Lusso

Stella McCartney, addio a Lvmh: torna indipendente

di Marta Casadei

British designer Stella McCartney arrives at the British Fashion Awards 2017 at the Royal Albert Hall in London, Britain, 04 December 2017.  ANSA/NEIL HALL

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Essere parte di un grande gruppo - e quindi avere alle spalle una “potenza di fuoco” economica e un’infrastruttura di un certo calibro - non è sempre un punto di forza (o la situazione migliore) per un piccolo marchio in via di sviluppo. Nè, viceversa, il marchio si rivela un asset per il gruppo, soprattutto in tempi di crisi.

Lo raccontano le storie, diverse, di brand emergenti: da Marco De Vincenzo, finito nell’orbita Lvmh tra il 2014 e il 2020, a Christopher Kane, di cui Kering ha detenuto una partecipazione tra il 2013 e il 2018. Lo testimonia, soprattutto, la vicenda di Stella McCartney, marchio di abbigliamento, accessori e calzature fondato dalla designer britannica nel lontano 2001 con l’intenzione di portare sul mercato un marchio di lusso che fosse anche vegano e sostenibile: la figlia di Paul McCartney ieri ha riacquistato la quota di minoranza, pari al 49% del capitale, che da cinque anni era detenuta dal colosso del lusso francese Lvmh.

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Prove di indipendenza anche dal gruppo di Arnault

Il gruppo di Bernard Arnault, infatti, l’aveva rilevata nel 2019, forse sull’onda di un’entusiasmo “green” legato sia agli input che arrivavano (all’epoca) da consumatori non ancora provati dal Covid e dalla crisi economica sia a quelli della politica europea, con la Commissione Von der Leyen I che aveva appena varato il Green Deal. Non è però la prima volta che McCartney si emancipa da un conglomerato del lusso: la designer - che agli inizi aveva lavorato per Chloé e per Gucci - aveva dato vita al proprio marchio nel 2001 in una joint venture con l’allora Ppr, oggi gruppo Kering.

Il legame precedente con Kering

Il gruppo di Pinault, che deteneva il 50% del capitale di Stella McCartney, aveva contribuito allo sviluppo del brand - che era diventato famoso anche per le collaborazioni con marchi “esterni” come Adidas - ma nel marzo 2018 si era consumata la rottura: McCartney, anticipando quanto fatto ieri con Lvmh, aveva riacquistato le quote in mano a Kering, scegliendo di diventare indipendente. «Era venuto per me il momento di prendere il pieno controllo dell’azienda che porta il mio nome -aveva dichiarato la designer in quell’occasione -. Sono impaziente di aprire questo nuovo capitolo della mia vita e entrare nel futuro con questo brand e la nostra squadra». Poco più di un anno dopo McCartney aveva però ceduto una quota di minoranza a Lvmh. A suo dire, infatti, Bernard Arnault era stato particolarmente efficace nel “corteggiarla”: «Dall’annuncio della mia decisione di prendere pieno controllo del marchio nel marzo 2018 – aveva spiegato McCartney, commentando l’operazione – ci sono stati molti approcci da varie parti che hanno espresso il desiderio di collaborare e investire nella maison. Sebbene gli approcci fossero interessanti, nessuno ha potuto eguagliare la conversazione avuta con Bernard Arnault e suo figlio Antoine. La passione e l’impegno che hanno espresso nei confronti del marchio, e la fiducia nelle ambizioni e nei nostri valori come leader globale nel fashion luxury sostenibile sono state davvero notevoli».

La strategia di Lvmh

La decisione arriva in un momento di difficoltà per il lusso: il 2024, secondo le stime di Altagamma-Bain, segnerà ha segnato una flessione del mercato del -2%. La crisi ha colpito marchi grandi (come Gucci, brand “ammiraglia” di Kering) e piccoli e ha portato i grandi gruppi a una razionalizzazione. Lo scorso anno proprio Lvmh ha ceduto Off-White, marchio fondato nel 2012 da Virgil Abloh, compianto direttore creativo di Louis Vuitton scomparso nel 2021, all’americano Blustar Alliance. Rivendere a Stella McCartney la partecipazione di minoranza potrebbe essere per il gruppo parigino - che oggi comunica i risultati finanziari per l’anno fiscale 2024 - un modo per procedere nella razionalizzazione del business, concentrandosi sui marchi core (Louis Vuitton, Dior, Fendi: tra gli altri e nel segmento moda). In attesa di una ripresa del mercato globale che potrebbe però arrivare solo alla fine di quest’anno.

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