Snam: il calo di domanda del gas non impatta sui nostri ricavi
Più tecnologia e digitalizzazione del network anche in funzione della decarbonizzazione dell’economia Coronavirus e rischio del calo della domanda di gas: il gruppo non vede impatti sui ricavi, che sono garantiti
di Vittorio Carlini
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Da un lato l’emergenza legata al coronavirus. Dall’altro la dinamica di medio e lungo periodo. Un andamento quest’ultimo che, rispetto ad un gruppo infrastrutturale e strategico come Snam Rete Gas (non sottoposto quindi alla “serrata” del Governo), è importante comprendere. Anche perchè il suo business ha di per sé una maggiore resilienza agli eventi contingenti. A fronte di ciò un utile strumento d’analisi è costituito dal piano d’impresa 2019-2023.
In generale il gruppo ha previsto, sull’intero arco di piano, investimenti per circa 6,5 miliardi. Tra le varie iniziative possono ricordarsi: il completamento della connessione del Tap al network nazionale (confermato entro la fine del 2020), la realizzazione della pipeline in Sardegna e la sostituzione di circa 1.000 km di rete (la metà è già in fase di costruzione o ha l’autorizzazione VIA). Quest’ultima attività rientra nell’ambito di manutenzione dell’infrastruttura. La quale, ovviamente, è oggetto anche di sviluppo tecnologico ed efficientamento.
Innovazione della rete
Già, innovazione ed efficientamento. Il miglioramento del network, a ben vedere, trae spunto anche dalla cosiddetta transizione energetica. Vediamo di spiegarci. L’UE, all’interno del “Green Deal” europeo, ha tra le altre cose fissato l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 50% entro il 2050. Una progressiva decarbonizzazione utile a contrastare i cambiamenti climatici che tanti danni provocano alla nostre vite e all’economia. Certo: su questo fronte il Covid 19 da un lato, causando la gelata economica, ha fatto crollare, unitamente alla guerra del barile tra Arabia Saudita e Usa, il prezzo del petrolio (rendendo quindi meno competitive le fonti rinnovabili); e, dall’altro, ha distolto l’attenzione di Governi ed opinione pubblica dal tema del “climate change”.
Ciò detto però, è l’indicazione di diversi esperti, il metano, che recita un ruolo importante nella transizione energetica, ne trae comunque vantaggio. In Europa, allo scenario già esistente di eccesso d’offerta rispetto alla domanda, si è aggiunta l’emergenza sanitario-economica che, spingendo ulteriormente all’ingiù il prezzo della commodity azzurra, ne ha reso più conveniente l’utilizzo (almeno nel breve periodo). Non solo. La crisi spinge i Governi ad attuare politiche in deficit spending. Per alcuni di questi, come gli Usa di Donald Trump, è difficile ipotizzare ulteriori investimenti a favore dello sviluppo sostenibile. Altre realtà invece, quali per l’appunto l’Europa (al netto delle attuali divisioni politiche), è probabile sfruttino l’emergenza proprio per rilanciare il tema. Insomma: la transizione energetica, anche perchè la fase acuta della crisi non è (si spera) sine die, resta sul tavolo. E gruppi come Snam, in grado di sfruttare le economie di scala, puntano ad esserne protagonisti. Anche, e soprattutto, attraverso l’evoluzione della rete.






