Sostegni alla moda, i «conti» del Mimit: al settore 250 milioni nel 2025. Ma manca un piano a lungo termine
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I punti chiave
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Nel primo Tavolo della Moda del 2025 - con il ministro Adolfo Urso a fare gli onori di casa, alla presenza di rappresentanti del ministero dell’Economia e del Lavoro, dei sindacati e delle associazioni delle imprese - il governo ha fatto il punto sugli stanziamenti a sostegno del settore moda per il 2025: 250 milioni di euro.
Contratti di sviluppo, transizione green e digitale
Sul piatto ci sono 200 milioni di euro stanziati per i contratti di sviluppo e i mini contratti di sviluppo contenuti nel primo ddl per le Piccole e medie imprese, approvato in Consiglio dei ministri il 14 gennaio scorso (che poi dovrà passare in Parlamento), ai quali si aggiungono 30,5 milioni di euro per investimenti nelle fibre tessili naturali e di riciclo, nell’ambito della transizione green delle imprese, e 15 milioni di euro per la transizione digitale delle Pmi (il bando, aperto l’11 dicembre, era previsto dalla legge di Bilancio 2024 e chiuderà il 31 gennaio: ad oggi le candidature sono inferiori ai fondi a disposizione).
Le imprese: serve una vera politica industriale
Una piccola boccata d’ossigeno per un settore che nel 2024 dovrebbe aver generato 96 miliardi di euro di ricavi all’anno ( con una bilancia commerciale positiva per 26 miliardi) e sta vivendo un momento critico, di rallentamento. «Abbiamo visto qualche segnale positivo dal governo - spiega Sergio Tamborini, presidente di Confindustria Moda Federazione Tessile Abbigliamento - ma si tratta di risposte a un’emergenza, soluzioni a singoli problemi. Serve una pianificazione industriale e, di conseguenza, una programmazione di medio periodo per dare al settore gli strumenti giusti per fare business». Secondo Tamborini «i temi da affrontare sono tanti: dal costo dell’energia a quello del lavoro, passando per la formazione e gli investimenti». Anche Giovanna Ceolini, che presiede l’altra “branca” di Confindustria Moda, quella dedicata agli accessori, ribadisce « l’urgenza di interventi strutturali a lungo termine per sostenere il comparto moda, che rischia di perdere competenze e posti di lavoro. Attualmente, molti distretti produttivi sono fermi (i dati parlano di un aumento delle richieste di Cig del +139,4% per la filiera della pelle nei primi 9 mesi 2024 rispetto allo stesso periodo del 2023) e le aziende necessitano di misure specifiche per la loro sopravvivenza, come l’introduzione di una cassa integrazione speciale per il 2025. E non solo: la mancanza di una moratoria automatica sui finanziamenti crea squilibri tra le imprese, mentre l’accesso al credito, purtroppo, non è facile: le aziende faticano a ottenere finanziamenti, che sono necessari, tra le altre cose, per investire in innovazione tecnologica e sostenibilità». Carlo Capasa, presidente della Camera nazionale della moda italiana, che riunisce i top brand della moda creativa ma in questi mesi si è battuta per la tutela delle Pmi, ha detto che lo stanziamento «è utile anche se non risolutivo. Sarà determinante accertare le modalità e le tempistiche con cui i fondi saranno messi a disposizione delle imprese». E ha messo sul tavolo un’altra richiesta: «Rimandare Ires e Irap di un anno, sempre per le Pmi».
Il nodo del bonus ricerca: l’ipotesi di riaprire i termini del riversamento
Ai 250 milioni di euro già citati, si aggiungerebbero altri 250 milioni di euro che il governo ha stanziato (180 milioni in legge di Bilancio, che salirebbero a 250 nel Milleproroghe) come rimborso per le imprese che hanno aderito al riversamento volontario dei crediti Ricerca e sviluppo 2015-2019, al centro di una lunga e annosa querelle tra aziende e governo: un emendamento al Milleproroghe prevederebbe la riapertura dei termini del riversamento spontaneo - che in prima battuta è andato semi deserto - al 31 marzo e un rimborso più sostanzioso, più simile al saldo e stralcio che lo stesso Urso aveva promesso alle imprese ad agosto 2024, ma non si era potuto realizzare per mancanza di fondi. Una soluzione che lo stesso minisro ha definito «parziale» e che non è vista favorevolmente dalle aziende: «La nostra posizione non cambia - ha detto Sergio Tamborini, presidente di Confindustria Moda - Federazione Tessile Abbigliamento - e quello che chiediamo è la certezza del diritto». Giovanna Ceolini, presidente di Confindustria Accessori Moda, ritiene che la questione del credito d’imposta continui «a bloccare le aziende, le quali temono di dover restituire le somme ricevute, seppur ingiustamente, in un momento storico in cui non hanno la disponibilità di liquidità. Per questo chiediamo al Governo aggiornamenti sulla Legge di Bilancio 2025, l’interruzione dei controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate e l’adozione urgente di un saldo e stralcio per tutte le imprese». Anche Carlo Capasa presidente della Camera nazionale della moda, spiega che «Il saldo e stralcio, possibilmente al 30% come abbiamo chiesto, è l’unica misura che potrebbe evitare che le imprese intraprendano la strada per il contenzioso».
Cig in deroga per le Pmi, verso il rinnovo?
Un altro tema di discussione è stata la proroga della Cig in deroga alle Pmi con meno di 15 dipendenti, estesa a 12 settimane a nel Dl 160, convertito in legge dal Senato alla fine di dicembre. La misura che per tutti è necessaria per dare un po’ di respiro alle imprese più piccole (e sotto pressione) della filiera è utilizzabile fino al 31 gennaio 2025 ma il settore vorrebbe un’estensione di questo periodo. Una delle ragioni è che, per ora, è stata richiesta meno del previsto: «Un funzionario del ministero del Lavoro - ha detto Moreno Vignolini, presidente Confartigianato Moda - ci ha detto che sono state richieste ore per un valore di soli 2 milioni di euro, ma penso che i limiti siano stati due: da un lato la tempistica, con la circolare Inps uscita poco prima di Natale, e la difficoltà di queste aziende di anticipare i soldi della cassa integrazione. Sono comunque abbastanza fiducioso in merito al possibile rifinanziamento, visto che avanzeranno fondi. Il 2025 sarà un altro anno difficile». Vignolini sottolinea un’altra criticità legata ai sostegni governativi: «Si parla molto di piccole e medie imprese ma non di micro imprese che, invece, nella moda made in Italy sono tante».

