Lettera al risparmiatore

STMicroelectronics, la sfida è su ricerca e nuovi materiali

Il gruppo dei semiconduttori nel 2020 prevede 1,5-1,6 miliardi di dollari d’investimenti nella ricerca e sviluppo. Il rischio della crisi Usa-Cina: la società, in quanto realtà europea indipendente, dice di poter gestire la situazione

di Vittorio Carlini

(Imagoeconomica)

6' min read

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Da una parte il continuo impegno nella ricerca e sviluppo, anche per fronteggiare la concorrenza. Dall’altra la volontà d’incrementare la digitalizzazione nei processi di produzione. Sono tra le priorità di STMicroelectronics (St) a sostegno del business.

Innovazione e sviluppo

A ben vedere il gruppo dei semiconduttori, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici finanziari, per il suo stesso oggetto sociale è giocoforza impegnato sulla ricerca. Un focus che, anche e soprattutto in questo periodo di crisi, viene rimarcato dall’azienda. In tal senso nel 2020 le spese in R&D sono previste a 1,5-1,6 miliardi di dollari. La cifra dovrebbe rappresentare il 15-16% dei ricavi. Vale a dire una percentuale in linea con la media storica del gruppo.

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Si tratta di un impegno che, da un lato, è in larga parte indirizzato nel disegno e sviluppo di prodotti; e, dall’altro, punta alla definizione di tecnologie innovative e all’uso di nuovi materiali. Proprio rispetto a quest’ultimo tema può ricordarsi il focus sul nitruro di gallio. Il semiconduttore è migliore rispetto al silicio, ad esempio nell’efficienza energetica, per le applicazioni a media-alta potenza. Tuttavia ci sono delle difficoltà nel momento in cui, da piccole quantitatà, si passa alla produzione in larga scala. La sfida è migliorare e arrivare alla industrializzazione su larghi volumi del materiale in oggetto.

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Più digitale nei processi

Ma non è solo una questione di nuove tecnologie e ricerca. Altro focus di St è sul maggiore efficientamento dei processi gestionali e di produzione. Qui il gruppo ha messo sul piatto circa 100 milioni di dollari per coordinare e realizzare diversi interventi. Ad esempio si punta a digitalizzare maggiormente la filiera produttiva: dalla ricezione dell’ordine al suo invio alla fabbrica fino alla evasione del medesimo. Non solo. Altro fronte è quello della raccolta e analisi dei dati “generati” nella stessa fase produttiva in fabbrica (i cosiddetti manufacturing data analitics). Qui l’obiettivo, grazie alle stesse soluzioni d’intelligenza artificiale, è sfruttare l’imponente mole d’informazioni per migliorare, anche qualitativamente, processi e prodotti. Una condizione che, aumentando efficienza e flessibilità, consente di gestire meglio l’eventuale volatilità della domanda. Soprattutto in periodi di crisi come quello che attualmente caratterizza l’economia globale.

LE SPESE OPERATIVE NETTE

Dati in milioni di dollari

LE SPESE OPERATIVE NETTE

La battaglia tecnologica...

Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complessa. Il risparmiatore ricorda che la Cina è un mercato rilevante per i gruppi dei semiconduttori, compresa St (la quale, ad esempio, nel settore dell’auto ha delle partnership con aziende locali). Ebbene il timore è che la battaglia per la supremazia tecnologica tra Washington e Pechino possa, al di là dell’ormai noto tema con un cliente cinese, impattare sullo sviluppo del business di un gruppo “Occidentale” come la multinazionale italo-francese. La società, pure conscia del contesto, si dice pronta a gestire la situazione. L’azienda sottolinea il suo essere una realtà europea indipendente. Una caratteristica che le consente di essere considerata neutrale rispetto alla disputa in atto. In tal senso il gruppo ricorda che alcuni suoi prodotti sono realizzati in Europa, lavorati in Cina e poi venduti negli Usa. Ebbene: proprio la predominanza del contenuto Europeo in queste soluzioni, è l’indicazione, ha consentito che venissero esentate dai dazi Usa legati alla “Trade war”. Non solo. La multinazionale rammenta che la sua caratteristica d’indipendenza le permette, ad esempio nel settore dei microcontrollori, di acquisire quote di mercato nella stessa Cina.

...e le supply chain globali

Ciò detto, però, può ulteriormente obiettarsi che, sempre con riferimento alla caratteristica mondiale del business dei microchip, la pandemia rischia di “spezzare” le supply chain globali. Il che può rappresentare un problema per aziende quali STMicroelectronics. Il gruppo, pure consapevole della valenza globale del settore, nuovamente non condivide la preoccupazione. Non esiste, viene spiegato, allo stato attuale alcuna difficoltà dell’azienda su questo fronte. Nei momenti di maggiori problematicità legati ai lockdown di marzo, ricorda sempre St, le sue fabbriche sono peraltro rimaste aperte.

