Atti investigativi

Arresti, la Camera approva la stretta alla pubblicazione delle ordinanze cautelari

La Camera ha votato lo stop alla pubblicazione delle ordinanze di custodia cautelare fino al termine delle indagini preliminari oppure fino alla conclusione dell’udienza preliminare

di Giovanni Negri

(IMAGOECONOMICA)

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Stop alla pubblicazione delle ordinanze di custodia cautelare fino al termine delle indagini preliminari oppure fino alla conclusione dell’udienza preliminare. È stato premiato dal voto della Camera ieri sera il blitz di Enrico Costa di Azione, con il quale, ancorandosi alla disciplina sulla presunzione d’innocenza, è stata spostata nettamente in avanti la soglia di legittima pubblicazione degli atti investigativi, intercettazioni comprese, più frequentemente utilizzati dalla cronaca giudiziaria. Nei fatti si tratta di un emendamento alla legge di delegazione comunitaria che l’Aula ha approvato a larghissima maggioranza, 160 sì (compresi i voti delle opposizioni di Azione e Italia Viva) e 70 no, dopo che il ministero della Giustizia, spiazzato dalla mossa di Costa e inizialmente contrario, aveva dato parere favorevole a una riformulazione del testo.

Di sicuro ha molto pesato il timore del Governo di potere andare sotto in un voto segreto, su una materia a elevato tasso di tensioni anche all’interno della stessa maggioranza, visto che da Forza Italia si erano moltiplicate nelle ultime ore le dichiarazioni a favore della stretta sull’informazione.

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Buon precedente del resto era stato il percorso di conversione del decreto legge con il quale quest’estate il Governo aveva allargato la possibilità di effettuare intercettazioni sui reati collegati alla mafia: il Parlamento, a parziale compensazione, aveva introdotto una serie di misure restrittive, limitando per esempio gli ascolti “a strascico”.

Gli effetti tuttavia non saranno immediati: la legge, una volta approvata anche dal Senato, mette infatti l’attuazione della delega nelle mani del Governo che avrà 6 mesi di tempo per recepirne le indicazioni in un coerente decreto legislativo.

«Una nuova legge bavaglio» attaccano durissimi i 5 Stelle che, in una nota diffusa subito dopo il voto, sottolineano come «l’emendamento di Azione che intende impedire la pubblicazione integrale o per estratto del testo dell’ordinanza di custodia cautelare fino alla conclusione delle indagini preliminari è un altro vergognoso bavaglio che colpisce e umilia il diritto dei cittadini ad essere informati». Di più, «l’informazione è un dovere di chi lavora in quel campo, ma anche un diritto di tutti. Così il governo Meloni e la sua maggioranza allargata ad Azione e Italia Viva ancora una volta dimostrano qual è la loro unica agenda in materia di Giustizia: nascondere o lasciare impunite le malefatte della borghesia mafiosa, dei corrotti, dei comitati d’affari».

Di sicuro l’ordinanza cautelare, il provvedimento con il quale il giudice per le indagini preliminari dispone il carcere o gli arresti domiciliari per la persona indagata, in caso di rischio di ripetizione del reato, di fuga o inquinamento delle prove, costituisce uno snodo cruciale dell’informazione giudiziaria e, più in generale, dell’esercizio del diritto di cronaca.

La pubblicabilità delle ordinanze era stata disposta da ultimo con la legge Orlando di riforma complessiva di tutto il sistema delle intercettazioni. Un’apertura che aveva poi spianato la strada alle decisioni di alcuni Procuratori, come l’allora capo della Procura di Napoli Giovanni Melillo, di rendere accessibili atti d’indagine non più coperti da segreto, a partire proprio dalle ordinanze di custodia cautelare.

Da parte di chi ha proposto l’emendamento e di chi l’ha poi votato si mette invece l’accento sulla necessità di dare concretezza alla disciplina sulla presunzione d’innocenza , in larga parte svuotata di incisività dopo l’approvazione sotto l’amministrazione Cartabia.

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