Lettera al risparmiatore

Sit fa rotta sulla Gran Bretagna. Nel terzo trimestre ricavi in calo

Il gruppo aprirà una filiale Oltremanica. I rischi sulle filiere globali elettroniche possono impattare il business ma la società, anche grazie al nuovo hub produttivo in Tunisia, dice di non vedere particolari problemi. Nel terzo trimestre ricavi e utile netto in calo. Migliorano, invece, l’Ebitda e l’utile netto rettificato

di Vittorio Carlini

5' min read

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Investire nello sviluppo di nuovi prodotti quali, ad esempio, i contatori per le possibili future reti con l’idrogeno. Poi: aumentare la diversificazione sia geografica che di business grazie all’acquisizione della portoghese Janz. Ancora: avviare l’hub produttivo in Tunisia. Infine: spingere la crescita, nello “smart metering”, in Gran Bretagna. Sono tra le priorità del gruppo Sit a sostegno del business.

L’oggetto sociale

Si tratta di focus che, per meglio essere compresi, necessitano di ricordare l’oggetto sociale dell’azienda. La società di componentistica elettromeccanica, i cui scambi in Borsa sono sottili e quindi è richiesta molta cautela, divide l’attività in due aree: da una parte c'è il settore storico dell’ “Heating”; dall’altra quello più recente dello “Smart gas metering”. Il primo, in linea di massima, comprende sviluppo e produzione di componenti e sistemi per impianti a gas soprattutto domestici usati in diversi modi: dal riscaldamento (caldaie) ai caminetti e stufe fino agli scaldabagni. Al secondo, invece, si riconducono i contatori residenziali e commerciali per il gas.

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I PRIMI 9 MESI A CONFRONTO

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Innovazione: dall’idrogeno...

Proprio su quest’ultimo fronte Sit punta, tra le altre cose, ad allargare il campo d’azione. In primis nell’ambito tecnologico. Il gruppo, nel 2020, dovrebbe spendere il 3-4% dei ricavi in Ricerca & Sviluppo. Ebbene la società, in scia al possibile uso dell’idrogeno nelle reti energetiche, ha sviluppato un prototipo di contatore per la sostanza in oggetto che è stato selezionato dal Governo britannico. Certo: diversi esperti sottolineano che il concretizzarsi della filiera energetica legata all’idrogeno non è dietro l’angolo. E tuttavia: da un lato l’interesse britannico, o della stessa Snam in Italia, mostrano che il focus è reale; dall’altro la società sottolinea che anche nell’ambito delle caldaie si sta muovendo su questo fronte. Il gruppo infatti, insieme ad un cliente, sta sviluppando un prototipo ad idrogeno che dovrebbe vedere la luce nel 2021-2022.

I PESI PER LE AREE DI BUSINESS

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...all’Internet delle cose

Ma non è solamente il futuribile idrogeno. Più nell’immediato Sit vuole proseguire nell’evoluzione di una componentistica che, da una parte, sia adatta alla sempre più pervasiva “Internet of things” e digitalizzazione dei sistemi; e che, dall’altra, consenta di realizzare prodotti più avanzati, ed alto di gamma, per crescere in determinati mercati. Un esempio? Il settore degli “Storage water heating” (scaldabagni ad accumulo) riguardo al quale SIT punta ad accelerare, nel 2021, le vendite in America.

La fabbrica in Tunisia

Fin qui l’innovazione tecnologica e di prodotto. Altro focus, tuttavia, è quello della realizzazione dell’hub produttivo in Tunisia dedicato essenzialmente alla componentistica elettronica. L’investimento è di circa 5 milioni e si prevede che, tra la fine del primo trimestre e l’inizio del secondo nel 2021, la produzione venga avviata. La strategia, mantenendo in Italia ed Europa le fasi di elaborazione e progettazione, è quella in primis di ridurre i costi di produzione. E, poi, d’internalizzare maggiormente la filiera produttiva.

LA DINAMICA DELL’EBITDA

Dati in milioni

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Il nodo delle filiere globali

Già, la filiera produttiva. Rispetto a questo tema va ricordato che il Covid, unitamente alla guerra sulla tecnologia avviata da Washington contro Pechino, rompe le cosiddette “supply chain globali”. SIT, in quanto multinazionale tascabile della componentistica, sfrutta simili sistemi di filiera. Il risparmiatore, quindi, esprime il timore che l’attuale contesto crei dei limiti allo sviluppo della società. Il gruppo, di cui la “Lettera al rispamiatore” ha sentito i vertici, rigetta la preoccupazione. Dapprima, viene sottolineato, l’azienda da tempo non acquista schede elettroniche complete dalla Cina. Il che diminuisce il problema legato alla “trade war”. Inoltre la realizzazione dell’hub in Tunisia, è l’indicazione, va proprio nella direzione di maggiormente internalizzare la produzione. Infine SIT ricorda che molti dei suoi clienti/fornitori, per contratto, dispongono di magazzini di stoccaggio che consentono loro di fare fronte ad eventuali momentanee carenze di forniture. A fronte di un simile contesto la società afferma di non vedere particolari problemi sul tema in oggetto.

