Siccità e fitopatie rischiano di azzerare la produzione di castagne in Puglia

Colpite le zone più vocate: a nord, nel Gargano, nell’Appennino Dauno, ma anche nella Murgia Barese. L’allarme di Coldiretti: toccata quota -90%

di Vincenzo Rutigliano

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Siccità e fitopatia hanno quasi azzerato la produzione di castagne nelle aree pugliesi più vocate, quelle poste a nord della regione, nel Gargano, con boschi estesi quasi 700 ettari e concentrati soprattutto nell’area della Foresta Umbra, che va da Vico del Gargano a Monte Sant’Angelo a Vieste, oltre che in piccoli castagneti, anche secolari, situati nell’Appennino Dauno. La siccità ha colpito indistintamente anche le altre aree della regione, sia pure meno estese, dalla Murgia Barese, nella provincia di Bari, alla Valle d’Itria, con località come Alberobello, Locorotondo e Martina Franca, tutte destinazioni interessanti per la raccolta delle castagne.

La siccità - 6/7 mesi senza precipitazioni - ha decimato le produzioni nei castagneti fino al 90% - stima Coldiretti Puglia - rispetto a quelle degli anni precedenti con il risultato che sugli alberi ci sono pochissimi ricci, piccoli, ancora chiusi e se e quando si apriranno avranno dentro uno, due castagnette, “solo bucce- dice Carmine Calabrese, un coltivatore di Vico del Gargano, area particolarmente vocata, dove possiede un castagneto con 200 piante, alcune delle quali secolari.

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Nel Gargano sono centinaia gli ettari di boschi di castagno colpiti da siccità e virus, tutti posti nella Foresta Umbra da Vico a Monte Sant’Angelo a Vieste”. Così la tradizionale raccolta delle castagne ,chiamate di San Michele perchè pronte per il giorno della festa dell’Arcangelo, quest’anno è sfumata. Ed è così per tutti i castagneti presenti nelle aree più vocate del Parco nazionale del Gargano con la siccità che ha dunque compromesso lo sviluppo vegetativo delle piante e la formazione dei ricci, senza contare gli effetti ormai strutturali del cinipide galligeno del castagno, un insetto originario della Cina, che attacca già il fiore impedendogli di proseguire oltre nella vegetazione.

Dunque alte temperature e scarsità di acqua hanno sottoposto le piante a uno stress forte e prolungato, aggravando la situazione di castagneti già indeboliti dalle fitopatie, con il risultato che oggi la raccolta potrà contare solo pochi chili.Il crollo della produzione pugliese ovviamente avrà come effetto di aumentare la dipendenza dalle importazioni di prodotto estero, di cui però cercare di garantire, con controlli efficaci , origine e tracciabilità, per evitare che vengano presentate come castagne italiane e che a pagare il conto siano ancora una volta gli agricoltori.

“La castanicoltura pugliese - avverte Coldiretti - ha bisogno di interventi che guardino oltre l’emergenza della singola annata, perché senza una strategia di adattamento climatico e di tutela fitosanitaria il rischio è di perdere progressivamente un patrimonio agricolo e ambientale che appartiene alla storia dei territori”.

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