Rapporto retribuzioni Odm

Stipendi, lavorare al Nord o al Sud fa la differenza: la forbice fino all’11%

Dimensione aziendale, area territoriale e settore sono i tre fattori che incidono di più sulla retribuzione base annua. Un quadro al Sud guadagna fino all’11,5% in meno della media. Il settore che paga meglio è la finanza: + 15% della media

di Cristina Casadei

(Adobe Stock)

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Lavorare al Nord e al Sud, ma anche in un’azienda piccola, media o grande può fare la differenza. Decisamente molta differenza, così come anche lavorare nei servizi o nella finanza. Dimensione aziendale, area territoriale e settore sono i tre fattori che incidono di più sulla retribuzione base annua. Un quadro al Sud guadagna fino all’11,5% in meno della media. Il settore che paga meglio è la finanza: + 15% della media

Sono alcuni degli scostamenti emersi nel rapporto del 2024 sulle retribuzioni di Odm consulting che ha analizzato le retribuzioni dei primi 9 mesi del 2023, utilizzando per l’analisi i dati di 900 aziende e riportando le informazioni raccolte a un universo costituito da quasi 8 milioni di lavoratori dipendenti di imprese private, determinato utilizzando i dati Inps.

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La forbice tra Nord e Sud

In media nel 2023 i dirigenti hanno avuto una retribuzione annua base lorda (Rba) di 119.603 euro, i quadri di 61.829, gli impiegati di 34.809 e gli operai di 27.716. Se prendiamo i dirigenti, al nordovest hanno guardagno il 5% in più della media, al nordest il 3% in meno, al centro il 4% in meno e al sud il 9% in meno, pari a oltre 10mila euro (108.839). Tra i quadri, nel nordovest si guadagna il 4% in più, nel nordest lo 0,1% in più, al centro il 3,5% in meno e al sud l’11,5% in meno. Gli impiegati del nordovest hanno una Rba del 3,1% in più, quelli del nordest dell’1,8%, mentre al centro dello 0,6% in meno e al sud del 9,3% in meno. Tra gli operai la situazione è più equilibrata: a nordovest guadagnano il 2,9% in più, a nordest il 3,8%, mentre al centro il 3,4% in meno e al sud il 6,3% in meno.

Le variazioni delle dimensioni aziendali

Differenze importanti vengono determinate anche dalla dimensione aziendale. Per la Rba dei dirigenti si nota una variazione tra piccole aziende (114.819 euro, -4%), medie (118.407, -1%) e grandi (126.780, +6%). Nella Rba dei quadri che in media è 61.829, lo scostamento è del -2,7% nella piccola impresa (60.177 euro), del +3,3% nella media (63.861 euro) e del +10,2% nella grande (68.141 euro). Tra gli impiegati, dove la Rba è a 34.809 in media, nelle piccole aziende è più bassa del 5,2% (32.989 euro), mentre nelle grandi è superiore dell’8,2% (37.647 euro). Infine nel caso degli operai che hanno una Rba media di 27.716 euro, nelle piccole imprese è inferiore del 10,2% (24.878 euro), nelle medie del 6,1% (26.030 euro) e nelle grandi è superiore del 3,5% (28.692 euro).

La pay ratio 2023 a 4,3

Se prendiamo invece le retribuzioni totali annue per i dirigenti il valore è 139.790 euro, per quadri 67.293, per gli impiegati 36.257 e per gli operai 28.488. La pay ratio, ossia il rapporto tra la retribuzione base annua media dei dirigenti e quella degli operai, è di 4,3. Le percentuali di variabile di breve periodo a target, ovvero legate ad un sistema di incentivazione formalizzato, sono tra il 20 e il 35% per i direttori, tra il 18 e il 25% per gli altri dirigenti, tra il 14 e il 18% per i quadri e tra il 6 e il 10% per gli impiegati.

I settori con retribuzioni più alte e più basse

Nel caso dei dirigenti è la finanza a vedere lo scostamento positivo maggiore della Retribuzione base annua (+15% rispetto alla media), seguito dal commercio (+4%). Le retribuzioni base nel comparto industria restano in linea alla media generale, mentre i servizi vedono uno scostamento negativo del -8%. Per quanto riguarda i quadri, le retribuzioni nella finanza sono allineate alla media, mentre è sotto la media la Rba nei servizi (-6,6%). Sopra la media, invece, i settori commercio (+7,6%) e industria (+5,6%). I settori finanza e industria hanno le retribuzioni più alte per gli impiegati (rispettivamente +12% e +8% rispetto alla media) mentre servizi e commercio quelle più basse (rispettivamente -7,6% e -6,8%). Infine, per gli operai, le retribuzioni sono più elevate nell’industria (+4,1% rispetto alle media generale) e inferiori nel commercio (-5,9%).

