, che ha appena pubblicato, nel Regno Unito, un libro sulla geopolitica delle criptovalute, “Smart Money”, eletto dal Financial Times tra i libri del 2024. Alcuni dettagli, dove da sempre il Diavolo ama nascondersi, anticipano invece il futuro: la compagnia aerea British Airways, sul suo sito internet, ha da poco iniziato a chiamare i suoi “Avios”, i punti-premio, “loyalty currency”. E’ un segnale.

Professor Rosa, che succede nel mondo delle criptovalute? Grazie a Trump, il bitcoin è balzato a 100mila dollari. facendo felici molti....

Tutti si concentrano sull’epifenomeno, gli alti e bassi dei vari Bitcoin, Ethereum ecc, ma la vera partita si gioca altrove e a un livello molto più alto. Invece di critpovalute, parlerei di “beni digitali”, di digital asset: ce ne sono di tre tipi: le Cbdc, le valute elettroniche delle banche centrali, come l’Euro digitale o la Sterlina digitale, di cui si parla da tempo, che sono strumenti istituzionali e “politici”. Dall’altro lato, ci sono Bitcoin e compagnia varia: strumenti volatili e deregolati. In mezzo, ci sono le Stablecoin, moneta digitale ma con un sottostante a garanzia, una sorta di derivato. E’ in corso una guerra, sotterranea, su quale dovrà essere lo standard. Da quello dipenderà molto del potere politico del futuro

Le criptovalute sono la continuazione della politica sotto altra forma, per parafrasare Von Clausewitz?

In un certo senso. L’America spinge la Stablecoin perché è un modello di mercato, che parte dal basso: rispecchia la storia del paese, degli animal spirtis che galoppano e solo dopo sono regolati dallo Stato. La Cina, invece, vuole il modello Cbdc perchè è statale, calato dall’alto, anch’esso figlio della cultura del paese: dirigista e di controllo. Ora si lotta per imporre lo standar, ma non ci sarà un modello vincente in assoluto: sarà più una sorta di Guerra fredda, con una nuova Cortina di Ferro, virtuale. Il mondo va verso una ri-polarizzazione, e i modelli dei beni digitli seguiranno le sfere d’influenza, rimesse in piedi dalla Guerra in Ucraina

Si va verso una Yalta delle cripovalute? Una spartizione come quella dell’Europa nel 1945?

Gli Usa ovviamente vogliono imporre il loro modello nella anglosfera; la Cina farà lo stesso nelle sue zone di proiezione. Alla fine, però, la divisione sarà meno marcata perchè tutti useranno un po’anche dello standard altrui. Ma il salto, quello che scompaginerà tutto, non avverrà a livello di Stati sovrani

E dove?

A livello di grandi aziende, di multinazionali; al livello dei consumatori. Lì è la vera battaglia. Già oggi milioni di persone sono affiliate a programmi fedeltà, in giro per il mondo: dalle miglia aeree ai punti del supermercato. Lei immagini se questi “punti” diventassero moneta digitale

Insommma, la Carta fidaty di Esselunga in versione cripto?

Molto più dirompente che una banale fidelizzazione. Le grandi aziende che già oggi gestiscono milioni di clienti, tramite i programmo fedeltà, diventeranno banche. Prendiamo Starbucks: è in tutto il mondo, ha un prodotto commerciale di largo consumo. Potrà lanciare una sua “Starbucks Money” come raccolta punti, con cui pagare il Frappuccino, ma poi potrebbe iniziare a fare mini-credito: bevi quanto vuoi, paga a fine mese con la nostra moneta digitale. E poi ci sono le sinergie: Starbucks può fare accordi con Apple per far accettare la sua moneta digitale anche per comprare un iPhone; e così via. Le aziende creeranno, grazie alle monete digitali private, un ambiente chiuso da cui il consumatore non uscirà più perché trova tutto quello che gli serve lì dentro. A un certo punto, una persona potrebbe chiedere alla sua azienda che il suo stipendo gli venga pagato tutto in “Starbucks Money” e si “sgancerebbe” dal sistema finanziario tradizionale. Si apre un universo inimmaginabile.

Nell’universo, però, ci sono anche i buchi neri....

C’è il rischio di una grossa instabilità finanziaria globale. Si tornerà al sistema finanziario dell’800 dove circolavano le banconote delle banche private e la gente pagava con quelle: un sistema di transazioni e pagamenti fuori dalle regole e dai controlli. Non esistevano le banche centrali, che furono istituite dopo che quelle stesse banche andarono in fallimento e la gente si ritrovò in mano carta straccia. Il pendolo della Storia oscilla sempre.


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