Via libera al decreto sicurezza, arriva il codice di condotta per le Ong: sanzioni fino a 50mila euro. Slittano le norme contro baby gang e femminicidi
No ai soccorsi multipli: dopo ogni salvataggio le navi dovranno chiedere immediatamente l’assegnazione del porto di sbarco e raggiungerlo
di Manuela Perrone
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I punti chiave
- Il pacchetto sull’immigrazione
- Le attività di soccorso «conformi» al diritto internazionale
- Vietati i soccorsi multipli
- Sanzioni solo amministrative, fino alla confisca della nave
- Nuovi porti di sbarco per «diversificare»
- Stalking e violenza, si amplia la possibilità di ammonimento
- Baby gang, Daspo urbano anche per gli over 14
- Salvini: «Nel 2023 daremo le risposte che mancano»
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Una stretta per regolamentare l’attività delle Ong impegnate nella ricerca e nel soccorso dei migranti nel Mediterraneo. È stato approvato al Consiglio dei ministri di mercoledì 28 dicembre il primo decreto sicurezza del governo Meloni (annunciato al punto 6 del programma elettorale del centrodestra), il cui perimetro è stato oggetto di valutazione fino all’ultimo momento: certe le norme sull’immigrazione, mentre sono state rinviate a un successivo provvedimento quelle contro i femminicidi e la violenza contro le donne e contro il fenomeno criminale delle baby gang.
Il pacchetto sull’immigrazione
La bozza di decreto è stata oggetto nel pomeriggio del 27 dicembre di una riunione tra i tecnici di Palazzo Chigi e gli uffici legislativi di sei ministeri: Interno, Giustizia, Lavoro, Infrastrutture, Esteri e Difesa. L’esecutivo punta a varare alcune semplificazioni per le richieste d’asilo e il rilascio dei nulla osta al lavoro per chi entra in Italia attraverso il decreto flussi, ma soprattutto ad approvare un «codice di condotta» per regolare l’attività di soccorso in mare da parte delle Ong, come anticipato nelle scorse settimane dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e dalla stessa premier Giorgia Meloni.
Le attività di soccorso «conformi» al diritto internazionale
In particolare, nel decreto vengono indicate le condizioni in presenza delle quali le attività svolte dalle navi umanitarie saranno ritenute conformi alle convenzioni internazionali e alle norme nazionali: si tratta delle operazioni di soccorso immediatamente comunicate al centro di coordinamento competente per il soccorso marittimo e allo Stato di bandiera ed effettuate nel rispetto delle indicazioni della competente autorità per la ricerca e soccorso in mare.
Limitati i soccorsi multipli
I margini sono stretti. La nave che effettua in via sistematica attività di ricerca e soccorso in mare deve operare in conformità ad autorizzazioni o abilitazioni rilasciate dalle competenti autorità e deve possedere i requisiti di idoneità tecnico-nautica. Devono essere avviate tempestivamente iniziative per acquisire la manifestazione della volontà di richiedere la protezione internazionale. Appena effettuato il soccorso deve essere richiesta l'assegnazione del porto di sbarco, con l’obiettivo di arginare i soccorsi multipli e le navi ferme per giorni in area Sar. Il porto deve essere raggiunto senza ritardi.
Sanzioni solo amministrative, fino alla confisca della nave
Con il provvedimento si introduce un regime sanzionatorio esclusivamente di natura amministrativa, al posto del sistema vigente di natura penale: si prevedono sanzioni di carattere pecuniario fino a 50mila euro, una particolare ipotesi di fermo amministrativo della nave, nonché, nei casi più gravi, il sequestro e la confisca dell’imbarcazione.



