Donna, single, over 40: ecco l’identikit di chi riceve il reddito di cittadinanza
Tra le oltre 1,3 milioni di domande prevalgono ampiamente le istanze presentate dai cittadini italiani (1,145 milioni), rispetto agli extracomunitari (129mila) e ai cittadini Ue (41.563). Tra i nuclei familiari la presenza maggiore è di quelli meno numerosi.
di Giorgio Pogliotti
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Delle 1,344 milioni di domande presentate, oltre 737mila sono state accolte per il reddito di cittadinanza e poco meno di 103mila per la pensione di cittadinanza. Tra queste prevalgono ampiamente le domande di cittadini italiani (1,145 milioni), rispetto agli extracomunitari (129mila), e ai cittadini Ue (41.563). Delle complessive 840mila istanze accolte dall’Inps allo scorso 20 giugno, prevalgono le fasce d’età medio-alta (da 40 a 67 anni), i single, e le famiglie poco numerose.
Premiata la fascia d’età tra i 40 e i 67 anni
Mentre l’Istituto di previdenza sta completando la lavorazione delle domande, è possibile già evidenziare alcune tendenze. La fascia d'età con più domande accolte al 20 giugno è tra 40 e 67 anni (516mila), segue quella che va da 25 a 40 anni (183mila), oltre 67 anni (114mila), da 18 a 25 anni (26mila). Circa 200 sono minorenni. Più alto il numero di donne (458mila) rispetto agli uomini (381mila).
Prevalgono i single e le famiglie di 2-3 componenti
Le domande accolte di Rdc provengono soprattutto da nuclei composti da un single (231mila), seguono i nuclei di 2 membri (156mila), tre membri (142mila), 4 (119mila) e più di 4 (88mila). Un andamento che probabilmente rispecchia anche l’attuale composizione delle famiglie italiane, ma che comunque non vede premiati i nuclei più numerosi. Per oltre 435mila nuclei sono presenti minori o inabili.
La previsione di spesa per il reddito di cittadinanza è di 3,2 miliardi, mentre per le quasi 103mila richieste di pensioni di cittadinanza accolte sono previsti oltre 177milioni di spesa.
Marginale la presenza di extracomunitari e cittadini Ue
La presenza quasi marginale di nuclei di extracomunitari o comunitari non italiani è dovuta ai rigidi “paletti” previsti dalla legge, in particolare i 10 anni di residenza richiesti, di cui gli ultimi 2 continuativi (contro i 2 anni di residenza previsti dal Rei). Criteri che hanno escluso dal sussidio una parte consistente di poveri stranieri (che invece potevano avere il reddito di inclusione) o di italiani in precedenza emigrati all’estero e poi rientrati

