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STMicroelectronics, focus su nuovi materiali e intelligenza artificiale

Il gruppo investe nell’utilizzo dei supporti di silicio da 300 millimetri e sulla base produttiva. L’impatto della frenata economica e il rischio cinese

di Vittorio Carlini

6' min read

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Proseguire nell’ampliare la base produttiva. Poi: sviluppare algoritmi di Inteligenza artificiale. Ancora: sfruttare i nuovi materiali. Sono tra le priorità di Stmicroelectronics (St), di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici finanziari, a sostegno del business.

Dinamica reddituale

L’attività, a ben vedere, nel corso degli anni è stata contraddistinta dall’incremento della redditività: il Gross margin e l’Ebit margin sono aumentati. Nel 2017 i due indicatori valevano, rispettivamente, il 39,2 e l’11,9%. Successivamente, tra un’accelerata e una frenata, sono aumentati e, nel 2022, hanno raggiunto il 47,3% (Gross margin) e 27,5% (Ebit margin). A fine del 2023, poi, la previsione - calcolata sul valore medio della forchetta dei ricavi stimati sul quarto trimestre - indica il Gross margin al 48,1% (il fatturato annuale - sempre nel mid point della stima - è previsto a quota 17,3 miliardi di dollari, inferiore di 100 milioni rispetto alle indicazioni di metà anno). Insomma: la marginalità è in progressiva crescita. Un andamento dovuto a cosa? I motivi sono molteplici. In primis, messa alle spalle l’operatività in settori problematici, il gruppo si è concentrato su particolari comparti quali l’automotive o l’industrial. Inoltre, da un lato, è stata eliminata la dispersività nell’offerta; e, dall’altro, l’azienda si è focalizzata su specifici prodotti (ad esempio il microcontrollore Stm 32). Di più. C’è stato il forcing sull’efficientamento operativo. Il rapporto tra costi operativi netti e ricavi, tra il 2017 e il 2022, è passato dal 27,4 al 19,8%. Vero! Nel corso degli esercizi ci sono stati anche incrementi: nel 2019, dopo che nell’esercizio precedente la percentuale era calata al 25,2%, l’indicatore è risalito al 26%. Inoltre: a fronte delle diverse esigenze di ogni esercizio (ad esempio nell’R&D), il confronto non è totalmente significativo.

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Ciò detto, però, la dinamica di fondo non cambia. Si tratta di un trend al ribasso che, da una parte, mostra gli sforzi aziendali; e che, dall’altra, prosegue anche attraverso la digitalizzazione dei processi operativi. Un esempio? L’informatizzazione della filiera produttiva: dalla ricezione dell’ordine al suo invio in fabbrica fino all’evasione del medesimo.

NOVE MESI A CONFRONTO

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Base produttiva

Ma non è solo una questione di contenimento dei costi. St punta alla stessa espansione della capacità produttiva. Nel 2023 gli investimenti capitalizzati previsti sono intorno a 4 miliardi di dollari. Di questi circa la metà sono appannaggio proprio della “capacity”. In particolare, il gruppo italo-francese va compiendo sforzi per allargare la produzione sul wafer di silicio da 300 millimetri. Un supporto il quale, tra le altre cose, permette di ridurre il costo per unità di prodotto. Ebbene: qui c’è l’intervento sull’impianto francese di Crolles. Attualmente la struttura ha una produzione settimanale potenziale di 10mila fette da 300 millimetri. Nel 2024 il valore è previsto salire a 12mila per, nel 2025-2026, arrivare a 15mila wafer. Non solo. Altro impegno rilevante riguarda il sito di Segrate. Ad oggi la produzione settimanale è di circa 500 fette da 300 millimetri. Nel 2024 dovrebbe passarsi a 1.500 e, nel 2025-2026, salire intorno alle 4mila fette (potenziali) settimanali. Sia chiaro: gli esborsi per raggiungere simili obiettivi non sono ovviamente contabilizzati solamente nel 2023. E, però, il focus è nei fatti.

RICAVI E DIVISIONI

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Nuovi materiali

Come è nei fatti l’impegno sui nuovi materiali: dal nitruro di gallio (più in là nel tempo) al carburo di silicio. Proprio rispetto a quest’ultimo, il giro d’affari previsto da St, a fine del 2023, dovrebbe essere di 1,2 miliardi di dollari (circa 2 miliardi nel 2025). La tecnologia, a ben vedere, trova un’importante applicazione negli inverter (trasformatori di corrente continua in alternata) per l’automotive. E però, a fronte della possibilità - a parità di prestazioni - di realizzare risparmi energetici, le potenzialità sono anche in altri ambiti quali, ad esempio, quello industriale. Il focus descritto richiede giocoforza un impegno sulla base produttiva. In tal senso St, nell’impianto di Catania, investe 730 milioni di euro (40% finanziato con il Pnrr) per la produzione proprio con il carburo di silicio. I primi wafer da 150 millimetri sul new material verranno realizzati nel 2024 mentre, sempre l’anno prossimo, quelli da 200 millimetri saranno in fase di pre industrializzazione. Gli sforzi, peraltro, si estendono alla stessa Cina. Nel giugno scorso St ha siglato l’accordo per un jv con Sanan Optoelectronics. La partnership prevede la realizzazione di una fabbrica per la produzione tramite il carburo di silicio.

