Parlamento

Stop all’affido condiviso per il genitore violento: la proposta Cesa-Binetti per riformare la legge 54

Assegnato alla commissione giustizia della Camera un nuovo provvedimento a tutela dei minori. Il leader Udc: “Ora un tavolo con tutte le forze politiche”

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Un solo articolo, un solo principio: l'affido esclusivo dei minori a uno dei due genitori, nel caso in cui l'altro abbia commesso reati gravi contro l'assistenza familiare, contro la vita e l'incolumità personale o contro la libertà personale, in danno dell'altro genitore o dei figli, anche quando i delitti siano stati solo tentati. Chiaro il presupposto, che sembrerebbe scontato ma non lo è affatto: un genitore violento non può essere un buon genitore. Troppo spesso invece nei tribunali civili la violenza è del tutto ignorata e quando vista derubricata a conflitto tra madre e padre.

Una proposta di legge per modificare le norme sull'affido condiviso

A depositare alla Camera una proposta di legge (C 2227) che modifica la 54/2006, scardinando l'assioma della bigenitorialità quasi a ogni costo, è stato il deputato Lorenzo Cesa (Noi Moderati-Udc) che lo ha illustrato alla stampa venerdì 14 marzo. Il provvedimento interviene sul Codice civile rivedendo gli articoli 337-quater e 337-quinquies e stabilendo che nei casi in cui uno dei due genitori abbia messo in atto condotte riconducibili alla violenza fisica, psicologica o sessuale perda la responsabilità genitoriale che sarà garantita in via esclusiva all'altro genitore. È inoltre previsto che soltanto in caso di assoluzione per non aver commesso il fatto o perché il fatto non costituisce reato il tribunale possa valutare il ripristino della responsabilità genitoriale in capo al genitore che la abbia persa. “Nel nostro Paese - ricorda il segretario Udc - negli ultimi 5 anni, secondo i dati di Save the Children, 427 mila minori hanno vissuto in contesti familiari violenti, e sono state circa 14 mila le richieste di intervento per presunte violenze domestiche e 2200 bambini lo scorso anno hanno subito maltrattamenti: di fronte a questi numeri non si può più stare a guardare”. Concorda Paola Binetti, già senatrice Udc e sostenitrice della proposta: “Noi difendiamo la famiglia come luogo ideale per la crescita dei bambini, ma quando ci troviamo davanti a una situazione di violenza che va oltre la naturale conflittualità dobbiamo essere consapevoli delle conseguenze molto gravi subite dai figli: per questo proprio a tutela della famiglia e delle nuove generazioni abbiamo sentito il bisogno di intervenire sulla legge 54 del 2006”.

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Violenze in aumento

Che i maltrattamenti siano in crescita è testimoniato dagli ultimi dati della Criminalpol: +35% dal 2019 al 2024, e oltre l'80% le vittime sono le madri. Una violenza vicaria che coinvolge i figli e determina condizioni di grave sofferenza. Per questo la proposta di legge ha previsto un automatismo che fa scattare l'affido esclusivo in alcune ipotesi di particolare gravità in cui siano adottati, nei confronti di un genitore, provvedimenti che comportano una presunzione assoluta della sua non idoneità ad essere affidatario dei figli. Si va dagli ordini di protezione di cui all'articolo 342-bis del Codice civile alle richieste di rinvio a giudizio ai sensi dell'articolo 416 del Codice di procedura penale, dalla citazione diretta a giudizio di cui all'articolo 550 del Codice di procedura penale ai i provvedimenti di limitazione della responsabilità genitoriale adottati ai sensi dell'articolo 333 del Codice civile. Nei casi di rinvio a giudizio o di citazione diretta, si prevede l'affidamento esclusivo dei figli a uno dei genitori quando si tratti di delitti contro l'assistenza familiare, contro la vita e l'incolumità personale o contro la libertà personale, consumati o tentati in danno dell'altro genitore o dei figli. Anche nei casi in cui opera il meccanismo automatico per l'affidamento esclusivo è comunque prevista la possibilità per il giudice di disporre, a determinate condizioni e previo ascolto del minore, idonee modalità di frequentazione tra il genitore e il figlio minore. “La Convenzione di Istanbul ci insegna che la violenza contro le donne costituisce una violazione dei diritti umani ed una gravissima forma di discriminazione - ha detto l'avvocata Marina Marconato -. Questa proposta di legge è in grado di polverizzare le distorsioni che purtroppo imperversano nella maggior parte delle aule di giustizia civili del nostro Paese perché un genitore violento è un criminale e non un genitore conflittuale”. Secondo la legale esperta di violenza di genere “la conflittualità presuppone due genitori che hanno la stessa posizione di potere, si fanno la guerra reciprocamente mentre nella violenza appare l'opposto, dove c'è violenza non c'è conflittualità perché c'è il dominio di un soggetto, di un genitore sull'altro che spesso direttamente o indirettamente mediante la violenza assistita abusa anche dei figli minori”.

Le garanzie sull'affidamento

Nella proposta di legge è previsto anche un meccanismo di garanzia che ripristina immediatamente l'affidamento condiviso (articolo 337-quinquies del Codice civile) quando vengono meno i presupposti in base ai quali è stato disposto la custodia esclusiva, come la revoca dell'ordine di protezione o dei provvedimenti ai sensi dell'articolo 333 del Codice civile, oppure sentenza di non luogo a procedere o di assoluzione per non aver commesso il fatto o perché il fatto non costituisce reato. Resta inalterata la facoltà del giudice di disporre l'affido esclusivo già previsto dall'articolo 337-quater, primo comma, del Codice civile qualora ritenga, motivatamente, che l'affido condiviso sia contrario all'interesse del minore, previsione generale che consente al giudice di valutare tutte le ulteriori ipotesi di eventuale pregiudizio per il minore che non rientrano nella casistica per la quale si applica il meccanismo automatico previsto dalla proposta di legge. “Chi sostiene che questa è una proposta di legge contro i padri lo fa in modo assolutamente strumentale - ha detto Simona Petrozzi, presidente di Confcommercio Terziario Donna Roma -. Noi non siamo contro i padri, ma siamo tutti contro la violenza; io rappresento le donne che lavorano, le libere professioniste, le imprenditrici e vi dico che la legge 54/2006 ha impoverito le donne, la narrativa sulle arpie che lucrano sulle separazioni non corrisponde alla realtà da almeno venti anni. Anzi, spesso le donne si trovano sole ad affrontare spese giudiziarie e violenza economica”. Lo ha confermato Raffaele Focaroli, già giudice onorario del Tribunale dei minori di Roma ed educatore: “Nei percorsi processuali spesso accade che il soggetto violento conserva la responsabilità genitoriale e anche in modo esclusivo, quindi le donne si ritrovano non solo nelle condizioni di subire quotidianamente violenza ma anche di perdere la custodia dei bambini: non lo possiamo più permettere.

Il grande business della Pas

Sullo sfondo spesso utilizzato come grimaldello per ribaltare la rappresentazione della violenza nei tribunali c'è il ricorso al costrutto ascientifico dell'alienzione parentale. Nonostante le molte pronunce della Cassazione, la Pas non esce di scena. “Non si è voluto scardinarla - ha aggiunto Marconato - perché si tratta di un grande business e noi intendiamo farlo cessare”. Il progetto di legge è depositato e assegnato alla Commissione giustizia della Camera ma per farlo camminare velocemente verso l'approvazione serve uno slancio a più mani. Per questo Cesa ha chiesto l'istituzione di un tavolo con tutte le forze politiche “perché un argomento così importante non può essere appannagio di un solo partito”.

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