Stanley (Patagonia): «Istituzioni lente, le aziende guidino il cambiamento green»
Il «philosophy director» dell’azienda Usa parla di collaborazione tra concorrenti per salvaguardare l’ambiente. E sul made in Italy: «È sinonimo di alta qualità e l'alta qualità ha in sé il concetto di sostenibilità»
di Ilaria Vesentini
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«La sostenibilità è un concetto semplice, significa agire senza danneggiare nessuno, stare sul mercato con prodotti che risolvono problemi delle persone e dell'ambiente attraverso processi che li rispettino». Eppure dietro alla semplicità con cui parla Vincent Stanley, philosophy director di Patagonia - intervistato dal Sole-24 Ore in occasione della sua “lectio” a Parma in occasione della Customer week del gruppo farmaceutico Chiesi - ci sono 50 anni di scalata controcorrente che hanno portato il marchio californiano e la sua “ossessione” per il pianeta e l'etica a essere deriso e snobbato, prima di diventare il modello antesignano cui improntare le strategie aziendali.
Vincent Stanley, è davanti a una platea di 800 collaboratori di Chiesi per raccontare che cosa significa essere un'azienda responsabile oggi, a dieci anni dal libro “The responsible company” che ha scritto con suo zio, il fondatore di Patagonia, Yvon Chouinard. Cosa è cambiato in questo decennio?
Non è cambiato il modo di essere responsabile di un’azienda, significa oggi come allora realizzare i migliori prodotti sul mercato senza causare danni non necessari e sapendo che il proprio business ispira la comunità e può salvare il pianeta. È cambiata invece la consapevolezza di quanto è grave la crisi climatica, allora non lo si sapeva con tanta chiarezza. Questo sta accelerando i cambiamenti delle persone e dentro le aziende, perché oramai è evidente a tutti che un business che non si focalizzi sul lungo termine può anche generare profitti ma non può essere sostenibile.
E che cosa cambierà nei prossimi dieci anni?
Cambierà completamente il concetto di competitività. Io credo che si debba passare da un modello di shareholder primacy a uno di stakeholder capitalism, dove le strategie e le scelte tengono conto degli interessi di tutti, non solo degli azionisti, ma dei dipendenti, dei clienti, della collettività. Tutta la comunità di persone con cui lavora un imprenditore deve essere vista come alleato per raggiungere un obiettivo, che alla fine è per tutti quello di salvaguardare il nostro pianeta e la vita. E in questa direzione io credo che anche i concorrenti debbano iniziare a collaborare.

