Stop alla pubblicazione delle ordinanze di custodia cautelare, ovvero come guarire un male con la medicina sbagliata
Approvata dalla Camera una norma che vieta di pubblicare, in tutto o in parte, le ordinanze finché non siano concluse le indagini preliminari o l'udienza preliminare. Ecco perchè si è deciso di intervenire su una questione cruciale per la libertà di stampa e perchè questo intervento avrebbe un sicuro effetto negativo
di Carlo Melzi d'Eril e Giulio Enea Vigevani
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Il 19 dicembre, la Camera ha approvato una norma che vieta di pubblicare, in tutto o in parte, le ordinanze di custodia cautelare. Alcuni giornalisti l’hanno subito battezzata, con un’espressione invero abusata, “legge bavaglio”. Da varie parti della politica si è invece brindato a un principio di civiltà, che salvaguarderebbe l’indagato da linciaggi mediatici.
Come spesso accade, le semplificazioni non aiutano a capire e dunque cerchiamo di comprendere come mai si è deciso di intervenire su una questione cruciale per la libertà di stampa, i diritti degli indagati e, più in generale, il controllo da parte dei media del potere giudiziario.
Norma inserita nella legge di delegazione europea
Occorre iniziare dal disegno di legge in cui è stata “infilata” questa nuova norma, la legge di delegazione europea. Si tratta di quel provvedimento, approvato ciclicamente, con cui il Parlamento delega il Governo a recepire le regole prodotte dall’Unione, specie per dare attuazione alle direttive in scadenza; un testo ampio e composito, che con certezza passa l’esame dell’aula. Oramai quasi per prassi, inoltre, il secondo ramo del Parlamento si limita a ratificare il testo approvato dal primo, senza mutare una virgola.
In questo quadro, un parlamentare di Azione, che un anno fa aveva presentato un disegno di legge in materia rimasto nei cassetti di Monte Citorio, ha approfittato delle divisioni della maggioranza sul punto per inserire un ulteriore criterio, non previsto nel testo originario: il divieto di pubblicazione integrale o per estratto dell’ordinanza di custodia cautelare finché non siano concluse le indagini preliminari o l’udienza preliminare. Tale introduzione, stando ai proponenti, garantirebbe una migliore attuazione della direttiva del 2016 sulla presunzione di innocenza, e integrerebbe il d.lgs. n. 188 del 2021 di attuazione della menzionata direttiva.
Gli effetti concreti del divieto
Quale sarà l’effetto concreto di questa nuova norma? Nel brevissimo periodo nessuno: l’approvazione non cambierà immediatamente le regole di pubblicazione delle ordinanze, ma consentirà al Governo di varare entro sei mesi un decreto legislativo in linea con il principio in questione. E, poiché quest’ultimo è abbastanza preciso, possiamo pronosticare quale sarà il regime presto in vigore.



