Europa

Spagna, la Camera approva l’amnistia per i leader indipendentisti della Catalogna

A Barcellona cantano vittoria, sono state accettate quasi tutte le condizioni che il leader indipendentista Carles Puigdemont aveva messo

Carle Puigdemont, leader indipendentista ed ex governatore della Catalogna fuggito in Belgio per non finire in carcere in Spagna

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L’amnistia per gli indipendentisti della Catalogna è stata approvata dalla Camera spagnola. Il patto tra il premier socialista Pedro Sanchez e i partiti catalani ha retto al voto parlamentare: nel governo tirano un sospiro di sollievo, la legislatura può continuare, con il sostegno indispensabile delle formazioni nazionaliste, anche catalane. E a Barcellona cantano vittoria, sono state accettate quasi tutte le condizioni che il leader indipendentista Carles Puigdemont aveva messo. Mentre per tutta la Spagna, al di là degli interessi di parte, l’amnistia, per quanto criticabile, può essere un modo per voltare pagina dopo oltre dieci anni di scontri tra lo Stato e i leader catalani.

Il voto e le polemiche alla Camera

La legge di «amnistia per la normalizzazione politica, istituzionale e sociale in Catalogna», è stata approvata dalla Camera bassa del Parlamento spagnolo, nel secondo dibattito sul testo emendato, con 178 voti favore e 172 contrari. A favore hanno votato i socialisti del Psoe, promotore della legge, e compatti i partiti che sostengono la maggioranza di governo, fra cui la sinistra radicale di Sumar, i nazionalisti baschi del Pnv e Bildu, quelli catalani di Esquerra Republicana e Junts per Catalunya dell’ex governatore Puigdemont. Hanno invece votato contro i popolari, la destra di Vox e Upn.

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Spagna: Congresso approva amnistia per indipendentisti catalani

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L’amnistia per gli indipendentisti coinvolti nei processi per la stagione secessionista - culminata in Catalogna con il referendum e la dichiarazione unilaterale di indipendenza del 2017 - passerà ora all’esame del Senato, dove le opposizioni potranno solo ritardare ma non bloccare l’approvazione.

L’ostruzionismo dei conservatori

Nella Camera alta la maggioranza è infatti del Partito Popolare, che ha già annunciato l’intenzione di rallentare il più possibile l’iter legislativo della legge di amnistia. Secondo il regolamento parlamentare, in un massimo di due mesi dovrà tornare alla Camera bassa per il via libero definitivo, che è stimato ci sarà a fine maggio. E che apre le porte al ritorno in Spagna di Puigdemont, eurodeputato fuggito in Belgio nel 2017.
Puigdemont, capolista di Junts alle elezioni europee del 9 giugno, ha assicurato che scioglierà la prossima settimana il dubbio su un’eventuale candidatura alle elezioni catalane, anticipate al 12 maggio.

L’accordo tra socialisti e indipendentisti

L’amnistia è la legge più controversa della legislatura, negoziata dai socialisti con i partiti indipendentisti in cambio del voto di fiducia al premier Sanchez, nel novembre scorso. Discussa in un clima di grande tensioni e accuse incrociate di corruzione con i conservatori del Partito Popolare, principale forza dell’opposizione.

La normativa annullerà i procedimenti giudiziari e le condanne di almeno 400 esponenti politici e attivisti catalani, secondo il governo, oltre mille secondo Junts. Restano esclusi dalle misure di amnistia «gli atti che per la loro finalità possono essere qualificati come terrorismo, secondo la direttiva europea del 2017». E quelli che comportino «gravi violazioni» degli articoli 2 e 3 dell’Accordo Europeo di Diritti Umani, relativi al diritto alla vita e al divieto di tortura.

Puigdemont: ora la questione catalana torna alla politica

«L’amnistia risponde a un obiettivo, che non è quello di voltare pagina o di porre fine a qualcosa, ma di superare una fase erronea di repressione giudiziaria e di polizia contro un movimento politico, e far tornare alla politica la gestione di un conflitto di natura politica», lo ha scritto su X Puigdemont, pochi minuti dopo l’approvazione del provvedimento in favore dei secessionisti.

Ma i leader di Junts insistono sulla linea dura contro Madrid. «L’amnistia non è il punto finale, l’obiettivo è l’indipendenza della Catalogna», ha affermato Miriam Nogueras, la portavoce parlamentare di Junts per Catalunya, commentando l’esito positivo del voto. «Continuiamo a fare politica, ora sì da pari a pari con lo Stato spagnolo», ha aggiunto.

Sanchez soddisfatto per il via libera

Alla domanda dei cronisti se fosse soddisfatto dell’esito della votazione alla Camera bassa, il premier Sanchez si è limitato ad annuire.
Sanchez è entrato nell’emiciclo solo al momento del voto e non ha preso parte agli interventi dei portavoce dei gruppi al dibattito, prima della seconda votazione della Camera sul testo normativo, seguita alla bocciatura dello scorso 30 gennaio per i voti del Pp e di Vox, che hanno espresso dal primo momento un’opposizione frontale, ai quali si erano aggiunti quelli dei sette deputati di Junts per Catalunya, che non consideravano sufficienti le garanzie di perdono penale per Puigdemont e per gli altri implicati nei processi, contenute nel testo inizialmente accordato con il Psoe. Al dibattito era presente, invece, fra il pubblico, il leader di Esquerra Republicana catalana, Oriol Junqueras, che al suo arrivo alla Camera è stato ricevuto dai fischi di un gruppo di manifestanti delle opposizioni.

L’accusa del Partito popolare: tradita la Spagna

«Ha avuto via libera al Congresso la legge dell’impunità per corrotti, responsabili di sedizione e terroristi soci di Sanchez. La Spagna costituzionale può contare solo sul Partito Popolare», è questa la reazione a caldo della principale formazione dell’opposizione spagnola all’approvazione dell’amnistia per i secessionisti catalani. Parole affidate alla segretaria generale Cuca Gamarra. «Il Psoe ha consumato il suo tradimento a elettori e principi, alla democrazia e naturalmente alla Spagna», ha aggiunto in un commento su X. Una reazione è arrivata anche dagli ultraconservatori di Vox, attraverso una breve dichiarazione del leader Santiago Abascal ai cronisti parlamentari: «Lavoreremo per recuperare la Costituzione, la libertà degli spagnoli e la Spagna, oggi sequestrata da un branco di delinquenti», ha detto, aggiungendo che «tutto il governo si deve dimettere».

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