Lavoro

Spazi e costi ridotti con il lavoro ibrido, così le aziende si preparano alle nuove sfide economiche

Secondo uno studio di International Workplace Group (IWG), più di tre quarti (79%) delle aziende flessibili hanno riportato risparmi e affermano che il lavoro ibrido serve per mitigare aumento delle tasse, dazi e andamento dei mercati

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Sul lavoro ibrido, in parte in presenza, in parte da remoto, e sulla sua organizzazione per obiettivi e non per orario di lavoro e presenza alla scrivania, negli ultimi mesi si è aperto un dibattito, nato dopo la scelta di alcune grandi società, a cominciare da Amazon, di richiamare in sede i dipendenti, dopo un’accurata valutazione su quale sarebbe stato il miglior modello di lavoro nei tempi attuali. Quel che vale per una o alcune società, non vale per tutte, tanto più se c’è stata una revisione degli spazi nel corso del tempo che ha portato anche una loro diminuzione.

La conferma che non si sia trattato di un’ondata generalizzata arriva da una ricerca che International Workplace Group (IWG, il principale fornitore mondiale di spazi di lavoro flessibili, con marchi tra cui Regus e Spaces) ha realizzato su oltre mille ceo e senior business leader, equamente suddivisi tra Stati Uniti e Regno Unito: tre quarti (75%) delle aziende che offrono modalità di lavoro ibrido guardano con ottimismo al 2025. Tra quelle che hanno modelli organizzativi tradizionali, in presenza, questa percentuale scende al 58%.

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In altre parole le aziende che operano con un modello di lavoro ibrido sono significativamente più ottimiste sulla crescita nel 2025 rispetto a quelle che richiedono ai propri dipendenti di recarsi quotidianamente in ufficio. Queste aziende riconoscono inoltre che il lavoro ibrido consente di operare con costi aziendali inferiori anche perché gli spazi di lavoro si riducono e di aumentare la produttività dei dipendenti. Oltre che ovviamente di attrarre i migliori professionisti, soprattutto nel mondo tecnologico, data la forte sensibilità a questo temo. Del resto un recente studio, pubblicato dal professor Nicholas Bloom della Stanford University pubblicato su Nature ha messo in luce che il lavoro ibrido migliora la soddisfazione lavorativa e riduce di un terzo (33%) le dimissioni, senza compromettere la produttività.

Cosa accade in Italia

Per il nostro Paese i dati più aggiornati sono quelli dell’Osservatorio smart working del Politecnico di Milano che monitora costantemente questa modalità di lavoro. Segnali di riequilibrio sono in corso da tempo, che nel 2024 hanno stimato 3 milioni e 555mila smart worker, cifra che delinea una sostanziale invarianza rispetto al 2023. Con differenze dovute soprattutto alle dimensioni aziendali: il 96% delle grandi imprese private ha oggi consolidato al suo interno iniziative di smart working. La percentuale nelle Pmi si riduce notevolmente e scende al 53%, contro il 61% delle Pubbliche amministrazioni.

L’evoluzione delle modalità di lavoro ha reso centrale il tema degli spazi, sia come luoghi di trasmissione dell’identità organizzativa, sia come veicolo per affrontare le sfide ritenute prioritarie dalle organizzazioni. Questo ha portato il 78% delle organizzazioni che fanno un uso massiccio dello smart working a riconfigurare gli spazi per renderne più efficace la fruizione. E in alcuni casi a ridurli.

Warner bros. Discovery, in Italia, per citare un caso, ha da tempo, fin da prima della pandemia «una policy molto flessibile, allineata a quella internazionale che prevede la presenza in sede da 2 a 3 giorni alla settimana anche in funzione delle esigenze di lavoro e della capienza dell’ufficio - racconta la vicepresident People and culture Elena Santambrogio -. Non avremmo lo spazio sufficiente per tutti per tutti i giorni della settimana e abbiamo adottato molta flessibilità anche a seconda delle aree di lavoro e dei periodi. Per esempio nella sede di Milano dove occupavamo 4 piani adesso ne occupiamo 3 e lo spazio, da un lato è stato ridotto direi tra il 15 e il 20% e dall’altro lato è stato ripensato più in ottica di lavoro in team e di collaborazione. Non esiste un numero massimo di giorni che le persone possono lavorare da casa, ciò che è importante è che vi sia l’accordo con il proprio responsabile, che ognuno raggiunga i propri obiettivi e che in caso di necessità a lavorare in sede anche per molti giorni consecutivi vi sia disponibilità e flessibilità. Poi in alcuni periodi, penso all’estate, le sedi sono molto poco popolate perché le persone preferiscono lavorare altrove che da Roma o Milano dove abbiamo le nostre sedi che sono ambienti molto sociali, dove sicuramente non si trovano file di scrivanie di gente che lavora con indosso le cuffie».

