La leadership mondiale fra Usa e Cina? Si gioca sulla Luna
di Patrizia Caraveo
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Per la strage di migranti sulla spiaggia di Cutro s’indaga sulla catena di presunti errori ed omissioni di Guardia di finanza e Guardia costiera. Relazioni di servizio, brogliacci e tutte le comunicazioni intercorse tra i due organismi, compresa l’ultima una decina di minuti prima dello schianto, saranno oggetto dell’analisi della Procura di Crotone. I pm hanno aperto un altro fascicolo per far luce su quanto accaduto nella notte tra sabato e domenica prima che un barcone finisse su una secca a 100 metri dalla spiaggia di Cutro provocando la morte di 68 migranti e un numero imprecisato di dispersi.
Il fascicolo è al momento senza ipotesi di reato e contro ignoti ma i magistrati hanno delegato i Carabinieri ad acquisire gli atti proprio per verificare se vi siano state falle penalmente rilevanti nella catena dei soccorsi nelle ore antecedenti il naufragio. Una decisione in parte attesa, visto che sin dal giorno successivo alla tragedia il procuratore di Crotone Giuseppe Capoccia aveva affermato che sarebbe stato analizzato anche tutto quanto ha riguardato le forze a vario titolo intervenute nella vicenda.
Nell’inchiesta finiranno tutte le varie segnalazioni di quella notte, a cominciare da quella dell’aereo Frontex che alle 22.26 di sabato 25 avvista un natante a circa 40 miglia dalla costa calabrese che «risultava navigare regolarmente, a 6 nodi e in buone condizioni di galleggiabilità, con solo una persona visibile sulla coperta» e segnalando che vi potessero essere «possibili altre persone sotto coperta».
La segnalazione, inviata alle 23.03, è indirizzata all’Icc, il punto di contatto nazionale interforze per l’attività di law enforcement e, per conoscenza, anche ad altri destinatari tra i quali il centro di coordinamento marittimo della nazionale della Guardia costiera (Imrcc) e la centrale operativa della Guardia di finanza. In seguito a quella comunicazione, attorno a mezzanotte due unità della Guardia di finanza escono, una da Crotone ed una da Taranto, «per intercettare l’imbarcazione».
Un’attività, appunto, di law enforcement e cioè di polizia e non di soccorso, anche perché nessuno ha ricevuto una richiesta di aiuto, né da parte dei migranti a bordo né da loro familiari, come solitamente avviene in questi casi. Una mancanza di comunicazione - è emerso dalle testimonianze dei superstiti - dovuta alla volontà degli scafisti di non farsi intercettare. Qualora vi fosse stato, o comunque fosse stato dichiarato l’evento Sar, le regole di ingaggio della Guardia costiera prevedono l’intervento, anche in presenza di dati non certi. Ma nel caso del barcone, l’evento Sar non è stato mai dichiarato. Le due unità delle fiamme gialle sono poi costrette a rientrare a causa del mare mosso - forza 4 - che non consente loro di raggiungere l’obiettivo. Usciranno una seconda volta, verso le 2, 2.30, ma sempre senza riuscire ad intercettare l’imbarcazione segnalata da Frontex.