Stretta sui tassi e deficit costano 84 miliardi in tre anni
Nel 2023-25 la spesa per interessi sarà di 270,2 miliardi contro i 186,1 calcolati nel Def di aprile. Il costo medio all'emissione è al top dal 2013 e quest'anno andranno collocati 510 miliardi
di Gianni Trovati
4' min read
4' min read
Quale è l’anello debole dell’economia europea? «L’Italia», hanno risposto in modo quasi unanime gli esperti interpellati dal Financial Times. Bastano pochi numeri a spiegare le ragioni di tanta concordia, e le motivazioni alla base del pressing crescente che si avverte in Italia contro la prospettiva di un nuovo aumento dei tassi da parte della Bce. I numeri, come sempre, sono quelli del debito pubblico.
L’Italia, spiegano le Linee guida sulla gestione del debito pubblico 2023 preparate dal Tesoro, dovrà emettere nei prossimi 12 mesi titoli a medio-lungo termine fra i 310 e i 320 miliardi. La previsione considera l’erogazione puntuale delle rate attese per il Recovery (i 55 obiettivi del secondo semestre 2022 sono ora sotto l’esame delle autorità comunitarie insieme alla lettera che chiede il via libera alla terza rata Pnrr), senza le quali l’ammontare dei BTp di quest’anno può salire verso i 350 miliardi di euro. Cioè ancora più lontano dai 278 miliardi di euro collocati nel 2022. Considerando anche Bot e altri titoli a breve, il livello massimo delle emissioni definito dalla legge di bilancio si attesta a 510 miliardi: 86 in più dei 424 miliardi totali dell’anno scorso.
La fine del debito gratuito
Il tutto avviene mentre l’era del debito (apparentemente) gratuito si è chiusa definitivamente. I BTp del 2022 hanno registrato un costo medio all’emissione dell’1,71%, cioè oltre 17 volte il minimo storico dello 0,1% (nel 202 era allo 0,59%). Per trovare un livello più alto bisogna risalire al 2,08% del 2013, nell’Italia appena uscita con affanno dalla crisi del debito sovrano che a fine 2011 portò alla crisi del governo Berlusconi e ai provvedimenti d’urgenza avviati dall’esecutivo Monti con l’introduzione dell’Imu, la riforma Fornero delle pensioni e così via.
Questa dinamica ha imposto in questi mesi continui aggiornamenti al rialzo nei calcoli sul peso degli interessi sul nostro bilancio pubblico. Nel 2023-2025, secondo il Def approvato lo scorso aprile dal governo Draghi, l’Italia avrebbe dovuto pagare per interessi 186,066 miliardi. Nelle tabelle allegate alla Legge di bilancio, che poggia anche su oltre 21 miliardi di deficit aggiuntivo rispetto al tendenziale, il conto sullo stesso triennio sale invece a 270,207 miliardi, con un aumento del 45,2% che in termini nominali vale 19,4 miliardi sul 2023, 30 sul 2024 e 34,7 sul 2025.
Scenario inflazionistico e rialzo dei tassi
Per capire la dimensione del problema, e l’entità degli spazi fiscali che si chiudono con la corsa della spesa per interessi, basta considerare che questo costo aggiuntivo vale solo nel 2023 il quadruplo dei fondi stanziati dalla manovra per il taglio al cuneo fiscale, mentre se si guarda al 2024 e al 2025 il rapporto sale rispettivamente a sei e sette volte.

