Space Economy, ecco come il flop Virgin Orbit spalanca la strada ai concorrenti
Il fallimento della società di sir Branson e l’impatto sulle mosse di Musk e Bezos. Conto alla rovescia per il lancio del razzo del patron di Tesla destinato a Marte
di Mara Monti
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I punti chiave
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La dichiarazione di fallimento di Virgin Orbit con l’accesso al «Chapter 11» americano ha riportato l’attenzione sul settore della space economy con i rischi e le opportunità che esso offre. La start up di sir Richard Branson, controllata da Virgin Investment a cui fa capo Virgin Galactic, specializzata nei viaggi suborbitali, era riuscita a realizzare sei lanci dal suo debutto nel 2017 dalla sua base californiana.
Virgin Orbit non ce l’ha fatta
L’ultimo lo scorso gennaio dallo spazioporto della Cornovaglia (UK), ma la missione Start Me Up (dalla canzone dei Rolling Stones) è fallita clamorosamente: il razzo LauncherOne lanciato dal Boeing 747 Cosmic Girl, non è riuscito a raggiungere la sua orbita ed è precipitato nell’oceano insieme ai suoi nove satelliti commerciali e militari. Si sperava che la missione avrebbe segnato un importante passo avanti nel realizzare l'ambizioso piano di trasformare il Regno Unito post Brexit in un attore globale, dalla produzione di satelliti alla costruzione di razzi e alla creazione di nuovi porti per le operazioni spaziali. Ma a precipitare nelle settimane successive è stato tutto il resto. Il grave incidente ha infatti costretto l’azienda a sospendere le operazioni e a tagliare drasticamente il personale. Fino a licenziare quasi tutti i suoi dipendenti lo scorso marzo per risparmiare denaro.
Musk ha un competitor in meno
Ora che Virgin Orbit è di fatto in vendita, SpaceX di Elon Mask avrà un concorrente in meno: in realtà, Virgin Orbit nella sua breve storia, ha lanciato con successo in orbita solo 33 satelliti con quattro lanci (sei in tutto, di cui due falliti). Con lo slogan «any time, any place, any orbit», si è differenziata da SpaceX e altri competitor con l’idea di lanciare da qualsiasi latitudine il carico tramite un vecchio jumbo jet della Virgin Atlantic, prima di dispiegare successivamente il razzo LauncherOne con a bordo i satelliti sull’oceano. Al confronto, SpaceX di Musk ha già condotto più di 200 missioni e al momento ha in orbita 3.242 satelliti con l’obiettivo di rendere internet accessibile anche dalle parti più remote del pianeta, oppure in situazioni di guerra come è successo in Ucraina, salvo poi spegnerli quando Musk ha cambiato idea sulla Russia.
A Bezos la sua costellazione
In corsa ci sono anche Amazon, OneWeb e diverse altre aziende con piani ambiziosi nel settore dei dati sull’osservazione deolla terra. E’ il caso di Jeff Bezos di Amazon, che oltre a Blue Origin per i viaggi spaziali turistici, ha in serbo il lancio di una sua costellazione con il progetto Kuiper da 3.236 satelliti, la metà da mandare in orbita entro il 2026: come SpaceX, ha sviluppato la tecnologia per il recupero dei razzi utilizzati, rendendo i lanci satellitari più economici e consentendo l’uso di razzi booster per più voli. Una battaglia tra titani che si combatte su grandi cifre, investimenti e soprattutto contratti con la Nasa che da anni sta appaltando lo spazio ai privati, esternalizzando molti processi come il trasporto di materiale e persone alla Stazione Satellitare Internazionale (ISS).
«Privatizzare» il volo su Marte
Come nel caso di Starship di SpaceX, l’astronave alta 120 metri, destinata a diventare il razzo più potente, pronta a decollare per il primo test entro la fine della terza settimana di aprile (tweet di ieri di Musk) dalla Starbase di Boca Chica, in Texas. Il razzo, che sarà anch’esso riutilizzabile, trasporterà in futuro materiali ed equipaggio per le missioni sulla Luna e su Marte. Inizialmente, verrà utilizzato per il trasporto dei materiali per la costruzione della base lunare, ma il fondatore di SpaceX, Elon Musk è sicuro che sarà destinato a trasportare anche gli astronauti prima sulla Luna poi su Marte. La Nasa, che ha contribuito a finanziare il razzo spaziale, prevede di utilizzarlo per far atterrare gli astronauti sulla luna per la prima volta da oltre 50 anni tramite il programma Artemis.


