Le performance delle Pmi

Sostenibilità, nel distretto di Carpi tasso di circolarità al 47%

Una ricerca di Art-ER, il consorzio emiliano-romagnolo per la crescita sostenibile, l’innovazione ha analizzato sei fasi della catena del valore, dall’approvvigionamento della materia prima alla gestione dei rifiuti. Emerge lo scarso potere di controllo che le aziende possono esercitare sui loro fornitori

di Natascia Ronchetti

(Adobe Stock)

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Le aziende che forniscono i grandi brand sono giocoforza tenute a rispettare rigidi protocolli per garantire la sostenibilità ambientale della produzione. Le altre, sotto la pressione della rigorosa normativa europea e della domanda sempre più green dei consumatori, non fanno altro che seguire lo stesso percorso. Indipendentemente dai fattori che le spingono, le imprese del distretto della moda di Carpi (Modena) marciano verso l’economia circolare.

La ricerca del consorzio

Lo dimostra l’indagine realizzata da Art-ER, il consorzio emiliano-romagnolo per la crescita sostenibile, l’innovazione e la conoscenza, l’attrattività e l’internazionalizzazione. Con una performance media complessiva pari al 47% il polo emiliano è sempre più orientato alla circolarità. «Le imprese si sono già posizionate su un buon livello – conferma Marco Ottolenghi, responsabile Ambiente e coordinatore dell’Osservatorio Green Economy di Art-Er -. Le possiamo definire early proactivist. Significa che sebbene abbiano integrato solo parzialmente i principi dell’economia circolare mediamente hanno implementato soluzioni trasversalmente e hanno predisposto una pianificazione di azioni future. Devono ancora mettere in atto miglioramenti ma hanno potenzialità enormi da esplorare».

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L’indagine è stata realizzata su un campione di 10 aziende che differiscono per dimensioni aziendali, struttura e tipologia di lavorazione, tra contoterzisti e imprese che producono anche conto proprio. Tutte sono micro o piccole. Riflettono, quindi, le caratteristiche del distretto, costituito da quasi 600 aziende che nell’86% dei casi hanno fino a 9 dipendenti e che ruotano intorno ai grandi marchi che svettano nel polo, da Liu-Jo a Twinset.

Il nodo del controllo dei fornitori

La ricerca – attraverso più di 60 domande, alcune di natura qualitativa altre di natura quantitativa – ha analizzato sei fasi della catena del valore, dall’approvvigionamento della materia prima alla gestione dei rifiuti. La prima – quella dell’approvvigionamento – rappresenta la fase con la performance mediamente più bassa. È infatti pari al 38% e questo si deve principalmente allo scarso potere di controllo che le aziende possono esercitare sui loro fornitori. Il risultato migliore lo raggiungono nell’ambito della gestione dei rifiuti, con il 62%, performance elevata che si deve prima di tutto a una gestione circolare dell’invenduto e del recupero dei rifiuti.

Buono anche il tasso di circolarità (sfiora il 50%) nella fase del design: le aziende cercano di massimizzare la durabilità e riparabilità del prodotto, caratteristica da ricondurre al livello medio-alto di qualità in cui si colloca il distretto, dove grande attenzione è prestata anche agli imballaggi circolari. Il polo viene promosso anche per quanto riguarda la produzione, con il 50%. Per fare un esempio: quando investono su nuovi macchinari puntano su quelli di ultima generazione che garantiscono una riduzione degli scarti di tessuto. «Adesso ci sono molti progetti, anche grazie a bandi regionali e ai finanziamenti europei, per migliorare le performance - osserva Ottolenghi -, anche attraverso i corpi intermedi che favoriscono la ricerca e l’innovazione». A tale proposito il distretto, con un fatturato totale che oscilla intorno a 1,4 miliardi, può fare leva su Carpi Fashion System, il progetto di valorizzazione e promozione a cui aderiscono le associazioni datoriali, il Comune e la Fondazione CR di Carpi.

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