Spumanti, l’Alta Langa punta a 2 milioni di bottiglie
di Mauro Giacomo Bertolli
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Alta Langa, DOC dal 2002 e DOCG dal 2011, rappresenta il Metodo Classico piemontese, una denominazione tra le più recenti tra quelle dedicate esclusivamente al Metodo Classico, che si rifà all'enologia sabauda dell'Ottocento, positivamente influenzata dalla Francia: mi piace sempre ricordare che a metà dell'Ottocento Carlo Gancia si stabilì per un paio d’anni a Reims facendosi assumere alla Piper-Heidsieck, importante maison fondata nel 1785, partendo come operaio, per poi diventare tecnico specializzato ed infine esperto, il tutto con l'obiettivo di imparare, oserei quasi dire "rubare", quante più nozioni possibile sulla lavorazione degli champagne.
La Denominazione Alta Langa si sviluppa sulla destra del fiume Tanaro, in quella fascia collinare che percorre le province di Cuneo, Asti ed Alessandria, territori che appartengono a 146 comuni. L'area è molto vasta, ma il numero di ettari vitati è ancora piuttosto esiguo: circa 100 con progetto di arrivare a 200. Questi numeri da un lato sono dovuti ad un progetto Alta Langa ancora giovane, in via di sviluppo, dall'altro all'attenta selezione dei terreni, esclusivamente collinari, con un'altitudine non inferiore ai 250 metri s.l.m., e dalla spiccata vocazione vitivinicola. I vitigni utilizzati sono Pinot Nero e Chardonnay almeno per il 90 % : l’eventuale resto si può ottenere da vitigni non aromatici idonei alla coltivazione nella Regione Piemonte. Le tipologie di spumante prodotto sono Pas dosé, Extra Brut, Brut ed Extra dry, bianco o rosato, esclusivamente millesimati, ovvero con indicata l’annata. Altra caratteristica fondamentale è che il processo di elaborazione ed affinamento dei vini prima della messa in commercio debba essere di almeno 30 mesi, 36 mesi per i vini con la menzione “Riserva”.
Mi piace anche ricordare il patto d'onore che lega le cantine ai viticoltori, per il quale questi ultimi si impegnano a impiantare e lavorare i vigneti seguendo un disciplinare determinato a garantire la massima qualità delle uve, e i produttori non fanno loro concorrenza, impegnandosi ad acquistare le uve da loro prodotte per realizzare lo spumante Alta Langa. Anzi è addirittura successo che alcuni piccoli viticoltori iniziassero anche a produrre direttamente l'Alta Langa.
Lo scorso 15 dicembre i soci del Consorzio dell’Alta Langa Docg si sono incontrati nella tenuta di Fontanafredda per fare una sorta di bilancio sull'andamento del 2016 e tracciare le linee per lo sviluppo del Metodo Classico piemontese. Piero Bagnasco, AD di Fontanafredda e padrone di casa, ha ricordato il grande momento di coesione che il Consorzio sta vivendo, con una splendida armonia tra parte agricola e parte industriale, proponendo di favorire l’ingresso di nuove aziende, confortato dagli ultimi dati positivi sulla commercializzazione delle bollicine Alta Langa.
A Giulio Bava, al secondo mandato come presidente del Consorzio, il compito di dare qualche numero “Siamo un piccolo consorzio che funziona molto bene. 85 soci, di cui 17 cantine, ben 70 aziende presenti oggi, segno che Alta Langa è sentito. Un progetto nato circa 30 anni fa per volontà di una manciata di viticoltori e sette aziende originarie. Tutti insieme stiamo sviluppando un vino, una denominazione e un territorio: è da qui che deriva ancora oggi la nostra energia. Se piantiamo una vigna per Alta Langa è perché crediamo nella scommessa di un vino che non sarà pronto prima di sei anni, e che dunque dovrà essere per forza un vino importante. La crescita e la qualità che Alta Langa oggi dimostra arrivano da lontano”.

