Il Graffio del lunedì

Sinner e la valanga rosa fanno sognare. L’Inter fa poker e il Milan cabaret

Più che di calcio, viene voglia di parlare all’infinito di tennis e di sci. Sport dove ai “nostri” tutto sembra ormai possibile

Jannik Sinner in posa con il trofeo degli Australian Open di tennis

4' min read

4' min read

Più che di calcio, viene voglia di parlare all’infinito di tennis e di sci. Sport dove ai “nostri” tutto sembra ormai possibile. Basta esprimere un desiderio e “taac”, come direbbe Renato Pozzetto, il desiderio si avvera.

Nulla è precluso. Lo stesso Sinner, dopo aver fatto piangere anche Zverev, non sappiamo più come definirlo. Fenomeno? Marziano? Leggenda? Cosa dire ancora a uno che a 23 anni a già vinto due volte di fila l’Australian Open?

Loading...

Bisognerebbe esserne felici, felici e basta. Esserne giustamente orgogliosi ma senza strabordare come ormai stiamo facendo tutti attribuendogli virtù taumaturgiche che nemmeno Superman o l’Uomo Ragno.

“Nessuno può batterlo”, sentenzia Nicola Pietrangeli che, fino a ieri, non perdeva occasione per punzecchiarlo o ridimensionarlo. “E’ una leggenda, fategli una statua d’oro”, rilanciano i social. Siamo tutti in overdose da tifo. Meno male che ci pensa Jannik, con il suo senso della misura altoatesino, a raffreddare i nostri bollenti spiriti in credito di emozioni e di buone sensazioni.

Non c’è da stupirci. In un mondo che ogni giorno ci rovescia addosso quantità industriali di negatività, abbiamo bisogno come il pane di notizie positive.

Le rivali ritrovate dello sci

Come quelle che ci stanno facendo vivere, nello sci, Sofia Goggia e Federica Brignone. Punte di una inesauribile valanga rosa che non cessa di produrre record e successi. Una volta erano aspre rivali, quasi nemiche. Adesso, moltiplicando le vittorie, le due regine hanno trovato un’ intesa che sarebbe auspicabile trovassero anche i nostri politici. Nella discesa libera di Garmish, dove Federica ha battuto Sofia per un centesimo (29 centimetri), le due ex rivali hanno scritto, due settimane prima dei Mondiali, un capitolo entusiasmante della storia dello sci.

«Lavoriamo da anni per migliorare i nostri obiettivi e questo penso sia un bell’esempio per tutta la squadra», ha detto esultando Brignone mentre Goggia con un sorriso sornione annuiva: «Confermo incredibilmente le parole di Federica”», poi terza in SuperG.

Se qui c’è la festa, come canterebbe Jovanotti, nel nostro campionato le cose sono invece un po’ meno trionfali. Diciamo più in linea con un torneo che, pur delineando i primi della classe (Napoli, Inter e Atalanta) non riesce ancora a trovare il mattatore che spacca. Un Sinner del campionato insomma ancora non c’è.

Inzaghi risponde a Conte

Lo stesso Napoli, che sabato al Maradona ha ribaltato la Juventus (2-1), cerca di prendere il volo, però a 16 giornate dalla fine i giochi sono ancora apertissimi. L’Inter infatti, calando un poker a Lecce (0-4), non molla di un centimetro. I partenopei sono a 53 punti, gli stessi raggiunti nel campionato scorso, ma i nerazzurri (ora a 50 con una partita da recuperare), gli fanno sentire il fiato sul collo. Da quando Lautaro è tornato ad essere Lautaro, la squadra di Inzaghi è di nuovo implacabile. Con Frattesi titolare dopo tre mesi (suo il primo gol, poi Lautaro, Dumfries e Taremi si rigore) il tenero scoglio del Lecce è stato superato senza grandi affanni.

Se l’Inter fa paura, il Napoli comunque non scherza. Il successo sulla Juve, con le intuibili ricadute tecniche e psicologiche, vale molto di più dei canonici tre punti. Nella vittoriosa sfida con la sua ex, Conte ha fatto valere il suo marchio di allenatore dei miracoli che, dove va, rivitalizza anche i morti o quelli in terapia intensiva. Il Napoli prima ha battuto l’Atalanta, poi con lo stesso risultato ha superato la Juventus che, nel primo tempo, era passata in vantaggio con un gol dell’esordiente Kolo Muani. Ma nella ripresa, con feroce determinazione, il Napoli ha demolito la squadra di Motta. Una vittoria alla Conte: con lui che comanda la carica e la truppa che obbedisce. Un Napoli non bellissimo ma intenso con Anguissa e Lukaku protagonisti della rimonta.

“Il Napoli è squadra, altri sono più belli mediaticamente”, ha ironizzato il tecnico partenopeo. Thiago Motta ritorna così nel tritacarne della critiche soprattutto quando dice: “Abbiamo pagato il calo fisico. Il Napoli ha sette giorni per prepararsi le partite”. Un’allusione ai non impegni europei dei partenopei che suona come una maldestra scusante.

I numeri bocciano Motta. Persa l’imbattibilità che durava dal 30 marzo, ora il tecnico si ritrova quinto con 37 punti: a due dalla Lazio (39) e a 16 dalla vetta. Solo Delneri, nel 2011, con 35 punti, aveva fatto peggio. Al di là delle statistiche, della Juve di Motta non piace la mancanza di carattere. Lascia punti per strada come Pollicino i sassolini. Va in vantaggio ma poi si dissolve. Senza quella grinta che è sempre stata la cifra bianconera. Unica consolazione, per la Juve, è la caduta all’Olimpico della Lazio, battuta per 2-1 dalla Fiorentina (Adli e Beltran nel primo tempo, Marusic nel recupero). Per i viola, in una sfida nervosissima, questo è un importante ritorno alla vittoria dopo una lunga striscia negativa

Esaurito un mese di andamento lento, ritorna al successo anche Gasperini. Battere il Como, con una doppietta di Retegui, dopo aver subito il vantaggio dei lariani (Paz) è un ottimo risultato che rimette in pista la Dea, terza a sette punti dalla capolista.

Diavolo sull’orlo di una crisi di nervi

Un sorprendente psicodramma si è svolto invece a San Siro dove il Milan, segnando due reti nel recupero (Reijnders e Chukwueze), è incredibilmente riuscito ad evitare un surreale tonfo casalingo col Parma. E’ finita 3-2 dopo una giostra di episodi (Leao ed Hernandez dopo il primo tempo finiti in panchina) che dovrebbero portare tutto il Milan da un bravo psicanalista per capire che cosa Diavolo sta succedendo a questa gloriosa squadra che, di volta in volta, prima con Fonseca adesso con Conceicao, ne inventa una per stupire il mondo.

L’episodio più clamoroso a fine partita, quando Conceicao ha rincorso l’ex capitano, Calabria, non proprio per complimentarsi con il difensore, reo poco prima d’aver reagito male alla sostituzione. Per fortuna Conceicao, trattenuto da altri giocatori , non è riuscito nell’intento punitivo che avrebbe provocato ulteriori complicazioni in una stagione già abbastanza complicata. Comunque, una brutta scena, da bulli di periferia.

Perchè tanto nervosismo? La ragione pare stia nel fatto che alcuni rossoneri venerdì sera siano andati a un concerto di Lazza. Cosa non gradita da Conceicao. Ma se il Senior advisor del Milan, Ibrahimovic, va a Kitzbuhel per la discesa libera maschile, perchè poi stupirsi se i giocatori vanno a far bisboccia al concerto? Cose da Milan che una volta al Milan non accadevano.

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti

Tutto mercato WEB