Sul territorio - Bergamo e Brescia

Siderurgia in frenata, bene la meccanica

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di Giovanna Mancini

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Il 2023 non è stato un anno facile per le imprese bresciane della metallurgia, le cui esportazioni hanno raggiunto nei primi nove mesi del 2023 un valore di 3,6 miliardi di euro (dati Confindustria Brescia), in calo del 21,2% rispetto allo stesso periodo del 2022, contribuendo in modo significativo al calo del 6,6% che ha riguardato l’export dell’intera manifattura bresciana. «Ha pesato in particolare il rallentamento della Germania, il nostro primo mercato di sbocco», spiega Giovanni Marinoni Martin, presidente del settore Metallurgia , siderurgia e mineraria di Confindustria Brescia . Inoltre, ha inciso la riduzione degli investimenti dovuta all’elevato costo del denaro.

«Stiamo vivendo una fase complicata – aggiunge Marinoni Martin –: dopo due anni di mercato in crescita, spinto dai prezzi delle materie prime e dalla rivalutazione dei magazzini, nel 2023 abbiamo vissuto una fase opposta, di riduzione dei volumi, in seguito al calo della domanda apparente, e di prezzi in discesa, con marginalità ridotte». Sul comparto pesa inoltre il costo dalla bolletta energetica che, sebbene ridotta rispetto al 2022 (-57%), rimane ben superiore a quella del 2019 (+147%) e frena la competitività delle nostre imprese rispetto ai competitor europei e, soprattutto, asiatici. «Oggi il vero rischio sono le importazioni extra-europee, in particolare da Cina e India – dice l’imprenditore –. Ci troviamo sulla linea di un baratro, in cui l’Europa sta imponendo regole stringenti e sanzioni elevate sulle emissioni di CO2 delle produzioni interne alla Ue, senza tuttavia fermare le importazioni di beni, materiali e componenti da Paesi che non rispettano le stesse, giustissime, regole. E temo che il Cbam, giusto nelle intenzioni, sarà difficile da applicare e quindi inefficace».

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Migliore la situazione per il distretto metalmeccanico di Bergamo, che secondo il Monitor di Intesa Sanpaolo ha registrato nel secondo trimestre del 2023 un aumento delle esportazioni del 15,1%. «Probabilmente le nostre aziende beneficiano ancora della coda lunga di ordini precedenti e della conferma degli incentivi 4.0 su macchinari in consegna fino a tutto il 2025 – osserva Agostino Piccinali, presidente del Gruppo Meccatronici di Confindustria Bergamo –. Ma anche di una maggiore diversificazione delle produzioni, rispetto ai nostri colleghi bresciani, che ci consente di attutire meglio le fasi di criticità». Nel suo complesso, la manifattura bergamasca ha registrato nel terzo trimestre dell’anno un calo del 2,8% nella produzione, rispetto allo stesso periodo 2022, con un -2% nelle esportazioni che segnano il primo calo sui mercati esteri dalla fine del 2020. Il tasso di utilizzo medio degli impianti è sceso nei primi nove mesi dell’anno al 72-74%, contro il 76-78% dell’anno prima. Tuttavia, aggiunge Piccinali, si tratta ancora di una frenata “gestibile” dalle imprese del territorio. «Per il 2024 non ci aspettiamo una ripresa immediata – dice –: sarà un anno di resistenza, perché gli ordinativi non danno ancora segnali confortanti, ma alcuni settori sono più vivaci, come la meccanica e i trasporti. Inoltre, siamo fiduciosi sulla tenuta di alcuni mercati, che hanno dato buoni risultati anche nel 2023, come Nord America e Medio Oriente».

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