Industria

Slam si allarga all’estero e sbarca negli Stati Uniti senza timore dei dazi

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Slam punta sempre più sull’internazionalizzazione e apre negli Stati Uniti una catena di distribuzione, senza troppi patemi per eventuali problemi legati ai dazi. Intanto spinge sulla crescita del fatturato che dovrebbe salire dai 9 milioni di euro del 2024 a 12 milioni, alla fine dell’anno in corso. A raccontare i progetti dell’azienda genovese specializzata in sportswear nautico (e di proprietà della Vam Investments, holding di private equity controllata da Francesco Trapani e guidata da Marco Piana) è il velista Enrico Chieffi, olimpionico e campione mondiale di vela nelle classi Star e 470, dal 2021 ad della società e artefice del suo rilancio, dopo una lunga crisi.

«Sotto il profilo commerciale - afferma Chieffi - stiamo facendo due cose: recuperando, nei confronti del pubblico, la percezione di un marchio che aveva perso un po’ la bussola e ampliando, in maniera sostanziale, il nostro mercato internazionale. Quattro anni fa, quando sono entrato in azienda come amministratore delegato. il 60% del mercato era italiano e il 40% estero. Oggi le cifre si sono già invertite e io veoglio che l’Italia, pur restando il mercato principali non arrivi a più del 30%. Per questo, da quando sono entrato, abbiamo riaperto in Spagna e Francia e abbiamo rimesso in piedi strutture commerciali, dirette o indirette, in diversi Paesi, come Uk e Germania. Adesso stiamo aprendo negli Usa. Lì abbiamo individuato un distributore molto competente, uno dei due grossi player del mondo dello yachting negli Stati Uniti, con il quale contiamo di sviluppare il business partendo dal mercato degli ship chandler, i negozi specializzati nel mondo della nautica, che vendono anche abbigliamento. Poi, piano piano, ci allargheremo agli altri settori del trade che copriamo, come il corporate, cioè le aziende del settore nautico e il crew, ossia le devise e gli accessori per gli equipaggi professionisti degli yacht di lusso.

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Riguardo ai dazi che il presidente Usa Donald Trump sta introducendo, a dispetto del fatto che la Slam produca gran parte dell’abbigliamento tecnico in Cina, Chieffi appare piuttosto tranquillo. «Sicuramente - dice - potranno portare qualche problema. Tuttavia, bisogna aver presente che non esistono aziende americane, conosciute nel nostro mondo, che producono in America: quelle che realizzano abbigliamento tecnico da barca, sono tutte, più o meno, aziende europee. Per cui sarà un costo aggiuntivo, che avrà una ripercussione, probabilmente, sul cliente finale, purtroppo. Ma i dazi non potranno dare un vantaggio competitivo ad aziende americane del settere perché, al momento, queste non ci sono».

Dunque oggi, prosegue Chieffi, ci stiamo allargando e sviluppando attraverso due canali principali: l’internazionalizzazione, rientrando in Paesi che utilizzano il tipo di abbigliamento che proponiano per cultura, e l’e-commerce, in cui stiamo crescendo a tasso molto elevato: quattro anni fa il commercio online fatturava tra i 100 e 200mila euro, adesso supera abbondantemente il milione».

La vendita sul web fa parte della strategia di recupero d’immagine dell’impresa. «La Slam - sottolinea Chieffi - era l’azienda con la quale noi velisti italiani siamo cresciuti. Ma quando sono arrivato a guidarla ho dovuto quasi azzerarla, perché l’ho trovata molto compromessa da un punto di vista sia commerciale, sia di distribuzione sia quanto a immagine, in Italia; mentre all’estero erano rimasti ancora molto legati all’idea della Slam originaria, che era un’ottima azienda di abbigliamento tecnico per andare in barca. Di fatto, l’azienda aveva un po’ perso la bussola perché aveva tentato di entrare in un settore, quello dello sport generalistico, perdendo la sua identità. La mia strategia, quindi, è stata, da subito, quella di tornare alle origini, con quanta più credibilità e sostanza fosse possibile».

Quindi, prosegue l’ad, «siamo tornati alle origini: abbiamo disegnato una collezione estremamente razionale e focalizzata, che è l’abbigliamento tecnico per andare in barca, sia a motore che a vela. E poi abbiamo la linea “da banchina”, da usare tutti i giorni, che è quella su cui, poi, si fanno i veri fatturati. Intanto, ci siamo affiancati alla Federazione italiana vela, con la quale abbiamo vinto due medaglie alle ultime Olimpiadi e abbiamo avuto la fortuna, e la bravura, di vestire il team New Zealand, che ha vinto l’ultima Coppa America, e questa è stata una cosa pazzesca, perché i team dell’America’s cup non ti scelgono perché sei simpatico, ti scelgono se hai un prodotto vincente da offrire; infine abbiamo vestito cinque velisti che hanno appena fatto la Vendée Globe 2024 (regata con giro del mondo senza scalo e in solitario, ndr), di cui uno, Sébastien Simon, è addirittura arrivato terzo. Insomma, Slam, quando io ero ragazzo, era un’ottima seconda scelta per un velista. Oggi siamo un’ottima prima scelta, che compete con marchi come Hally Hansen, Musto e North Sail». Quanto al fatturato, conclude Chieffi, «nel 2021 Slam contava 4 milioni di ricavi; nel 2024 siamo arrivati a circa 9 e contiamo di giungere a 12 nel 2025».

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