STMicroelectronics, la sfida è su ricerca e nuovi materiali
Il gruppo dei semiconduttori nel 2020 prevede 1,5-1,6 miliardi di dollari d’investimenti nella ricerca e sviluppo. Il rischio della crisi Usa-Cina: la società, in quanto realtà europea indipendente, dice di poter gestire la situazione
di Vittorio Carlini
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Da una parte il continuo impegno nella ricerca e sviluppo, anche per fronteggiare la concorrenza. Dall’altra la volontà d’incrementare la digitalizzazione nei processi di produzione. Sono tra le priorità di STMicroelectronics (St) a sostegno del business.
Innovazione e sviluppo
A ben vedere il gruppo dei semiconduttori, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici finanziari, per il suo stesso oggetto sociale è giocoforza impegnato sulla ricerca. Un focus che, anche e soprattutto in questo periodo di crisi, viene rimarcato dall’azienda. In tal senso nel 2020 le spese in R&D sono previste a 1,5-1,6 miliardi di dollari. La cifra dovrebbe rappresentare il 15-16% dei ricavi. Vale a dire una percentuale in linea con la media storica del gruppo.
Si tratta di un impegno che, da un lato, è in larga parte indirizzato nel disegno e sviluppo di prodotti; e, dall’altro, punta alla definizione di tecnologie innovative e all’uso di nuovi materiali. Proprio rispetto a quest’ultimo tema può ricordarsi il focus sul nitruro di gallio. Il semiconduttore è migliore rispetto al silicio, ad esempio nell’efficienza energetica, per le applicazioni a media-alta potenza. Tuttavia ci sono delle difficoltà nel momento in cui, da piccole quantitatà, si passa alla produzione in larga scala. La sfida è migliorare e arrivare alla industrializzazione su larghi volumi del materiale in oggetto.
Più digitale nei processi
Ma non è solo una questione di nuove tecnologie e ricerca. Altro focus di St è sul maggiore efficientamento dei processi gestionali e di produzione. Qui il gruppo ha messo sul piatto circa 100 milioni di dollari per coordinare e realizzare diversi interventi. Ad esempio si punta a digitalizzare maggiormente la filiera produttiva: dalla ricezione dell’ordine al suo invio alla fabbrica fino alla evasione del medesimo. Non solo. Altro fronte è quello della raccolta e analisi dei dati “generati” nella stessa fase produttiva in fabbrica (i cosiddetti manufacturing data analitics). Qui l’obiettivo, grazie alle stesse soluzioni d’intelligenza artificiale, è sfruttare l’imponente mole d’informazioni per migliorare, anche qualitativamente, processi e prodotti. Una condizione che, aumentando efficienza e flessibilità, consente di gestire meglio l’eventuale volatilità della domanda. Soprattutto in periodi di crisi come quello che attualmente caratterizza l’economia globale.
La battaglia tecnologica...
Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complessa. Il risparmiatore ricorda che la Cina è un mercato rilevante per i gruppi dei semiconduttori, compresa St (la quale, ad esempio, nel settore dell’auto ha delle partnership con aziende locali). Ebbene il timore è che la battaglia per la supremazia tecnologica tra Washington e Pechino possa, al di là dell’ormai noto tema con un cliente cinese, impattare sullo sviluppo del business di un gruppo “Occidentale” come la multinazionale italo-francese. La società, pure conscia del contesto, si dice pronta a gestire la situazione. L’azienda sottolinea il suo essere una realtà europea indipendente. Una caratteristica che le consente di essere considerata neutrale rispetto alla disputa in atto. In tal senso il gruppo ricorda che alcuni suoi prodotti sono realizzati in Europa, lavorati in Cina e poi venduti negli Usa. Ebbene: proprio la predominanza del contenuto Europeo in queste soluzioni, è l’indicazione, ha consentito che venissero esentate dai dazi Usa legati alla “Trade war”. Non solo. La multinazionale rammenta che la sua caratteristica d’indipendenza le permette, ad esempio nel settore dei microcontrollori, di acquisire quote di mercato nella stessa Cina.