L’acquisizione di Janz

Ciò detto altro focus è l’integrazione della portoghese Janz. La società, neoacquisita con un investimento di 28 milioni, è attiva nella produzione di contatori d’acqua residenziali. L’obiettivo è ampliare e diversificare la presenza nel comparto del “metering”. Una maggiore articolazione che è sia di prodotto che di mercati. In generale il gruppo punta anche a realizzare sinergie su vari livelli. Uno tra questi riguarda le multiutility cui può essere presentata un’offerta che, in quanto a 360°, diventa più concorrenziale. Altro fronte, non meno rilevante, è poi quello tecnologico. Se è vero, infatti, che sulla tipologia di contatore ci sono differenze, rispetto invece alla gestione del flusso dati tra il “meter” e la centrale le possibilità di sinergie tra le due realtà sono notevoli. Tanto che, nel giro di 5 anni, l’obiettivo è quello di raddoppiare i ricavi e l’Ebitda di Janz.

IL CAPITALE COMMERCIALE CIRCOLANTE NETTO

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Il mercato domestico...

Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complessa. Alla fine dei primi nove mesi del 2020, caratterizzati da ricavi (-8,6%) e risultato operativo (-25,6%) in calo, il mercato domestico pesa per circa il 18% sul totale dell’heating. Si tratta di una percentuale, al di là della crisi economico-sanitaria, che può considerarsi elevata. E questo, vista la cronica debolezza dell’economia italiana, costituisce un alea anche in un’ottica di medio-lungo periodo. SIT non condivide il dubbio. La società ricorda che il tema della maggiore efficienza energetica, cui si basano le sue soluzioni, contraddistingue molti programmi a sostegno dell’economia e contro la crisi. In tal senso viene citato il “Bonus 110%” che coinvolge apparecchiature in cui è presente la componentistica del gruppo. Quindi l’Italia non viene considerata un particolare problema sul fronte della domanda.

...e il rischio turco

Ciò detto però, rimanendo sulla geografia dei mercati, può ricordarsi sempre nell’ “heating” la rilevanza della Turchia. Cioè un Paese attraversato da una dura crisi politica ed economica. Anche in questo caso, ribatte SIT, la situazione deve approfondirsi meglio. Il gruppo, viene spiegato, non ha alcuna fabbrica in quello Stato che viene servito dall’impianto in Romania. Non solo. In quel Paese, aggiunge sempre l’azienda, sono presenti importanti clienti di SIT. Questi, nel caso la situazione precipitasse, potrebbero spostare la loro produzione altrove. Un evento che, grazie all’articolazione della “supply chain” del gruppo, non costituirebbe un problema.

Obiettivo Gran Bretagna

Infine la Gran Bretagna. L’espansione Oltremanica, per l’appunto, è un obiettivo primario nel “metering”. Il gruppo, al di là degli sforzi nell’idrogeno, ha concluso in giugno, con la certificazione CPA,l’iter certificativo per il mercato in oggetto. Adesso vuole costruire la struttura per sostenere la vendita dei prodotti. In tal senso è prevista, tra fine anno e l’inizio del 2021, l’apertura di una filiale commerciale.

Dalla Gran Bretagna all’europa continentale. Qui, tra le altre cose, il “Central heating” (caldaie) resta essenziale. In questo business, dove la quota di mercato della società di Padova è elevata, una delle leve è quella dello sviluppo di sistemi integrati. Vale a dire: non la vendita di componenti separati, bensì uniti tra loro a formate parte del prodotto finale. Una strategia che consente, ad esempio, di attrarre maggiormente la domanda dei clienti.

A fronte di ciò quali le prospettive sul 2020? Il gruppo indica chel’Ebitda margin dovrebbe essere leggermente più contenuto rispetto al 2019. I Capex, invece, sono stimati intorno ai 15 milioni.

DOMANDE&RISPOSTE

Quali sono i risultati del terzo trimestre del 2020?

I ricavi consolidati, nel terzo trimestre, sono scesi del 2% rispetto allo stesso periodo del 2019. Questa dinamica, a ben vedere, stupisce il risparmiatore che si attendeva, tra inizio luglio e fine settembre, un rimbalzo. La società ribatte che il risultato è conseguenza del fatto che: da un lato l’ “Heating” è cresciuta; ma dall’altro, come apliamente indicato ed atteso dal mercato, il “metering” ancora si trova in una fase di transizione. Rispetto, invece, alla redditività c’è da sottolineare che l’Ebitda consolidato, anche grazie alle maggiori efficienze produttive, si è assestato a 17,2 milioni, in crescita del 7,8% rispetto al terzo trimestre 2019. Infine: l’ultima riga di bilancio. Qui l’utile reported è in discesa. Tuttavia, al netto di una posta positiva una tantum nel terzo trimestre del 2019, il profitto netto sarebbe in aumento. E la Pfn? L’indebitamento finanziario netto è di 97,6 milioni. Il gruppo indica che la Pfn, a fine 2020, dovrebbe migliorare ad una alta singola cifra percentuale rispetto al 30 settembre 2020.

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