Stretta sugli istituti, credito a rischio: servono moratorie e stabilità normativa
«Per la resilienza di fronte alle tante sfide della grave crisi in atto e per sostenere la ripresa dello sviluppo e dell’occupazione, le banche hanno bisogno innanzitutto di una stabilità anche prospettica delle normative europee e nazionali»
di Antonio Patuelli* e Giovanni Sabatini**
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Aumentano le preoccupazioni per l’avvenire e le raccomandazioni alla lungimirante prudenza che vengono alle banche da parte delle Autorità di Vigilanza europee e italiane in una fase di alta inflazione e di crescita dei rischi di credito, operativi e di mercato per le banche e più in generale dei rischi per la stabilità finanziaria.
Non bisogna, infatti, illudersi che il positivo incremento dello 0,5% del Pil in Italia nel terzo trimestre di quest’anno possa ripetersi nei prossimi trimestri, poiché esso è dipeso soprattutto dalla ripresa del turismo dopo i terribili anni della pandemia e da un clima estivo lunghissimo, addirittura da maggio ai primi di novembre.
Peraltro la Nadef, la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, appena approvata dal Governo italiano, prevede per il 2023 un incremento del Pil annuo solo dello 0,3%.
I recenti rialzi dei tassi d’interesse anche della Bce, più limitati e tardivi rispetto a quelli di quasi tutto il resto del mondo, favoriscono parzialmente i recuperi dei ricavi e della redditività delle banche (per i prestiti a tasso fisso nulla, invece, cambia), ma le penalizzano, con forti minusvalenze patrimoniali, per i titoli da esse detenuti e per i crescenti rischi di crisi di imprese affidate con prestiti, con conseguenti necessità di cospicui accantonamenti e rafforzamenti patrimoniali per le banche, come sollecitano ora le autorità di Vigilanza.
Peraltro il più recente aumento dei tassi della Bce è stato accompagnato, in modo inedito e addirittura retroattivo, dal penalizzante cambiamento delle condizioni dei finanziamenti della Bce alle banche, rendendoli più onerosi per esse.