LA DINAMICA DEL FREE CASH FLOW

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L’automotive

Fin qua alcune suggestioni su priorità e possibili problematiche operative. Qual è, però, il trend del business rispetto ai mercati finali di sbocco? Tra gli altri va ricordato il mondo dell’automotive. Qui i driver di fondo sono due: la digitalizzazione e l’elettrificazione dei veicoli. Riguardo al primo può dirsi, da un lato, che i prodotti hi-tech di St sono già presenti (ad esempio nella guida automatica ed assistita); e, dall’altro, che una spinta al business arriverà dal 5G. Con riferimento, invece, al secondo trend il gruppo vanta molteplici soluzioni. Tra le altre quella basata sul carburo di silicio. Cioè una tecnologia, usata ad esempio negli inverter (trasformatori di corrente continua in alternata) per i motori elettrici, che consente a parità di prestazioni un notevole risparmio energetico. Insomma: St punta a sfruttare la trasformazione in atto della mobilità.

Sennonché, proprio riguardo alla mobilità, in diversi ipotizzano che, dopo la pandemia, l’uso dell’auto possa diminuire e indurre, al di là della contrazione nel 2020, il calo delle immatricolazioni. Il che è un rischio strategico che può impattare St. La società rigetta il dubbio. In primis perchè, è la convinzione, la mobilità resterà essenziale. E poi perchè da un lato, l’elettrificazione unita alla digitalizzazione incrementa la percentuale di elettronica esistente nel veicolo; e, dall’altro, la stessa elettronica sarà sempre più presente sui diversi mezzi di trasporto. Un mix di dinamiche, conclude l’azienda, che potrà più che controbilanciare, al di là del contesto attuale, l’ipotetica diminuzione dei volumi in futuro.

Il settore industriale

Dall’automotive all’industria. In quest’area tra i vari focus, unitamente all’automazione, c’è l’Internet delle cose. La sempre maggiore connessione e dialogo tra le macchine crea la domanda per i prodotti di St: dai microcontrollori agli analogici fino ai sensori. Rispetto, invece, alla “Personal electronics” il focus, in primis, è sui prodotti più specifici, co-sviluppati insieme al cliente (ad esempio il riconoscimento facciale negli smartphone). Poi ci sono le applicazioni, sempre per cellulari, specifiche ma standardizzate (Mems per le fotocamere). Infine è rilevante il mondo degli accessori: qui la tecnologia di St è presente, ad esempio, nelle ricariche wireless per i vari device.

Le telecomunicazioni

Differente, invece, l’approccio nel “Comnunications equipment”. In questo caso non c’è la fornitura di soluzioni hi-tech trasversale e ad ampio raggio. Al contrario viene fatta selezione. Così, oltre all’opportunità del 5G, può tra le altre cose ricordarsi, seppure non ancora significativo a livello di ricavi, lo sforzo sulle tecnologie legate ai satelliti artificiali che ruotano su orbite basse. Costellazioni che vengono sfruttate, ad esempio, per la connessione Internet. E rispetto al “Computer & Pheripherals”? Qui, va ricordato, la spinta al telelavoro legato al Covid 19 ha aiutato il business in quanto St è presente, ad esempio, nel settore delle stampanti.

Il bilancio

Ciò considerato il risparmiatore, ovviamente, guarda alla dinamica dei conti. Nel terzo trimestre del 2020 i ricavi netti di STMicroelectronics sono stati di 2,67 miliardi di dollari, in rialzo del 4,4% anno su anno. Il numero, superiore alle stime indicate dalla stessa società, è stato apprezzato dal mercato. Scendendo, poi, lungo le voci di conto economico si trova che il reddito operativo è invece diminuito del 2,0% . Mentre il margine operativo è calato al 12,3% dei ricavi netti, rispetto al 13,1% di un anno prima. Di là dai numeri di conto economico è, però, interessante guardare ad un altro indicatore che segnala lo stato del business: il tasso di saturazione degli impianti. Questo, attualmente, è intorno all’82%. Un valore che, visto anche il contesto, può considerarsi valido. Ciò detto, tuttavia, va ricordato che la stessa azienda ha sottolineato come l’indicatore non sia omogeneo tra gli impianti. Uno squilibrio che, è l’indicazione, dovrebbe proseguire per qualche trimestre.

LA STORIA DELLA POSIZIONE FINANZIARIA NETTA

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A fronte di un simile contesto la guidance societaria, riguardo all’ultimo quarter dell’anno, a valori intermedi prevede: da un lato ricavi netti per 2,99 miliardi di dollari, pari a un aumento del 12,0% su base sequenziale, più o meno 350 punti base; dall’altro il margine lordo intorno al 38,5%, più o meno 200 punti base. Per l’intero 2020, invece, i ricavi netti dovrebbero essere intorno a 9,97 miliardi di dollari come valore intermedio (+4,3% rispetto al 2019) con la performance del margine operativo a doppia cifra.

DOMANDE & RISPOSTE

Quali sono i Capex previsti nel 2020?
Nel 2020 gi investimenti in conto capitale dovrebbero assestarsi intorno a 1,2 miliardi di dollari. Questi esborsi, per la maggiore parte (700-750 milioni), sono appannaggio dell’attività di incremento della capacità produttiva e del mix. Il resto è indirizzato verso la manutenzione e nuove tecnologie. Va peraltro ricordato che St sta realizzando un importante impianto produttivo a Segrate, vicino a Milano

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