La perdita di potere di acquisto degli ultimi tre anni ...

In questi ultimi anni abbiamo conosciuto un’ascesa costante dei prezzi di tutti i beni, da quelli del carrello della spesa fino alle bollette, per effetto della sequenza pandemia-guerre-choc energetico. Una via senza ritorno perché i prezzi non torneranno indietro, come ci mostra lo scontrino della spesa. La conseguenza è stata non solo falcidiare il potere di acquisto di chi ha le buste paga più deboli, ma rendere strutturali nuove abitudini di consumo all’insegna della rinuncia e della sobrietà anche nel ceto medio. «L’anno peggiore per il potere d’acquisto dei lavoratori italiani è stato il 2022, quando a fronte di un dato inflattivo pari all’8,7%, la percentuale di incremento retributivo è stata del 2,8%, con un delta negativo pari a -5,9% - spiega Miriam Quarti, responsabile area Reward & Engagement di Odm consulting (società di consulenza sulle risorse umane di Gi group) -. Allora, si veniva da un anno, il 2021, in cui l’aumento delle retribuzioni era stato inesistente (0,1%) e quello dell’inflazione dell’1,9%: il delta era negativo ma del - 1,8%. Poi è arrivato il 2023, con un raffreddamento dell’inflazione, al 6%, e un aumento delle retribuzioni del 3,7%. Il delta è sempre negativo ma del - 2,3%».

... e l’inversione di tendenza di quest’anno

Nel solo 2022, stima Paolo Andreani, segretario generale della Uiltucs, se prendiamo il commercio dove è in corso una trattativa per il rinnovo dei 4 contratti (Confcommercio, Federdistribuzione, Confesercenti, Coop) si è persa oltre una mensilità per effetto della fiammata inflattiva. E recuperare il terreno perduto sul potere di acquisto sembra impossibile, anche perché sui prezzi non sembra esserci alcun arretramento. Il 2024, però, se le stime e le aspettative verranno confermate, dovrebbe essere quello di un’inversione di tendenza, seppure piccola. «L’aumento delle retribuzioni sarà in linea con quello del 2023, intorno al 3,6% - dice Quarti -, mentre l’inflazione, secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale sarà al 2,6%. Dopo 3 anni di perdita, quest’anno si assisterà, seppure per un solo punto percentuale, al ritorno del potere di acquisto in territorio positivo».

Il confronto internazionale

Il trend del delta tra incremento delle retribuzioni e inflazione consente all’Italia di agganciare le grandi economie europee, come la Germania, la Francia e il Regno Unito. Nel 2023 un delta vicino a quello del nostro paese (-2,3%) è stato registrato in Germania (-2,2%) e nel Regno Unito (-2,8%) dove il tasso di inflazione più alto è stato controbilanciato da una crescita delle retribuzioni medie sopra il 4%. Un impatto più lieve c’è stato in Francia e Portogallo (-1,6%) mentre l’incremento resta molto sotto l’inflazione, soprattutto per i paesi dell’est Europa e per la Turchia, quest’ultima con una prospettiva di peggioramento anche nel 2024. L’incremento delle retribuzioni è in linea con l’inflazione in Olanda, Spagna e Svizzera, mentre è sopra l’inflazione (+2,6%) solamente in Belgio, per effetto soprattutto di un sensibile incremento retributivo nel 2023 (+5,1%). In generale le retribuzioni medie sono superiori a quelle italiane per tutti i profili professionali in Belgio, Francia, Germania, Olanda, Regno Unito e Svizzera. Proprio in Svizzera si registrano le retribuzioni base annue medie (Rba) più alte per tutti i profili, con un picco per i director, che arrivano a percepire una Rba fino a 2,9 volte superiore a quella italiana. Gli stessi profili registrano invece la Rba più bassa in Turchia, con retribuzioni fino a 2,7 volte inferiori. Sensibile scostamento in positivo per chi ha ruoli operativi in Germania (1,4 volte la Rba italiana) e in negativo per gli stessi profili in Bulgaria (2 volte in meno rispetto alla Rba italiana). Per i profili manageriali, invece, nel Regno Unito la Rba è 1,6 volte maggiore rispetto all’Italia, mentre in Romania fino a 2 volte inferiore.

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