Solitudine lavorativa: miti da sfatare e soluzioni per creare connessione e benessere
La solitudine lavorativa è un problema sempre più rilevante nelle organizzazioni
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Da qualche anno, l’impatto che la solitudine lavorativa ha sui costi sanitari, l’assenteismo e il turnover sta diventando un tema centrale nelle organizzazioni.
Infatti, nel report globale della situazione dei luoghi di lavoro di Gallup del 2024 (the 2024 State of Global Workplace report by Gallup) leggiamo che una persona su cinque, a livello mondiale, si sente sola al lavoro. Secondo uno studio dell’Harvard Business Review condotto su 1000 lavoratori appartenenti a 20 diversi settori economici, ci sono molti aspetti che contribuiscono a questo dato. Tra questi, gli aspetti culturali, economici, demografici e tecnologici di certo sono fattori che vanno al di là dell’ambito in cui i datori di lavoro possano esercitare un’influenza diretta. Tuttavia, esistono anche delle azioni da fare nei comportamenti organizzativi che possono ridurre la solitudine lavorativa e aumentare la connessione tra le persone.
Miti da sfatare
Il primo suggerimento che la ricerca ci invita a considerare è quello di sfatare dei miti a proposito di questo fenomeno, innanzitutto la convinzione di alcuni che la solitudine si risolva con il lavoro in presenza. È senza dubbio vero che ad un lavoro totalmente in remoto corrisponda un più alto livello di isolamento, ma altri fattori, come ad esempio, le opportunità di incontro organizzate dall’azienda e il livello di estroversione della singola persona risultano essere delle prerogative più rilevanti del luogo di lavoro a proposito della sensazione di solitudine.
La seconda credenza fuorviante riguarda la convinzione che lavorare in team risolva la solitudine. Possiamo affermare che questo mito possa smettere di esserlo, se e solo se un gruppo coltivi e metta in pratica la collaborazione e la reciprocità; al contrario, invece, se le aspettative di cooperazione e aiuto vengono disattese, la solitudine viene percepita ancora con maggiore intensità.
Il terzo mito ha a che fare con il concetto di “bisogno di appartenenza e di accompagnamento” che di solito viene attribuito ai più giovani. Nello studio citato emerge il fatto che questa necessità è intergenerazionale e che non è correlato alla solitudine; in altre parole, tutti possono sentirsi soli sui posti di lavoro, perché questo sentimento non ha a che fare con il numero di connessioni sociali che si possono creare, ma con il senso autentico che queste relazioni hanno.

