Siccità, la ricetta di Utilitalia: «Più invasi per stoccare l’acqua»
Il dg di Utilitalia Colarullo: gli investimenti stanno riducendo le perdite, ma bisogna puntare sul riutilizzo e sui bacini per immagazzinare l’acqua
di Fabio Carducci
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Una rete idrica colabrodo certo non aiuta in tempi di siccità: ma l’arma strutturale per dissetare campagne, aziende e città è la costruzione di invasi e di sistemi di accumulo dell’acqua. L’apparente paradosso è infatti che la siccità sta colpendo in modo particolare proprio i territori settentrionali in cui le perdite di acqua sono più basse, a partire da Piemonte e una parte della Lombardia. A farlo notare è Giordano Colarullo, direttore generale di Utilitalia, la Federazione delle imprese di acqua, ambiente ed energia. Che sottolinea: per affrontare l’impatto del cambiamento climatico la strategia deve partire dalle infrastrutture di stoccaggio e riuso dell’acqua.
La siccità che sta flagellando l’Italia in queste settimane appare sempre più un fenomeno con il quale dovremo fare i conti anche in avvenire. Come possiamo combatterla? Si torna a parlare del cronico problema di perdite che affligge la rete idrica italiana.
Dopo i precedenti del 2003 e del 2017 mi pare abbastanza indiscutibile che siamo di fronte a un fenomeno strutturale. Piovosità e nevosità fortemente ridotte, temperature elevate. E la risposta non può che essere coordinata, ampia e infrastrutturale. Una risposta corale e multisettoriale. Per quanto riguarda il nostro comparto, quello del servizio idrico integrato, si discute molto delle perdite di rete. Che secondo i dati Arera sono sempre intorno al 40%, ma che grazie agli investimenti, aumentati da 1 a 4 miliardi l’anno negli ultimi 10 anni, sono avviate su un percorso di netto miglioramento, anche con le risorse del Pnrr. Faccio notare, però, che la siccità sta colpendo in modo particolare proprio i territori, come il Nord Ovest, in cui le perdite sono più basse. Le perdite di rete sono uno spreco economico e di tempo che va affrontato, ma va ricordato che gran parte dell'acqua rientra in falda.
Che cosa possiamo fare allora?
Dobbiamo sfruttare una grande opportunità, che è quella del riuso delle acque depurate. Vengono prodotte 24 ore su 24, tutto l’anno. In tempi di siccità, come ora, queste acque servono ad alimentare fiumi come il Po, ma quando la stagione offre pioggia e neve, potremmo invece stoccarle, usando strutture esistenti o costruendone di nuove, per poi riutilizzarla. Come ripartire i costi di questo stoccaggio e trasporto deve deciderlo il policy maker, ma è una grande potenzialità.
Quanta acqua depurata produciamo e come potrebbe essere riutilizzata?
L’Italia ha deputatori di ottima qualità da cui fuoriescono circa 9 miliardi di metri cubi di acqua ogni anno, ma se ne riusano solo 233 milioni (circa il 2,5%, ndr). Mentre sarebbe acqua preziosa per l’agricoltura.
Il presupposto è quindi la realizzazione di invasi, cioè bacini artificiali per lo stoccaggio?
Sono la risposta infrastrutturale al futuro, per trattenere l’acqua prima della sua discesa al mare. Con il riscaldamento climatico, se ci sono eventi siccitosi poi si intensificano le piogge, di cui una percentuale elevata finisce al mare prima di venire trattenuta e di bagnare il terreno.

