Smartworking e retribuzioni
Analisi. Il Rapporto di Confindustria Lombardia sulle politiche di gestione del personale. Cresce il turnover volontario dei dipendenti dopo il Covid.
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Il tema di fondo è sempre quello: la reperibilità di personale con competenze adeguate per affrontare le sfide dello sviluppo nei prossimi anni, con particolare riguardo alle transizioni digitale e ambientale.
Le difficoltà nel trovare sul mercato le figure necessarie, attrarle in azienda e poi trattenerle, sono indicate dalle imprese lombarde come una delle maggiori criticità di questa fase storica. Guidare le politiche di gestione del personale, anche per rispondere a queste criticità, è il principale obiettivo dell’Indagine sul lavoro svolta ogni anno da Confindustria, di cui Confindustria Lombardia ha realizzato uno spaccato territoriale attraverso il Rapporto lombardo sul mercato del lavoro. Fondata sulle risposte di 840 aziende che occupano circa 155mila dipendenti, la ricerca si propone, più che come un’analisi statistica, come uno strumento a beneficio di chi in azienda si occupa di capitale umano, offrendo un quadro di riferimento territoriale su cui impostare politiche di gestione competitive e attrattive. Tra i temi presi in considerazione, il tasso di assenza e quello di turnover, l’organizzazione del lavoro da remoto (smartworking), la diffusione e i contenuti della contrattazione collettiva.
Secondo l’indagine Excelsior promossa periodicamente da Unioncamere, nel 2023 in Lombardia le difficoltà delle imprese nel reperire i profili desiderati riguarda il 45% delle entrate programmate, una quota inferiore rispetto a quelle di altre regioni del Nord e Centro Italia, con una forbice che varia dal 40% nella città metropolitana di Milano, fino al 53% nella provincia di Lecco. Il Rapporto lombardo (le cui informazioni sono state raccolte tra febbraio e marzo di quest’anno) mettono in evidenza una situazione ancor più problematica, con il 65% delle imprese che ammette difficoltà nelle ricerche di personale in corso. Le figure introvabili si confermano essere quelle con competenze tecniche (segnalate dal 77% delle imprese con difficoltà di reperimento) e manuali (49%). Per quanto riguarda gli ambiti, invece, mancano soprattutto risorse con competenze funzionali alla transizione digitale (30%).
A questo problema si aggiunge quello del turnover volontario dei dipendenti, ovvero le dimissioni dei dipendenti, che in Lombardia risulta essere in flessione, con 507mila uscite nel 2023 contro le 518mila del 2022. Tuttavia, si tratta di una cifra ampiamente superiore al dato medio pre-pandemia, pari a 331mila l’anno per il quinquennio 2015-2019. Questo dato, si legge nel rapporto, è particolarmente significativo per valutare le potenzialità aziendali in termini di retention dei lavoratori.
Da qui l’analisi degli strumenti a disposizione delle aziende per attrarre e trattenere i talenti. A cominciare dalle politiche retributive, che sono presenti in maniera strutturata e formale nel 38% delle imprese intervistate.

