Automotive

Stellantis, Toyota e altri big, accordo con Tesla per la cessione di emissioni CO2

Il progetto funzionale a evitare le multe dell’Unione europea per il mancato rispetto degli obblighi di riduzione delle emissioni

Tesla, accordo con gli altri big dell’auto

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<a class="classi-link-interno" href="#U60833615241cwY">Il minore dei mali, previsto da chi impone i limiti</a>

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La Commissione europea non arretra di un millimetro. Per il neocommissario per il clima, l’olandese Wopke Hoekstra, difendere i sacri principi dell’Unione, la concorrenza su tutti, viene prima della sopravvivenza dell’industria e dei posti di lavoro. Così le case automobilistiche, a 2025 ormai iniziato, non hanno scelta: rispettare le rigorose normative Ue sulle emissioni. Dal 1 gennaio il nuovo limite è 94 g/km di CO2. Ad oggi le emissioni medie sono pari a 120, e solo un terzo dei brand è al di sotto (dati Dataforce). I costruttori inadempienti subiranno una sanzione di 95 euro per ogni grammo in eccesso, da moltiplicare per il numero di veicoli immatricolati. Un bagno di sangue stimato nell’ordine di 16 miliardi di euro complessivi, a meno di tagliare la produzione di auto termiche.

Il minore dei mali, previsto da chi impone i limiti

Per evitare il peggio, le case intendono seguire una strada già battuta: acquistare crediti di carbonio - permessi che consentono al proprietario di emettere una certa quantità di anidride carbonica - da produttori di veicoli elettrici, a emissioni zero durante l’utilizzo (nel ciclo di vita, se prodotti in Cina, facilmente no), come Tesla e Polestar, svedese con sede a Göteborg controllata dal gruppo cinese Geely. Questa pratica permette di abbassare la media delle emissioni complessive e limitare le sanzioni. In fondo, un trucco, perché la CO2 resta quella, ma le multe pesano meno.

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La possibilità di creare pool di emissioni è prevista, ovviamente, dalla stessa Ue che impone i limiti, ma i partecipanti possono condividere solo dati relativi alle emissioni di CO2, agli obiettivi specifici e al numero totale di veicoli immatricolati.Secondo documenti dell’Ue, aziende come Stellantis, Toyota, Ford, Mazda e Subaru hanno già stretto accordi con Tesla per creare un pool comune di emissioni. Mercedes-Benz guida un altro gruppo che include Polestar, Volvo Cars e Smart. Le aziende che non potrebbero non vendere veicoli elettrici a sufficienza (quest’anno la quota dovrebbe essere tra il 20 e il 24%, ma le big europee stanno tra l’8% e il 12%) potranno sommare le loro emissioni medie alle zero emissioni di Tesla e Polestar, che con le loro flotte generano crediti di carbonio da vendere.

C’è tempo fino al 5 febbraio per aderire al pool guidato da Tesla e fino al 7 febbraio per quello di Mercedes.

Quanto guadagna Tesla dal business della CO2

Per la casa di Elon Musk la vendita di crediti di carbonio rappresenta una fonte di guadagno niente male: nei primi nove mesi del 2024, circa il 3% del suo fatturato totale di 72 miliardi, ovvero 2,16 miliardi, è arrivato da queste operazioni. Nell’intero 2023, 1,79 miliardi su ricavi di 96,7 miliardi. Polestar, da parte sua, prevede un surplus notevole di crediti di CO2 per il 2025. E così i marchi Geely - Polestar, Volvo Cars e Smart (jv cinese al 50% tra Mercedes e Geely) - si uniranno per aiutare Mercedes-Benz a raggiungere gli obiettivi. Il patron di Geely, Li Shufu, possiede il 9,7% delle azioni della casa di Stoccarda.

La strada resta in salita. Stellantis, per esempio, deve aumentare la quota di veicoli elettrici venduti in Europa dal 12% al 21% per evitare multe che potrebbero raggiungere i 300 milioni di euro per ogni punto percentuale mancato. Jean-Philippe Imparato, responsabile delle operazioni europee del quarto gruppo mondiale, ha dichiarato che l’obiettivo è non pagare alcuna multa grazie al pooling e al rafforzamento della gamma di veicoli elettrici. Volkswagen, casa europea numero uno, non si è ancora sbilanciata.Il pooling potrebbe consentire alle case automobilistiche tradizionali di sostenere meglio lo sforzo verso la transizione elettrica. Ma i critici sottolineano che potrebbe rallentare l’innovazione, lasciando circolare veicoli meno efficienti. Alcuni Paesi europei, tra cui l’Italia, hanno richiesto, senza esito, una sospensione delle multe del 2025, evidenziando il rischio di impatti negativi sull’industria.

Tesla sotto la lente dell’autorità Usa

La National Highway Traffic Safety Administration, agenzia Usa del Dipartimento dei Trasporti che fissa gli standard di riferimento per la sicurezza sulla strada, ha avviato, intanto, una valutazione preliminare di circa 2,6 milioni di veicoli Tesla, in seguito a segnalazioni di problemi con una funzione di assistenza alla guida nota come “Actually Smart Summon”. Nei documenti pubblicati sul suo sito web, l’agenzia ha dichiarato di aver ricevuto un reclamo in cui si afferma che il sistema ha provocato un incidente e ha esaminato i resoconti dei media relativi ad almeno altri tre incidenti simili. Non è il primo procedimento che interessa Tesla e i suoi software di guida, finiti anche sotto la lente del Dipartimento di Giustizia.

Actually Smart Summon, lanciato alla fine dello scorso anno, consente ai proprietari di spostare i propri veicoli a distanza nei parcheggi o in altri luoghi utilizzando un’applicazione per smartphone. L’Nhtsa ha dichiarato che alcuni veicoli si sono schiantati dopo non aver rilevato i pali o le auto parcheggiate durante il funzionamento della funzione. L’agenzia ha anche detto che alcuni utenti hanno avuto troppo poco tempo per evitare un incidente.

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