STMicroelectronics, focus su nuovi materiali e intelligenza artificiale
Il gruppo investe nell’utilizzo dei supporti di silicio da 300 millimetri e sulla base produttiva. L’impatto della frenata economica e il rischio cinese
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Proseguire nell’ampliare la base produttiva. Poi: sviluppare algoritmi di Inteligenza artificiale. Ancora: sfruttare i nuovi materiali. Sono tra le priorità di Stmicroelectronics (St), di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici finanziari, a sostegno del business.
Dinamica reddituale
L’attività, a ben vedere, nel corso degli anni è stata contraddistinta dall’incremento della redditività: il Gross margin e l’Ebit margin sono aumentati. Nel 2017 i due indicatori valevano, rispettivamente, il 39,2 e l’11,9%. Successivamente, tra un’accelerata e una frenata, sono aumentati e, nel 2022, hanno raggiunto il 47,3% (Gross margin) e 27,5% (Ebit margin). A fine del 2023, poi, la previsione - calcolata sul valore medio della forchetta dei ricavi stimati sul quarto trimestre - indica il Gross margin al 48,1% (il fatturato annuale - sempre nel mid point della stima - è previsto a quota 17,3 miliardi di dollari, inferiore di 100 milioni rispetto alle indicazioni di metà anno). Insomma: la marginalità è in progressiva crescita. Un andamento dovuto a cosa? I motivi sono molteplici. In primis, messa alle spalle l’operatività in settori problematici, il gruppo si è concentrato su particolari comparti quali l’automotive o l’industrial. Inoltre, da un lato, è stata eliminata la dispersività nell’offerta; e, dall’altro, l’azienda si è focalizzata su specifici prodotti (ad esempio il microcontrollore Stm 32). Di più. C’è stato il forcing sull’efficientamento operativo. Il rapporto tra costi operativi netti e ricavi, tra il 2017 e il 2022, è passato dal 27,4 al 19,8%. Vero! Nel corso degli esercizi ci sono stati anche incrementi: nel 2019, dopo che nell’esercizio precedente la percentuale era calata al 25,2%, l’indicatore è risalito al 26%. Inoltre: a fronte delle diverse esigenze di ogni esercizio (ad esempio nell’R&D), il confronto non è totalmente significativo.
Ciò detto, però, la dinamica di fondo non cambia. Si tratta di un trend al ribasso che, da una parte, mostra gli sforzi aziendali; e che, dall’altra, prosegue anche attraverso la digitalizzazione dei processi operativi. Un esempio? L’informatizzazione della filiera produttiva: dalla ricezione dell’ordine al suo invio in fabbrica fino all’evasione del medesimo.
Base produttiva
Ma non è solo una questione di contenimento dei costi. St punta alla stessa espansione della capacità produttiva. Nel 2023 gli investimenti capitalizzati previsti sono intorno a 4 miliardi di dollari. Di questi circa la metà sono appannaggio proprio della “capacity”. In particolare, il gruppo italo-francese va compiendo sforzi per allargare la produzione sul wafer di silicio da 300 millimetri. Un supporto il quale, tra le altre cose, permette di ridurre il costo per unità di prodotto. Ebbene: qui c’è l’intervento sull’impianto francese di Crolles. Attualmente la struttura ha una produzione settimanale potenziale di 10mila fette da 300 millimetri. Nel 2024 il valore è previsto salire a 12mila per, nel 2025-2026, arrivare a 15mila wafer. Non solo. Altro impegno rilevante riguarda il sito di Segrate. Ad oggi la produzione settimanale è di circa 500 fette da 300 millimetri. Nel 2024 dovrebbe passarsi a 1.500 e, nel 2025-2026, salire intorno alle 4mila fette (potenziali) settimanali. Sia chiaro: gli esborsi per raggiungere simili obiettivi non sono ovviamente contabilizzati solamente nel 2023. E, però, il focus è nei fatti.
Nuovi materiali
Come è nei fatti l’impegno sui nuovi materiali: dal nitruro di gallio (più in là nel tempo) al carburo di silicio. Proprio rispetto a quest’ultimo, il giro d’affari previsto da St, a fine del 2023, dovrebbe essere di 1,2 miliardi di dollari (circa 2 miliardi nel 2025). La tecnologia, a ben vedere, trova un’importante applicazione negli inverter (trasformatori di corrente continua in alternata) per l’automotive. E però, a fronte della possibilità - a parità di prestazioni - di realizzare risparmi energetici, le potenzialità sono anche in altri ambiti quali, ad esempio, quello industriale. Il focus descritto richiede giocoforza un impegno sulla base produttiva. In tal senso St, nell’impianto di Catania, investe 730 milioni di euro (40% finanziato con il Pnrr) per la produzione proprio con il carburo di silicio. I primi wafer da 150 millimetri sul new material verranno realizzati nel 2024 mentre, sempre l’anno prossimo, quelli da 200 millimetri saranno in fase di pre industrializzazione. Gli sforzi, peraltro, si estendono alla stessa Cina. Nel giugno scorso St ha siglato l’accordo per un jv con Sanan Optoelectronics. La partnership prevede la realizzazione di una fabbrica per la produzione tramite il carburo di silicio.



