Speciale Moda Uomo, in edicola 30 pagine in allegato al quotidiano. Ecco i numeri dell’industria
In concomitanza con l’apertura di Pitti Uomo 105, focus sul menswear e le sue aziende, con storie d’impresa, approfondimenti su stile e modelli di vendita, le vetrine con le proposte per il prossimo autunno-inverno
di Silvia Pieraccini
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Anticipiamo l’articolo che apre lo Speciale Moda Uomo in edicola martedì 9 gennaio in allegato al quotidiano. In concomitanza con l’avvio di Pitti Immagine Uomo 105, lo Speciale propone 30 pagine ricche di storie d’impresa, approfondimenti su tendenze nello stile e modelli di vendita, di novità anche in tema di cosmetica, una categoria sempre più apprezzata anche al maschile. Inoltre, le pagine-vetrina con le proposte dalle nuove collezioni per l’AI 24-25.
Le fiere della moda sono, da sempre, lo specchio dell’evoluzione dello stile, delle tendenze, dell’approccio al mercato. Non solo perché presentano, con un anno (o addirittura 18 mesi) di anticipo le collezioni per le stagioni che verranno, ma anche perché permettono di “annusare” l’aria che tira e di capire la direzione del vento. Per la moda maschile questo ruolo è svolto tradizionalmente dal Pitti Uomo di Firenze, il più importante salone al mondo del comparto, che negli ultimi anni ha puntato l’attenzione su ecommerce, startup, sostenibilità e circolarità, innovazione digitale. Questa volta – edizione numero 105 dal 9 al 12 gennaio, con 831 marchi per il 46% stranieri che presentano le collezioni per l’autunno-inverno 2024-2025 – le parole-chiave sono clima e portafoglio.
Clima nel senso di meteo: il caldo dell’autunno ha lasciato nei negozi molti capi pesanti e imposto (ulteriori) riflessioni sulla progettazione delle collezioni. I produttori di tessuti e filati sono al lavoro da tempo per inventare nuovi materiali o alleggerire quelli vecchi. «La scansione delle stagioni della moda non ha più molto senso», ha scritto nero su bianco nei giorni scorsi Filpucci, azienda pratese che produce filati fantasia, legando questa affermazione anche alle scadenze produttive per rispondere alle sollecitazioni del mercato: «Non esistono più le tempistiche tradizionali che fino a oggi hanno stabilito i confini tra stagioni».
Il secondo faro del mercato, e quindi del Pitti Uomo, è il portafoglio inteso come capacità di spesa delle famiglie: l’inflazione ha dato un bel colpo agli acquisti, che si è visto (anche) sulle chiusure dei negozi, moltiplicatesi in Italia, in Europa, negli Stati Uniti. «È in atto un cambiamento profondo nei consumi – spiega Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine, la società che organizza Pitti Uomo – che ci “condanna” a ripensare ogni volta la fiera. Ma noi lo consideriamo un fatto positivo, una chance per interpretare e leggere il mercato, come abbiamo fatto ad esempio nel 2020 ideando la sezione sull’outdoor “I go out”. Oggi, dopo il Covid, stare all’aria aperta è diventata una necessità e l’outdoor cresce, così come la nostra sezione».
Il cambiamento nei consumi – secondo Napoleone – è un fatto congiunturale (meno soldi a disposizione) ma anche culturale: «Assieme all’outdoor, reinventato con materiali nuovi e più funzionali, sta facendosi largo il second hand, che si lega alla maggior sensibilità verso l’ambiente. In generale il mercato sta cercando prodotti di maggior qualità, ricerca, innovazione».