STORIA E REDDITIVITÀ

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La variabile geopolitica

Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La situazione è più complicata. Il risparmiatore, rispetto alla Cina, ricorda lo scontro tra Washington e Pechino sulle tecnologie. Nonostante, di recente, ci sia stato l’incontro tra il presidente Usa Joe Biden e quello cinese Xi Jinping, la nuova Guerra Fredda cresce. Soprattutto sui microprocessori. Al che, vista l’importanza dell’ ex Regno di Mezzo per St, il timore è che la variabile geopolitica pesi sull’espansione aziendale. La società, pure consapevole della situazione, non condivide la preoccupazione. In primis, viene sottolineato, lo scontro ha ad oggetto soluzioni - quali ad esempio i microprocessori avanzati ad alta potenza di calcolo per l’Intelligenza artificiale generativa - che non rientrano nell’offerta del gruppo. In altre parole: la produzione di St, ad esempio con i microcontrollori, non è costituita da tecnologie nel mirino di Washington. Inoltre, come mostra la stessa jv con Sanan, la strategia della società è quella di produrre essenzialmente in loco per la domanda locale. Cioè: il gruppo rimarca che il suo output made in China è indirizzato al mercato dello stesso ex Regno di Mezzo. Una condizione la quale, da una parte, evita problematiche legate all’export; e, dall’altra, consente al gruppo di dire di potere gestire la situazione.

Già, la situazione. Il fatto che la società non sia presente su certi prodotti - ad esempio Gpu - per l’Artificial intelligence (Ai) non significa che l’azienda dimentichi la medesima. Anzi! St ha un focus sull’Ai. Semplicemente questo è articolato in maniera da essere coerente con la strategia aziendale. In tal senso può ricordarsi che vengono studiati e sviluppati algoritmi di Intelligenza artificiale inseriti, ad esempio, nei microcontollori o nei sensori. Si tratta di tecnologie le quali permettono, tra le altre cose, di elaborare localmente dati e informazioni ricevute al nodo (ad esempio un braccio robotico). Un’attività finalizzata, da una parte, a selezionare i dati stessi per ottimizzazione la prestazione; e, dall’altra, evitare il sovraccarico di dati verso il centro del cloud computing. Insomma: l’Ai dà valore aggiunto alle soluzioni di St.

IL CRUSCOTTO DEL TITOLO

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La frenata economica

Sennonché il risparmiatore, al di là degli specifici focus, rimarca un altro aspetto. Il rialzo dei tassi ad opera delle banche centrali, unitamente all’incertezza geopolitica, ha indotto la frenata di diverse economie. Dal che le imprese hanno messo in stand by gli investimenti e, questo, rischia di incidere negativamente sullo sviluppo di St. La società, sul tema in oggetto, invita ad un’analisi articolata, guardando ai suoi mercati finali. Dapprima, il settore industriale. Qui la domanda più debole - è l’indicazione- ha indotto l’incremento delle scorte. Di conseguenza - dice St - l’industrial è contraddistinto da una dinamica negativa sia nell’attuale trimestre che nel primo quarter del 2024. L’automotive invece - afferma sempre il gruppo - è solido. Tanto che l’attuale portafoglio ordini già copre sostanzialmente l’intero prossimo esercizio. Infine: la Personal electronics. Questa, secondo St, ha toccato il livello più basso nel terzo e quarto trimestre del 2023. Nel 2024, invece, dovrebbe esserci la ripresa. Al di là di ciò, STMicroelectronics vede, nel prossimo anno, un mercato di transizione e in leggera crescita.

Ciò considerato, e sempre con riferimento al rialzo dei tassi, è possibile un’ulteriore obiezione: può esserci un impatto sulla struttura finanziaria della società. St rigetta la questione. Il debito, viene ricordato, è costituito essenzialmente dal bond convertibile (senza interessi) e da linee di credito a tassi agevolati con la Banca europea degli investimenti. Non solo. Il gruppo, è l’indicazione, ha circa 5 miliardi di cassa. Liquidità che viene investita. Un’operatività la quale, al 30/9/2023, ha consentito di avere un Net interest income (differenza da redditività finanziaria e oneri finanziari, ndr) positivo per 44 milioni.

In un simile contesto il titolo, da inizio anno, è in aumento di oltre il 30% a Piazza Affari (chiusura al 29/11/2023). Il rapporto tra prezzo ed utili prospettico sul 2023, secondo il terminale Bloomberg, è invece di 11 volte. Quello sul 2024 è stimato sul livello di 11,78 volte.

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