Spazi ridotti, costi ridotti

Il lavoro flessibile ha consentito a molte aziende di ridurre i costi, diminuendo le dimensioni degli uffici in favore di spazi di lavoro flessibili e a breve termine. Più di tre quarti (79%) delle aziende flessibili hanno riportato risparmi sui costi e una percentuale simile (75%) afferma che il lavoro ibrido è incredibilmente utile per mitigare le imminenti sfide economiche provocate dall’aumento delle tasse, dei dazi e dall’andamento dei mercati in generale.

La ricerca di IWG indica che, poiché la fiducia delle imprese è sempre di più sotto la lente d’ingrandimento, le aziende che danno priorità alla flessibilità sono significativamente più ottimiste. Il 63% delle aziende ibride ha dichiarato di sentirsi più positivo sull’economia rispetto a un anno fa, rispetto ad un 44% delle aziende non flessibili. Mark Dixon, ceo di International Workplace Group, osserva che questi tempi difficili spingono i ceo e i leader a riflettere sul percorso da intraprendere.

Le aziende che puntano alla massima redditività comprendono che la chiave del successo risiede nel trattenere e attrarre i migliori talenti – il loro capitale intellettuale più prezioso. Questo focus strategico è essenziale per mantenere un vantaggio competitivo in un mondo in rapida evoluzione. Adottando il lavoro ibrido le aziende stanno riducendo i costi e migliorando la felicità e la produttività dei propri dipendenti. Non sorprende che le aziende che adottano questo modello siano quelle che guardano con ottimismo all’anno a venire».

Più produttività e fidelizzazione

Il lavoro flessibile sta migliorando la produttività e la fidelizzazione della forza lavoro. Il 72% delle aziende con un modello flessibile riporta un aumento della produttività dei propri dipendenti e una percentuale simile (71%) ritiene che le proprie politiche abbiano migliorato la capacità di attrarre e trattenere i professionisti più difficili da trovare sul mercato del lavoro. Così alla Grenke, la multinazionale che offre in locazione servizi e strutture tecnologiche per gli uffici e in Italia ha 200 lavoratori, fino a due anni fa c’erano 15 sedi.

Gli smartworker che lavorano nei coworking sul territorio vengono dotate di un kit per lo smartworking che comprende un secondo monitor ultraleggero e portatile, alzatine e tastiere ergonomiche, zaino, felpa, borraccia e tappetino per il mouse tutto realizzato con materiali ecosostenibili. Oggi, racconta Aurelio Agnusdei, country manager Italia, «l’azienda ha consolidato un modello attorno a due hub principali a Roma e Milano, arricchiti da una rete di coworking selezionati dove le persone possono scegliere in base alle loro esigenze.

In un contesto in cui molte aziende stanno ridefinendo le proprie strategie sul lavoro a distanza, privilegiando il rientro in ufficio, in Grenke abbiamo scelto un modello organizzativo che valorizza lo smart working, prevedendo un solo giorno di rientro in sede a settimana e consolidando la visione di un ambiente professionale basato sulla flessibilità, sull’efficienza e sull’orientamento ai risultati. Lo smart working non si limita al lavoro da remoto, ma significa lavorare per obiettivi, adottando un sistema fondato su tre direttrici principali: tecnologia (bytes), spazi (bricks) e comportamenti (behaviours)».

Integrare il benessere psicologico nelle strategie aziendali, continua Agnusdei «non è più un optional, ma una necessità per migliorare la produttività, l’innovazione e la competitività. Come azienda, l’obiettivo primario di Grenke è quello di creare un ambiente che favorisca l’engagement, stimoli la creatività e, al contempo, promuova il benessere psicofisico di chi lavora con noi. Questo è il fondamento di una cultura organizzativa che guardi al futuro senza mai dimenticare le persone e il valore che possono generare».

Tutto questo viene confermato da un’indagine interna da cui è emerso che nel 2024 «la soddisfazione generale delle persone è cresciuta dell’1,5% - dice Agnusdei -. Il trend è +10% complessivo negli ultimi 3 anni, quindi rispetto al 2021 pre-smart working, per cui l’introduzione dello smart working ha influito positivamente sul benessere delle persone. In particolare sul tema lavoro agile il gradimento è aumentato del 2% nel 2024 e ancora migliore è la valutazione sul worklife balance: +3% nel 2024».

Le prospettive

Tornando alla ricerca di Iwg, si ha effettivamente la conferma che le aziende flessibili sono più fiduciose sulle proprie prospettive di crescita e sull’aumento del personale. Oltre due terzi (67%) delle aziende ibride sono fiduciose che la loro attività crescerà nel 2025 e quasi la metà (48%) è sicura di poter assumere nuovi dipendenti, mentre nelle aziende tradizionali le percentuali scendono rispettivamente al 51% e 38%. I leader delle aziende ibride hanno citato numerosi vantaggi di questo modello, tra cui una maggiore soddisfazione dei dipendenti (53%), fidelizzazione (43%) e produttività (46%).

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