Come funzionano le concessioni balneari all’estero: un confronto con l’Italia
Gli ordinamenti di Spagna, Grecia, Portogallo e Francia a confronto per capire se la “particolarità italiana”, nella gestione degli arenili e del demanio marittimo, è effettivamente tale
di Vittorio Nuti
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I punti chiave
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Il tema è decisamente estivo, ma messo un po’ in ombra da altre urgenze: dalla crisi di governo sotto il solleone alla campagna elettorale con le infradito. Parliamo del controverso regime delle concessioni balneari, da anni al centro di tentativi di riforma per liberalizzare il settore e allineare le norme italiane a quelle europee, Direttiva Bolkestein in primis. L’articolo 3 del Ddl concorrenza (tornato al Senato per l’approvazione definitiva dopo il via libera in seconda lettura della Camera) proroga al 31 dicembre 2023, e comunque non oltre il 31 dicembre 2024, l’efficacia delle concessioni demaniali in essere. E delega al (prossimo) Governo il riordino complessivo delle concessioni demaniali marittime. Previsti anche indennizzi per i concessionari uscenti.
In attesa di capire se l’argomento - uno dei più divisivi della maggioranza che ha sostenuto il Governo Draghi: partiti tiepidi se non ostili, soprattutto del centrodestra, premier a favore - tornerà tra i cavalli di battaglia e le promesse della campagna elettorale, facciamo il punto sulla “normativa degli altri”. E cerchiamo di orientarci tra le regole sulle concessioni balneari in vigore in alcuni Stati europei, per capire dove potrebbe portarci una riforma ordinata del settore. A guidarci, la documentazione predisposta dai funzionari di Montecitorio («Le concessioni demaniali marittime in Croazia, Francia, Grecia, Portogallo e Spagna», Dossier Camera XVII Legislatura), e le schede aggiornate sulla «Gestione del Demanio Costiero in Europa», del “Coordinamento Nazionale Mare Libero”.
Portogallo, diritto di prelazione e ammortamento
In Portogallo, il demanio marittimo ha diretta copertura costituzionale (articolo 84 Costituzione), e il regime delle concessioni demaniali marittime è disciplinato dalla legislazione ordinaria, in particolare le norme attuative della legge n. 58/2005 (Lei da Água) che a sua volta ha recepito la Direttiva quadro europea sulle acque 2000/60/CE.
La normativa portoghese in particolare distingue tra licenza e concessione. La prima è necessaria per l’occupazione temporanea delle spiagge con manufatti amovibili per fini turistici e per lo svolgimento di competizioni sportive e di navigazione. Parliamo quindi di pontoni, tende da sole, ombrelloni, sdraio, gazebo, rimesse per piccole imbarcazioni, spogliatoi, capanni, chioschi e docce. Per capirci, l’attrezzatura che caratterizza anche un gran numero di stabilimenti balneari di casa nostra, dove l’accoglienza dei clienti-bagnanti avviene in strutture di facile rimozione.
Le licenze possono essere concesse al massimo per 10 anni, tenuto conto, in particolare, del periodo di ammortamento degli investimenti. Al termine, le strutture smontabili sono rimosse e gli impianti fissi sono demoliti, a meno che l’amministrazione non decida di ripristinarli gratuitamente. In caso di rimozione o demolizione, l’imprenditore deve ripristinare la situazione preesistente ai lavori.

