Cassazione

Stop all’insalata con i pesticidi: per i supermercati obbligo di controlli a campione

L’adozione del piano di autocontrollo, il cosiddetto Hacpp, non basta per escludere il reato di immissione in commercio di prodotti con residui dannosi di insetticidi

di Patrizia Maciocchi

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Il gestore del supermercato e il direttore delle vendite rispondono per il reato di immissione in commercio di insalata dannosa per il consumatore a causa dell’elevato contenuto di pesticici. Una responsabilità che non può essere esclusa solo grazie all’adozione del sistema di autocontrollo Hacpp (Hazard analysis and critical control points) sulla tracciabilità della filiera. L’obiettivo è, infatti, quello di immettere sul mercato dei prodotti che non siano dannosi per il consumatore come avviene quando i residui di fitosanitari su frutta e verdura venduta sfusa, sono sopra la soglia tollerata.

Gli obblighi della grande distribuzione

La Cassazione, respinge dunque il ricorso contro la condanna per l’immissione in commercio di insalata lattuga trocadero, che conteneva il “formentanate cloridrato”, un insetticida, in una quantità che sforava i limiti di legge. Non passa la tesi della difesa secondo la quale la grande distribuzione avrebbe fatto quanto era suo dovere, ovvero garantire la tracciabilità dei prodotti, accertare la loro conformità alla legislazione alimentare, rispettare i requisiti di igiene e Haccp, ritirare o richiamare i prodotti a rischio e cooperare con l’autorità di controllo. Mentre le verifiche sui residui dei fitosanitari, spetterebbero - sempre secondo i ricorrenti - in base a quanto stabilito dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Regolamento Cee 178/2002) agli organi competenti e ai produttori agricoli come privati. Una lettura dalla quale la Suprema corte si dissocia con una lunga e argomentata sentenza, a difesa della salute dei consumatori.

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Gli insetticidi

La Cassazione esclude che la mera esistenza di un piano di controllo sia sufficiente ad esentare dalla responsabilità la società e il responsabile del punto vendita del prodotto alimentare sfuso. E precisa che eseguire controlli a campione, non è una mera possibilità, ma un dovere. In un contesto in cui non è difficile, come nel caso esaminato, che siano messi in commercio alimenti che contengono «residui di prodotti, usati in agricoltura, per la protezione delle piante e a difesa della sostanze alimentari immagazinate, tossici per l’uomo», è evidente che un cattivo rispetto del piano di autocontrollo non basta. Per la Cassazione non è dunque facoltativo fare controlli a campione, ma diventa un obbligo se il titolare e il direttore del supermercato, vogliono evitare di essere condannati per aver commercializzato prodotti nocivi per la salute. L’obiettivo è, infatti, garantire che sul banco ci siano cibi igienici e a norma.

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