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Spotify taglia il 17% del personale: «Divario tra obiettivi finanziari e costi»

Il gigante di musica e podcast quotato a Wall Street alle prese con la terza riorganizzazione dell’anno. Il ceo Daniel Ek: «Dobbiamo allinearci con gli obiettivi futuri»

Intrattenimento: Spotify, Wrapped 2023 è la colonna sonora di quest’anno

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A una manciata di giorni dal lancio delle classifiche annuali Wrapped 2023, Spotify annuncia tagli al personale del 17% a livello globale, una sforbiciata da circa 1.500 addetti. I dipendenti interessati saranno informati nella giornata di lunedì e incontreranno il management delle risorse umane entro la fine della giornata di martedì, ha dichiarato il big svedese dello streaming di musica e podcast in un comunicato. L’azienda punta a concentrarsi su una struttura più snella che le dovrebbe consentire di essere più strategica nel reinvestire i profitti, ha dichiarato il ceo e fondatore Daniel Ek. Quest’ultimo parlerà dei tagli mercoledì in una sessione del tradizionale evento societario «Unplugged».

Nel terzo trimestre Spotify ha realizzato un utile operativo grazie ad un aumento del 26% del numero dei suoi utenti attivi e un utile netto di 65 milioni di euro. «Sono consapevole che per molti una riduzione di questa portata può sembrare sorprendente, visti il recente dato positivo sugli utili e le nostre prestazioni», scrive Ek. I licenziamenti dovrebbero comunque consentire di «allineare Spotify con i nostri obiettivi futuri e di garantire che siamo adeguatamente dimensionati per le sfide a venire», ha aggiunto il top manager.

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L’ultima (buona) trimestrale

Si tratta della terza riduzione del personale annunciata da Spotify nel 2023, dopo quella del 6% di gennaio e del 2% di giugno. La scelta arriva dopo un terzo trimestre ben accolto dal mercato, grazie a una crescita dei ricavi e degli abbonati premium superiore alle attese e alla generazione di un utile operativo di 32 milioni di euro. Non che la musica online vada male: anzi. «Mi rendo conto che per molti una riduzione di questa portata sembrerà sorprendentemente ampia, data la nostra recente trimestrale e la nostra performance», afferma Ek. «Abbiamo discusso di eventuali riduzioni minori nel corso del 2024 e del 2025. Tuttavia, considerando il divario tra il nostro obiettivo finanziario e i nostri attuali costi operativi, ho deciso che un’azione sostanziale per ridimensionare i nostri costi era l’opzione migliore per raggiungere i nostri obiettivi» anche se si tratta di un taglio «incredibilmente doloroso per il nostro team».

Il ceo Ek: «Dobbiamo concentrarci sui risultati»

Secondo il ceo di Spotify «oggi abbiamo ancora troppe persone dedite a sostenere il lavoro e persino a lavorare attorno al lavoro piuttosto che a contribuire a opportunità con un impatto reale» mentre sarebbe «necessario che più persone si concentrino sui risultati per i nostri principali stakeholder: creator e ascoltatori». Da qui l’adozione di una «struttura più snella» che «ci consentirà anche di reinvestire i nostri profitti in modo più strategico nel business» ora che «la crescita economica ha rallentato drasticamente e il capitale è diventato più costoso. Questo - ha concluso Ek - non è un passo indietro; è un riorientamento strategico. Siamo ancora impegnati a investire e fare scommesse coraggiose, ma ora, con un approccio più mirato, garantendo la continua redditività e la capacità di innovazione di Spotify».

Gli investimenti in Ai

Tra gli investimenti della big tech svedese quotata a Wall Street si segnala un certo attivismo sul versante dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale. La compagnia che l’estate scorsa ha alzato i prezzi degli abbonamenti premium in numerosi mercati, tra cui l’Italia, a ottobre ha brevettato un generatore di mixtape digitali per gli utenti che si basa sul machine learning. Risale poi a settembre la notizia secondo la quale Spotify avrebbe sperimentato un tool di Ai capace di tradurre i podcast in tutte le lingue. Non è chiaro e non è detto che l’intelligenza artificiale abbia un impatto sulle decisioni lavoristiche dell’azienda, ma sono dati che vale la pena registrare.

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